Seconda edizione per la Triennale darte contemporanea, dal 6 novembre. Un nuovo curatore, David Birnbaum, che già ha diretto «Constellation» per Artissima. Ma un museo in meno, non ci sarà la Gam: «Non siamo solo un dispensatore di occasioni espositive e di incontri temporanei», dice il direttore Pier Giovanni Castagnoli. Siamo capitale di tutto, finché ci si dirà che dopo 150 anni non lo siamo più di niente" "Non siamo solo un dispensatore di occasioni espositive e incontri temporanei" Il direttore della Gam si chiama fuori dalla Triennale «T2. 50 lune di Saturno». E il museo di via Magenta non ospiterà, come era successo tre anni fa - nel giardino era esposta una grande scultura gonfiabile del giapponese Takashi Murakami, di cui era allestita una personale alla Fondazione Sandretto, mentre nella manica corta ai piani alti si vedevano le opere dei giovani artisti - nessun lavoro dei 50 e più partecipanti. Non per polemica, ma perché è giunto il momento di dire basta alla successione di eventi e fiere che distolgono il museo dalla sua missione. Quella, appunto, di essere un museo. Professor Castagnoli, la Gam non partecipa alla Triennale di arte contemporanea, nata tre anni fa con il coinvolgimento di tre musei. Ora ne rimangono due. Perché? «La Gam non cè perché credo che i musei debbano avere una loro missione molto chiara e nettamente stabilita, coerente nelle azioni che si debbono attuare per realizzarle. Non ritengo opportuno essere trascinati continuamente su altri terreni da seduzioni che possono apparire attraenti, ma distolgono dagli obiettivi che sono tipici di un museo». Insomma, a lei questa Triennale non interessa. È così? «Non dico che non mi interessa, è diverso. Ci sono due istituzioni, il Castello di Rivoli e la Fondazione Sandretto, che hanno il mandato di agire per la conoscenza dellarte contemporanea. La Gam ha una collezione di '800 e '900, e anche, è vero, opere contemporanee: ma non ha come mandato esclusivo di occuparsi dellarte più recente. Invece si continua a trascinarla da tutte le parti questa Galleria darte moderna, non mi pare vada bene». In che senso, scusi? «Una volta è il design, perché Torino ne è la capitale. Unaltra volta cè unaltra capitale, di qualcosa daltro. Siamo capitale di tutto, per lo meno fino a quando qualcuno ci dirà che dopo 150 anni non siamo più capitale di nulla. Sia chiaro, non ho alcuna prevenzione, non voglio esprimere un giudizio sulla prima edizione della Triennale, né sulla futura. Solo che sento come estraneo a un museo come la Gam questo compito. Ritengo che prima ne vengano altri». Quali? «Tanti, ma fondamentalmente quello di essere un museo e un museo sempre più forte. E non solo un dispensatore di occasioni espositive e di incontri temporanei». Cè polemica dunque da parte sua? «No, non cè polemica. Hanno tutto il diritto di farla, la Triennale. Ma senza la Gam. Fra qualche tempo si potrà giudicare sui risultati che producono luna e laltra scelta, quella del museo che vuole essere museo e quella del museo produttore di eventi. Sembra che si debba fare tutto, andare dietro a tutto». Dove sta il problema, secondo lei? «Guardi, la Fondazione Torino Musei ha tra i suoi scopi - e questa è anche una delle ragioni sostanziali che ha portato alla sua costituzione - quello di operare ed agire per conto di... Di altri, insomma. Ora, la missione della Gam può anche essere quella di raccogliere raccomandazioni, progetti, suggestioni che arrivano da fuori, ma purché queste siano coerenti con il tracciato programmato dal museo e dal suo direttore». Manca questa coerenza, secondo lei? «Lo statuto della Fondazione Torino Musei è felicemente monocratico, non sono lunico ad averlo fatto notare. Come già rilevato dai consiglieri della stessa Fondazione, ma anche in Comune in quinta commissione cultura, i poteri stanno nelle mani solo del presidente e del segretario generale. Credo che questo statuto vada modificato, che si debba ristabilire un più virtuoso rapporto tra responsabilità e poteri, tra le figure che agiscono allinterno della fondazione: ovvero, la presidenza, la segreteria generale, il consiglio di amministrazione, il comitato scientifico e le direzioni».