IL PROVVEDIMENTO Sequestrata a Bagheria unantica residenza aristocratica sottoposta a vincolo monumentale Terrazzini e tettoie non autorizzati nelledificio della marchesa De Cordova Alcuni bagheresi hanno scritto alla Procura per segnalare delle costruzioni abusive allinterno di uno degli ultimi gioielli della città, villa De Cordova. Le indagini, condotte dal Nucleo tutela patrimonio artistico della polizia municipale di Palermo, hanno portato al sequestro del complesso monumentale. Il provvedimento, sollecitato dal sostituto procuratore Amelia Luisa, è firmato dal gip Maria Pino. Ai tre proprietari della residenza settecentesca vengono contestate diverse accuse: dalla violazione del vincolo paesaggistico e monumentale alla violazione delle norme urbanistiche e del codice dei beni culturali, al danneggiamento del monumento con opere edilizie abusive ed incompatibili. Sono chiamati a difendersi la marchesa Maria Teresa De Cordova, 68 anni, che un paio di anni fa ha venduto parte dellimmobile a due professionisti bagheresi, di 49 e 43 anni, gli altri due indagati. Il nucleo specializzato della polizia municipale di Palermo, coordinato dal commissario Giuseppe Crucitti, ha ispezionato lantica villa, catalogando e fotografando. È emerso uno stato generale di degrado della struttura, e soprattutto della zona della cappella, dei magazzini e di alcune pertinenze, che sono addirittura a rischio crolli. Nel parco della splendida villa, famosa per il suo scalone "belvedere", sono stati realizzati nel corso degli anni piccole costruzioni abusive, terrazzini, tettoie, tutto senza il via libera della Sovrintendenza. In realtà, sostengono i vigili e la Procura, nessuna costruzione poteva essere realizzata in un bene legato al doppio vincolo, monumentale e paesaggistico. La marchesa De Cordova ha già spiegato ai poliziotti che il progetto di ristrutturazione della villa dovrebbe partire a breve, dopo le necessarie autorizzazioni. Linizio dei lavori bloccherebbe così gli effetti del sequestro: in questi casi, lo scopo dellindagine penale è proprio quello di sollecitare i proprietari delle dimore storiche a provvedere al più presto. E i proprietari sanno che è più conveniente fare tutto in fretta, e soprattutto bene: solo così potranno evitare il processo e risolvere i guai giudiziari con una oblazione da 700 euro, che non lascia traccia nel casellario. Nel corso di questi anni, ormai centinaia di volte, la magistratura non si è solo occupata dei sequestri, ma ha vigilato con attenzione sulla gestione dei cantieri di ristrutturazione: per consentire i lavori, i sigilli vengono rimossi, ma fino a quando i restauri non terminano, i proprietari restano indagati per rovina di edifici, pericolo per la pubblica incolumità o anche per rovina del patrimonio artistico.