VENEZIA - Quella foto ricordo con il presidente Galan, il sindaco Cacciari e il Patriarca Scola sorridenti vicino a Pinault per linaugurazione di «Roma e i Barbari» a Palazzo Grassi, non lha digerita. Dice che allAccademia cerano «trecento persone, tutte motivate». Ma Giovanna Nepi Scirè, sovrintendente speciale del Polo museale veneziano e curatrice insieme a Sylvia Ferino-Pagden della mostra «Lultimo Tiziano», inaugurata venerdì alle Gallerie dellAccademia, non dimentica lo sgarbo istituzionale: di là, a Palazzo Grassi, tutte le figure politiche e istituzionali, di qua, allAccademia, tre assessori tra Comune e Provincia. «E il segno dei tempi - spiega la Nepi Scirè - il segno della perdita dello Stato nei confronti del privato. Forse le autorità non avevano ben compreso il valore di questa mostra, perché noi non labbiamo pubblicizzata come ha fatto Palazzo Grassi con i Barbari: noi siamo lo Stato e non abbiamo tutti quei soldi da spendere. Ci si resta male, ma pazienza: si accorgeranno di quanto è bella questa mostra». Il portavoce di Galan (e assessore-ombra alla cultura della Regione), Franco Miracco, è tornato a chiedere più programmazione negli eventi, dicendo che non è possibile inaugurare due grandi mostre lo stesso giorno alla stessa ora. «Lho già spiegato. Siamo legati al Kunst di Vienna: volevamo inaugurare il primo febbraio, per loro era impossibile. Se Miracco dice che vuole programmazione bene, sediamoci tutti intorno a un tavolo. Certo non può voler dire che noi chiediamo il permesso a Pinault quando dobbiamo inaugurare una mostra. La verità è che non cè attenzione, perché di questa nostra mostra si parla da tanto e tanto tempo». Da dove nasce questa mostra? «Nel 2001 il Kunst di Vienna ha avuto un finanziamento per studiare lattività tarda di Tiziano dal 1550 fino alla morte. Inizialmente il partner doveva essere il museo di Madrid. Poi siamo subentrati noi: abbiamo cominciato a lavorarci nel 2003». Siete riusciti ad avere tutti i quadri che chiedevate? «Tutti tranne uno: il ritratto dellAretino, che è a Firenze. Ma abbiamo dovuto dire anche molti no: troppi quadri avrebbero fatto lievitare i costi della mostra. Noi siamo il pubblico, non possiamo permettercelo. Anche se abbiamo trovato uno sponsor che copre in parte i costi di 8oomila euro e abbiamo potuto dividere a metà le spese col Kunst di Vienna». Quali sono i pezzi di cui è più orgogliosa? «Il Supplizio di Marsia, la Ninfa e il pastore e la Pietà, che vediamo con una luce (curata da Riccardo Campion, ndr) mai vista. In genere è esposta in una sala con un lucemaio, speriamo di poterla mantenere con questa illuminazione totalmente nuova. Poi ovviamente la mostra "si protende" alla città: coni quadri di Tiziano esposti a San Giovanni Elemosinario, San Salvador, la libreria Sansoviniana, Palazzo Grimani, la chiesa dei Gesuiti». Perché lultimo Tiziano è così importante? «Ha influenzato lespressionismo, la pittura che si ricompone a distanza, i macchiaioli, Kokoshka. Dipingeva a macchie, usava le mani, ritornava sui soggetti con immensa fatica, con pennellate sovrapposte. Rivolgeva le tele contro il muro, poi le riprendeva dopo tempo».
Venezia - Vernice senza politici? È il segno dei tempi. Lo Stato col privato perde
La mostra "Lultimo Tiziano" inaugurata venerdì alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, è stata criticata per la mancanza di programmazione degli eventi. Il portavoce del presidente Galan, Franco Miracco, ha chiesto più programmazione, dicendo che non è possibile inaugurare due grandi mostre lo stesso giorno alla stessa ora. La sovrintendente speciale del Polo museale veneziano, Giovanna Nepi Scirè, ha risposto che la mostra non è stata pubblicizzata come ha fatto Palazzo Grassi con la mostra "Roma e i Barbari". La Nepi Scirè ha anche affermato che il segno dei tempi è la perdita dello Stato nei confronti del privato.
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