Una collezione di ben 93 reperti risalenti al VII e IV secolo avanti Cristo, provenienti da Puglia e Basilicata, sono stati ritrovati ad Arcugnano pronti per essere collocati nel traffico illecito Un autentico tesoro di reperti archeologici , originari dell'antica Daunia, è stato scoperto e messo al sicuro dalla Guardia di Finanza di Vicenza. I manufatti, novantatre pezzi in tutto, facevano bella mostra di sè in una villa di Arcugnano di proprietà di un ingegnere vicentino in pensione, M.R, che ora è stato denunciato a piede libero per ricettazione. Il professionista, collezionista a sua volta, aveva allestito una sorta di sala espositiva su un enorme tavolo in una sala della sua abitazione a beneficio degli appassionati che, contattati via telematica, potevano prenderne visione. I pezzi, una volta acquistati, sarebbero stati immessi nel circuito clandestino del traffico illegale nazionale e internazionale di reperti archeologici . Ma per arrivare a lunedì scorso, giorno in cui i militari delle Fiamme gialle beriche hanno bussato alla sua porta, ci sono voluti alcuni mesi di indagini particolarmente difficili, come ha avuto modo di spiegare ieri mattina il comandante provinciale Antonio Morelli, che hanno richiesto pazienti appostamenti e pedinamenti visto che i canali attraverso cui passano contatti e informazioni per lo smercio illegale di beni archeologici e opere d'arte, sono gestiti da persone assolutamente insospettabili per posizione sociale e professione. Raro quindi riuscire ad intercettare notizie di questi traffici, ma non impossibile come hanno saputo dimostrare i militari e gli ufficiali della Gdf berica che hanno poi dato seguito alle indagini fino a individuare la villa dell'ingegnere che fungeva anche da "deposito" temporaneo dei preziosi reperti. I pezzi, in ottimo stato tranne una splendida stele che è stata danneggiata da un maldestro intervento di restauro, sono di enorme pregio, come ha successivamente appurato la Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Padova, tanto che per alcuni non è possibile nemmeno fare una stima certa. I seicentomila euro determinati dai funzionari della Sovrintendenza come valore ufficiale, erano comunque destinatin a lievitare sul mercato clandestino tanto da poter superare tranquillamente il milione di euro. Si tratta nella maggior parte di vasi, anfore, crateri, steli funerarie, statuette, portaunguenti, lampade ad olio risalenti all'epoca protoromana, cioè tra il settimo e il quarto secolo avanti Cristo e provengono da scavi clandestini di siti archeologici , nella maggior parte necropoli non solo della Puglia, in provincia di Foggia e di Bari , nella zona appunto dell'antica Daunia, ma anche della Basilicata. I reperti salvati potrebbero essere a breve esposti in una mostra temporanea a Vicenza grazie ai contatti avviati dal comando provinciale della Guardia di Finanza con i responsabili dei musei vicentini con l'obiettivo di valorizzare la collezione sequestrata a beneficio di tutti, e non solo degli appassionati del genere. Paola Masera
VENETO - La Gdf trova e salva un tesoro archeologico
Nella provincia di Vicenza, un'indagine della Guardia di Finanza ha portato alla scoperta di un tesoro archeologico di 93 reperti risalenti al VII e IV secolo a.C. provenienti da Puglia e Basilicata. I reperti, inclusi vasi, anfore, steli funerarie e statuette, erano stati nascosti in una villa di Arcugnano da un ingegnere vicentino in pensione. L'ingegnere, che era anche un collezionista, aveva allestito una sala espositiva per mostrare i reperti ai collezionisti, ma i pezzi sarebbero stati immessi nel circuito clandestino del traffico illegale di reperti archeologici.
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