«A Sesto ci venivo da giovane, quando facevo luniversità. Venivo di notte, e fotografavo. Non lho scoperta per caso». I capelli bianchi di Giuseppe Granelli, la cravatta rossissima di Giorgio Oldrini. Cè tanta Sesto San Giovanni, nellapertura in consiglio comunale della serata di Renzo Piano. Granelli, loperaio che andò in guerra e tornò «più comunista di prima»: eccolo lì, nel documentario firmato da Ermanno Olmi, immagini e musica dellex Stalingrado dItalia, della fabbrica, di quella sirena che scandiva i turni. E poi Oldrini, al microfono, a salutare i duecento cittadini, quellOldrini rieletto allultima tornata elettorale, riconfermato sindaco, ma con qualche voto in meno, e qualcuno che sè domandato: «Sarà mica che la città non è più di sinistra-sinistra come un tempo?». Adesso, e per i prossimi anni, Sesto sarà una cosa soprattutto. La Sesto che prende il suo passato - i resti della Falck, sui terreni di Luigi Zunino - e lo rimodella con i disegni di Renzo Piano. Larchitetto, per mettere subito le cose chiaro, sia mai qualcuno del posto lo veda come straniero in casa altrui, dice: «A Sesto ci venivo da giovane, quando facevo luniversità. Venivo di notte, e fotografavo. Non lho scoperta per caso». Forza Italia fa girare un comunicato stampa: «Il progetto? Più che altro sarà un supermercato». Alleanza nazionale, il progetto, lo vede come uno stravolgimento della realtà e della storia. Piano, lui, descrive e quasi decanta la sua creatura. 1150 ettari di archeologia industriale dove larte sarà integrata con la scienza e la tecnologia, dove la botanica e la geotermia diventeranno impresa, dove sarà sperimentata con Giorgio Rubbia la connessione con i veicoli a trazione elettrica o idrogeno (cè già, per la fornitura, dei mezzi, la can didatura della Mercedes), dove infine con leconomista Guido Rossi sarà teorizzata lequità sociale, ossia la ricchezza generosamente da distribuire. Sogno? Piano non parla di sogni. Parla di idee. Idee perse tra il verde e i parchi, le biblioteche e le scuole civiche, e il museo darte contemporanea, «che si farà. Se Milano ne vuole fare un altro, o altri ottanta, per me non cambia». La tiene distante, Milano, larchitetto. Non per altro: «Molti credono che Sesto sia semplice periferia. Sesto è una città a se stante». Con i suoi problemi, sintende. Larchitetto dice e ripete un concetto: «Lassenza di recinzioni». E come la mettiamo col bisogno di sicurezza dilagante anche in provincia, una provincia nascosta in un cortocircuito di sistemi dallarme, vigilantes e telecamere, e figuriamoci se può fare a meno della vecchia, classica, protettiva cinta... «La sicurezza nasce con la qualità». Una convinzione, o un auspicio. O una tessera dellimmenso mosaico. Cè grande aspettativa, architetto. «Bisogna essere degli asini, per rovinare un posto così...». E cè lExpo. «Lavorerò per Sesto. Non per lExpo».