IL PERSONAGGIO Nelle pareti della casa incendiata del pittore-incisore Nicolò DAlessandro, al primo piano di via Tripoli 13, sono rimasti solo gli aloni dei quadri divorati dalle fiamme e due legnetti penzolanti, tutto quel che resta delle cornici. Un gioco di rettangoli di nerofumo con sfumature variegate a testimoniare muri traboccanti di arte. Lartista indica, spazio per spazio, i suoi quadri che vi erano appesi. «Lì cera "La nave dei folli", là "Il giardino delle delizie", accanto "La processione a Palermo", sì quello sul primo maxi processo ai boss, qui "Le crociate dei bambini" e laggiù "Il sonno della Regione genera i mostri", che ho esposto nella grande mostra antimafia a Palermo negli anni Settanta. Quando fecero il catalogo pensavano di trovarsi davanti a un refuso e lo corressero con "Sonno della ragione", dalla famosa incisione di Francisco Goya. Ora tutto è cenere». È lunga la via crucis dei quadri fantasma in questo scenario spettrale, dove lunico segno di vita è una pianta di nastrino verde in mezzo a un paccottiglia di carta e plastica che ricopre tutto il pavimento. Nicolò fa la conta delle opere smaterializzate, di cui esistono ormai solo le impronte nella sua memoria e le fotografie nei cataloghi in giro per il mondo: «Il fuoco ha cancellato almeno seimila pezzi fatti da me, in gran parte incisioni e disegni, quattrocento oli e centocinquanta copertine di libri che avevo creato, senza contare le mie collezioni». Il pittore chiede al figlio acquisito Fabio, che, mascherina sul naso, scava nelle macerie della brace, se ha trovato qualcosa. Scruta dei frammenti bruciacchiati che questi gli porge e quasi urlando dà inizio alla sua riscossa. «Ricomincerò perdio, sì ho già trovato il punto di partenza: gli occhi di Noà sbarrati dalla paura delle fiamme. Mentre correvamo per le scale. Sarà il primo disegno che farò appena avrò un tavolo su cui lavorare». Noà, la nipotina di sette anni che ha strappato alla furia del fuoco appena in tempo, è lappiglio più consistente che Nicolò trova per non impazzire di fronte allannientamento della sua dimensione di artista. Si agita come una Niobe deprivato dellanima. «Non so come né perché, alle tre e mezza di notte mi sono svegliato. Quando mi sono visto in mezzo a quellinferno ho pensato che fosse la morte. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata di cercare una bacinella per gettare acqua. Una follia volata via in un attimo. Per fortuna ho fatto subito lunica cosa che ci fosse da fare, svegliare mia moglie Aurelia e Noà, che casualmente era rimasta a dormire da noi, e scappare fuori senza indugi. Ancora cinque minuti e sarebbe stata una storia di morte. Quando ho aperto la porta un tifone di fumo ha invaso la scala. Meno male che eravamo al primo piano. Tantè che gli altri inquilini sono rimasti prigionieri negli appartamenti. Correndo per le scale con la nipotina in braccio ho dato lallarme a squarciagola. E qui ho visto quegli occhi che non erano i suoi. Erano occhi diversi di quelli dolcissimi che ero abituato a vedere da quando è nata. Appena fuori ho chiamato il "113". I pompieri sono arrivati in meno di cinque minuti. I condomini li hanno salvati dai balconi con la scala mobile. A noi ci hanno portato al pronto soccorso per ossigenarci. Avevamo i polmoni intasati di fumo. Sarà stato un corto circuito, boh? Aspetto che i tecnici mi dicano le cause della prima scintilla». DAlessandro raccatta da terra un dischetto da computer. E si dispera. «È uno di quelli in cui cera memorizzato il catalogo degli artisti siciliani che avevo appena finito dopo cinque anni di lavoro. Cerano schedati tremilacinquecento pittori, scultori, filmaker, a partire dal Settecento. Unopera monumentale, la memoria della storia artistica dellIsola. Questa perdita mi addolora ancora di più di quella delle mie opere. Uno strazio. Mi faccio coraggio, ma poi ricado nel baratro e non trovo le parole per sostenermi, per darmi forza. Avevo tutto nel computer e nella pen drive. Ma si sono squagliati come neve al sole. Del computer è rimasto solo una poltiglia informe. E così ho perduto anche un romanzo autobiografico "La decisione", due saggi sullarte siciliana. Un racconto lungo "Unestate a Buagimi" si è salvato solo perché pochi giorni fa avevo dato il manoscritto alleditore Salvatore Coppola». Squilla il telefonino in continuazione. Uno dopo laltro, Enzo Sellerio, Michele Perriera, Francesco Gambaro, Giusto Catania e tanti altri. Si innesca una catena di solidarietà per ritrovare copie delle sue opere sparse per la città e per aiutarlo nelle spese di ristrutturazione. Leditore Coppola (che ha aperto un conto