Dietro-front sullassegnazione ai venditori di grano cacciati da San Marco in cambio, di licenze per la vendita di souvenirs in altre zone della città, sconfessando lo stesso sindaco. Dopo una riunione di maggioranza e per iniziativa dei Verdi, via libera ieri in Consiglio comunale a una mozione (voto contrario di Cacciari) che rimanda in Commissione la contestata delibera per approfondimenti. La mozione presentata dal consigliere dei Verdi Beppe Caccia, ma appoggiata da molti consiglieri di maggioranza, è passata con 24 voti a favore - con Margherita e Ds schierati con i Verdi e la stessa Rifondazione Comunista favorevole - e 8 voti cotrari, tra cui, accanto a quelli di consiglieri di Forza Italia come Cavaliere e Boraso e del centrodestra, anche quello dello stesso sindaco. Contro il «baratto» - per indurre i venditori a spostarsi dalla Piazza senza troppe storie - si era già espressa la Municipalità di Venezia e la stessa soprintendente veneziana ai Beni Ambientali e architettonici Renata Codello, per non aumentare ulteriormente il commercio in aree pubbliche in un centro storico già intasatissimo. Un consigliere della Municipalità, Marina Dragotto, ha già avviato una raccolta di firme sotto una petizione contro laumento degli spazi per i souvenirs, a cui avevano gia aderito personalità come il presidente della Fondazione Iuav Marino Folin, quello di Arsenale Venezia spa Roberto DAgostino, e quello Immobiliare Veneziana Ezio Micelli, oltre al preside della Facoltà di Design e Arti del1Iuav Marco de Michelis. Ma erano stati soprattutto i Verdi ad annunciare battaglia sulla delibera che contiene la relativa ordinanza di sgombero ieri in Consiglio comunale, presentando un emendamento alla delibera in cui si sostituiva al cambio di licenza per i venditori da grano a souvenirs - un «equo indennizzo», come previsto dalla Legge 241 del 1990. Una linea che - alla fine aveva portato la Giunta e lassessore a rinviare lapprovazione della delibera, per approfondirla e riproporla al voto tra quindici giorni. Ma a questo punto, ieri in Consiglio - nel Municipio di Mestre - il colpo di scena, con lintervento del sindaco che ribadiva che lunica scelta possibile era quella di assegnare ai venditori di grano le nuove licenze per souvenirs e che altre ipotesi non erano possibili perché non ci sono fondi sufficienti nelle casse di Ca Farsetti per pagare gli indennizzi ai venditori di grano. A questo punto si andava al voto sulla mozione presentata dal consigliere Beppe Caccia per i Verdi e la linea del sindaco risultava sconfitta dalla sua stessa maggioranza. A cantare vittoria era lo stesso Caccia. «La maggioranza - spiega - si è convinta a ridiscutere la delibera, rinviandola in Commissione consiliare, anche perché la stessa Avvocatura Civica ha ritenuto ammissibile la procedura dellequo indennizzo, che ora sarà valutata nel dettaglio. Non ha retto neanche lobiezione che rinunciare al cambio di licenza ci avrebbe esposto al rischio di ricorsi al Tar da parte dei venditori di grano allontanati dalla Piazza, perché lo stesso assessore Bortolussi ieri ha spiegato che undici venditori su diciannove si rivolgeranno comunque al Tribunale amministrativo regionale contro lo spostamento». Ma perplessità sul provvedimento erano già emerse anche allinterno della Giunta, perché la possibile assegnazione di nuove licenze di souvenirs in aree come Piazzale Roma o la Stazione di Santa Lucia avrebbe potuto innescare nuovi ricorsi al Tar da parte dei venditori attuali di queste zone, che avrebbero potuto lamentare di essere danneggiati sul piano economico dai nuovi arrivati. Insomma, un pasticcio, che ha indotto la maggioranza a fermarsi per cercare una soluzione condivisa, anche se il tempo stringe, perché, nella sua campagna di ridimensionamento delle colonie di piccioni in città, Ca Farsetti farà scattare dal 30 aprile il divieto di vendita di grano. Quello che non era immaginabile era lisolamento, su di essa, del sindaco Cacciari.