Venne fondato ufficialmente nel 1876, ma ebbe un illustre predecessore: il Gabinetto provinciale naturalistico e industriale L'iniziativa culturale fu portata avanti da un medico condotto alpagoto: Francesco Sandi Grazie a private e generose donazioni di opere d'arte e di reperti archeologici , nel 1876, nel Palazzo dei Giuristi in Piazza Duomo, nacque il museo civico. Non fu quella, però, la prima collezione pubblica di Belluno. Nel 1838, infatti, in piena dominazione austriaca, aprì al pubblico il Gabinetto provinciale naturalistico e industriale. Questo progenitore misconosciuto del civico museo era un'esposizione tecnico-scientifica permanente, ma anche un biglietto da visita del territorio provinciale. A illustrare l'innovativa esperienza, finora poco nota, è stata, qualche giorno fa, Orietta Ceiner, responsabile dell'archivio storico municipale, in una conferenza sul propugnatore del civico museo Osvaldo Monti. Motore dell'illuminata iniziativa culturale fu -lo dicono le carte rintracciate in archivio dalla studiosa- l'alpagoto Alessandro Francesco Sandi, medico condotto prima a Belluno poi a Treviso, dove morì a 55 anni di colera, nel 1849. Egli tentò per primo di compilare una flora bellunese, curando un vasto erbario. Nel 1837 Sandi donò al municipio "la collezione -così la definì- di vegetabili fanerogami frutto della mia occupazione per pressoché tre lustri, e tutti indigeni della nostra Provincia, che ammonta a oltre duemille e cinquecento", proponendosi quale ordinatore d'una più vasta raccolta scientifica e naturalistica provinciale. L'idea piacque all'arciduca viceré Ranieri e al municipio. Il Gabinetto venne accolto nei locali del Seminario, rinnovati nel 1834 dalle consistenti sovvenzioni di papa Gregorio XVI. Il comune provvide agli arredi, mentre Sandi ottenne la direzione onoraria del museo. Al suo erbario si aggiunsero presto molti campioni di minerali e di fossili, la collezione ornitologica di Angelo Doglioni, altri prodotti delle miniere e numerosi oggetti e manufatti delle industrie meccaniche. Accanto a enti e istituzioni pubbliche, tra i donatori si distinsero i chirurghi Pagello e Puppi, l'ingegner Zilli, il chimico e farmacista Bartolomeo Zanon e altri che donarono i loro strumenti professionali. Allora la cultura scientifica poteva contare a Belluno su studiosi autorevoli come Antonio Tomaso Catullo, il medico Pietro Pagello e i soci dell'Accademia scientifico-letteraria degli Anistamici, mentre la vita culturale aveva per protagonisti anche la Compagnia del Casino la Minerva che gestiva l'omonimo locale e il gabinetto di lettura, la Società del Teatro, la Filarmonica di Santa Cecilia e, con funzioni in prevalenza religiose, la Confraternita del Santissimo Sacramento. Nel 1844 la "creatura" del Sandi traslocò al primo piano del nuovo municipio e fu poi guidata da diversi direttori, fino a che le collezioni furono acquisite dal civico museo, che però, per mancanza di spazio, anche oggi non le espone.
Belluno. Viaggio alle origini del civico museo
Il museo civico di Belluno fu fondato ufficialmente nel 1876, ma ebbe un predecessore, il Gabinetto provinciale naturalistico e industriale, fondato nel 1838. Quest'ultimo era un'esposizione tecnico-scientifica permanente che illustrava l'innovativa esperienza del territorio provinciale. Il motore dell'illuminata iniziativa culturale fu l'alpagoto Alessandro Francesco Sandi, medico condotto a Belluno e Treviso, che donò una vasta collezione di vegetabili e altri oggetti scientifici al municipio. Il Gabinetto fu accolto nei locali del Seminario e Sandi ottenne la direzione onoraria del museo.
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