corrente per offerte libere) gli fa coraggio e gli annuncia che a giorni pubblicherà il racconto salvato. «Vi descrivo - dice Nicolò - una mia esperienza di vita di dodicenne a Buagiami, una montagna vicino a Raffadali dove al tempo viveva mio padre. La leggenda voleva che in questo luogo vi fosse nascosto un tesoro. Ragazzino passavo ore e ore a fare buchi per cercarlo. Diciamo che in quella vacanza mi appropriai di saperi antichi, di tutta la cultura contadina che non avevo fino ad allora vissuto direttamente». Fabio, che è il padre di Noà, continua a scavare nelle macerie, come in un terremoto, ogni tanto allunga alla moglie Barbara che poi li passa a Nicolò, lembi di disegni. Poca roba, piccole tracce segnate dal fuoco. Coltellate per lautore. «Si sono bruciati i centodieci disegni sui mostri di Villa Palagonia a Bagheria, cento disegni ispirati alla Torre di Babele esposti questa estate a Varsavia. Con questi lavori avevo aperto una fase nuova della mia produzione. Ma li rifarò di nuovo uno per uno, con rabbia». DAlessandro, nato a Tripoli 63 anni fa («vedi le bizzarrie della vita, nato a Tripoli ho rischiato di morire in via Tripoli») ha al suo attivo 89 mostre personali in tutto il mondo - Russia e America inclusi - e centinaia di collettive. Collezionista incallito, la sua casa era un museo sontuoso. Stampe antiche, incisioni del Seicento e del Settecento, duemila cataloghi di mostre, molti dei quali rari, epistolari, ritagli di giornali sul suo mezzo secolo di attività. «Mi sento cancellato», dice. E rimpiange anche le centinaia di lettere degli amici artisti. «Avevo una bella corrispondenza con Guttuso, col poeta futurista Giacomo Giardina, col critico mecenate Francesco Carbone fondatore di Godranopoli. E con tanti altri». Si duole anche per i tanti libri preziosi, antichi di tre secoli. «Mi viene da piangere se penso che avevo libri con dedica agli amici del tempo dei grandi autori. Uno era stato firmato da Luigi Pirandello. Sono disperato». Tre operai fanno andirivieni dalla strada per accatastare in un furgone la roba da buttare e con lunica stanza rimasta intatta dove ammassano in una stanza le cartelle semidistrutte. Non sanno che fare di una fisarmonica senza più tasti. «È una Soprani, anzi era. La suonavo da giovane. In un attimo si sono dissolti tutti gli oggetti che hanno accompagnato la mia vita. Cera un cilindro antichissimo, una sorta di disco per il pianino, dove sul davanti cera leffigie di Edison. Eccolo come si è ridotto. Senza contare gli oggetti di famiglia». E dire che lartista aveva scritto a tante amministrazioni pubbliche offrendosi di donare le sue opere a patto che se ne facesse una fondazione. «Tanti incontri, tante promesse, ma niente di concreto. Ora non ho più nulla da donare. Peccato. Purtroppo i tempi della politica sono biblici. E mentre loro perdono tempo, il tempo si ingoia tutto. In una realtà diversa, i miei disegni sarebbero stati al riparo. Da anni. Ora mi chiamano tutti, politici, sindacalisti, sindaci. Mi dicono che debbo farmi forza che le mie opere sono importanti, che sono un patrimonio per la Sicilia e non solo. E se ne accorgono solo adesso che artisticamente sono morto?». La stanza dove lavorava sembra uscita dallapocalisse. Di riconoscibile ci sono solo le anime in ferro delle sedie e del lampadario. Perfino i vetri delle finestre si sono fusi. Sembra un quadretto della sua opera più famosa, che si è salvata assieme a duecento disegni perché si trovava in un altro luogo, appunto quella "Valle dellApocalisse" passata alla storia dellarte e del costume come «il disegno più lungo del mondo», che lartista ha realizzato in tre anni di incessante lavoro, dal 1989 al 1992. Lungo 83,50 metri, alto un metro e mezzo, racconta la disperazione in un mondo che ha perso la sua umanità. Una sorta di bestiario medievale, con animali dalle inquietanti sembianze, e uomini di oggi abbrutiti dai disvalori e dal dio denaro. A rivedere i disegni nel catalogo pubblicato nelle edizioni Guida (la mostra venne organizzata a Palazzo Asmundo nel 1996) vi si legge una sorta di premonizione. E il peggio doveva ancora avvenire: la lunga dolorosa stagione delle stragi, la globalizzazione con le forme disumane del capitalismo più predone, un cannibalismo politico dagli effetti devastanti, gli attacchi irreversibili al pianeta Terra e una mutazione antropologica che ci sta tramutando in alieni. «QuellApocalisse che avevo colto nelluomo che ha smarrito il senso della sua vita, mi è capitata nella mia esistenza reale. Cosa è se non lApocalisse mirata ad personam, caduta addosso a un piccolo individuo, questo sfacelo intorno a me?».