In paesi come Francia, Spagna e Inghilterra se unopera da realizzare deve durare in media sei anni, due sono dedicati alla programmazione, due alla progettazione e due anni alla realizzazione. Al contrario in Italia ci vorrebbero almeno cinque anni e mezzo per la realizzazione, sei mesi per la progettazione e nessun mese per la programmazione». E partito da questa constatazione Massimo Gallione, vicepresidente vicario con delega ai concorsi e lavori pubblici del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, nel presentare il «Manuale di buona pratica. La programmazione dei lavori pubblici. Il concorso di progettazione», che verrà presentato al congresso nazionale del Cnappc in programma a Palermo dal 7 al 9 febbraio. Lo studio è nato ha analizzato il Codice degli appalti, i due decreti correttivi e il regolamento. Domanda. Quali sono i motivi che hanno portato alla realizzazione del manuale? Risposta. Occupandomi nel Consiglio nazionale di aspetti relativi ai lavori pubblici si fa presto ad accorgersi che in Italia le disfunzioni non sono poche. Quando si confronta il meccanismo italiano con la macchina produttiva e amministrativa di altri paesi dellUnione europea, si vede che le differenze sono tante, anzi troppe. Abbiamo potuto verificare le metodiche di lavoro di paesi come Francia, Germania e Inghilterra, dove la macchina amministrativa funziona bene e si hanno riduzioni di tempi e costi per la realizzazione di opere pubbliche In Italia invece i tempi di produzione sembrano infiniti e altrettanto lo sono i costi, con relativa insoddisfazione da parte degli utenti. D. Analizzando il manuale, viene fuori che è necessario un giusto mix di tempi tra programmazione, progettazione e realizzazione. Quali i vantaggi principali? R. Se la programmazione viene ben fatta, il costo complessivo dellopera pubblica è inferiore a quello che di solito abbiamo in Italia. La programmazione serve proprio a capire quali sono le problematiche del sito, le procedure che bisogna mettere in atto e le tempistiche e i costi che meglio si adattano allopera pubblica. D. In Europa è molto praticato il concorso di proeettazione, che voi sostenete. Perché lo stesso non avviene in Italia? R. La legge europea individua proprio nel concorso di progettazione la massima espressione di concorrenza. E praticato in tutta Europa, molto in Francia, e comunque sempre in percentuali superiori allItalia. In Francia la programmazione dura in media due anni. In Italia è sempre esistita ed è prevista dallarticolo 128 del Codice, ma non viene quasi mai applicata. Da noi sta invece esplodendo la procedura sul prezzo più basso, che ha come unico criterio di valutazione il prezzo. Questo non è plausibile in quanto è antitetico e produce un prodotto che corrisponde ai peggiori standard qualitativi. D. Che tipo di lavoro avete svolto per arrivare ai contenuti del manuale? R. Limportante in Italia è capire come dai principi legislativi dellarticolo 128 si potesse passare ad una pratica amministrativa da dare alle amministrazioni pubbliche. Abbiamo studiato criteri e manualistiche degli altri paesi in questo settore e abbiamo trasferito le esperienze positive di questi paesi alla luce delle norme italiane. Abbiamo chiarito il percorso che può essere considerato dal punto di vista pratico prima degli studi di fattibilità, dei contenuti e delle modalità, e per una miglior comprensione del documento preliminare alla progettazione. Non è solo un libro di principi, ma intende dare indicazioni pratiche e di lavoro, in grado di suggerire i percorsi da scegliere. La seconda parte del libro è dedicata ai concorsi di progettazione, perché in Italia anche in questo settore cè una metodica non delle migliori. I bandi non vengono redatti al meglio e, mancando la programmazione allorigine, i risultati sono spesso deludenti. D. Qual è la vostra opinione sul Codice degli appalti? R. Il Codice ha molti punti poco perfetti. Un problema è dato dal fatto che in Italia ingloba non solo tutti i principi delle legge europea ma è ampliato a tutte le problematiche dei lavori pubblici, come per esempio i sistemi di realizzazione dei lavoro o i collaudi. È stato fatto un lavoro grande, ma senza un confronto con le parti tecniche che ha dato luogo ad una serie di imperfezioni e incomprensioni. Nellambito della direttiva europea, che dava dei principi condivisibili da parte nostra, occorreva andare verso una certificazione delle procedure, cosa che invece non è avvenuta. Sulla qualità del prodotto il Codice non individua strade prioritarie in modo sufficiente e che volta per volta si adattano alle esigenze di un ente pubblico. Le pone tutte sulle stesso piano e, altro aspetto, non tiene sufficientemente conto della qualità complessiva della progettazione dei tempi e dei relativi costi. Dunque non solo non si risolvono i problemi, ma a volte purtroppo vengono complicati. In Italia cè poca attenzione alla progettazione e troppa attenzione agli interessi dei realizzatori. Aspetto che non pone in un sostanziale equilibrio tutte le parti che devono operare nellambito dei lavori pubblici. vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti
Opere senza programmazione, intervista a Massimo Gallione
Il Manuale di buona pratica. La programmazione dei lavori pubblici è stato presentato da Massimo Gallione, vicepresidente vicario con delega ai concorsi e lavori pubblici del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori. L'opera è nata dall'analisi del Codice degli appalti, dei due decreti correttivi e del regolamento. Il manuale mira a fornire indicazioni pratiche e di lavoro per aiutare le amministrazioni pubbliche a migliorare la programmazione dei lavori pubblici. L'autore sostiene che in Italia le disfunzioni sono molte e che il meccanismo amministrativo funziona male, con tempi di produzione infiniti e costi altrettanto alti.
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