Vico Equense. Una precisa richiesta ai propri dirigenti provinciali e regionali per sollecitarli ad assumere una decisa posizione su due progetti urbanistici che investono il territorio. Un'istanza per ribadire il «no» agli accordi per la realizzazione del porto turistico di Marina d'Equa e per l'abbattimento dell'ecomostro di Marina di Alimuri. Il comitato cittadino del Partito democratico di Vico Equense scrive ai «suoi» vertici provinciali e regionali, invitandoli a fornire tempestivamente una risposta sulle due questioni questioni. Innanzitutto, l'intervento da apportare a Marina d'Equa: la Regione Campania, infatti, ha approvato un project financing che prevede la trasformazione dell'area da punto di approdo a porto turistico. «Tra gli operatori privati che gestirebbero tale struttura spiega la nota del Comitato promotore per il Pd di Vico Equense -, vi sono i titolari di due stabilimenti balneari, di fatto attualmente inutilizzabili per la balneazione in quanto si affacciano nello specchio d'acqua del punto di approdo. Questi operatori sarebbero compensati per la perdita delle loro concessioni con altre concessioni che interesserebbero una buona parte del già ridottissimo litorale destinato a pubblica balneazione, sulle spiagge pubbliche delle Calcare e del Pezzolo». Di qui, la profonda avversione manifestata dai vertici locali del partito. «Chiediamo sottolineano gli esponenti del Pd - un preciso impegno: che ai privati, cioè, non venga in alcun modo ceduta alcuna altra concessione sulle spiagge pubbliche. Anzi chiediamo l'effettiva applicazione dell'articolo 18 della Legge finanziaria in materia di pubblica balneazione». Avversione anche per l'accordo raggiunto tra ministero dei Beni culturali, Comune di Vico Equense e Regione Campania per l'abbattimento dell'ecomostro di Marina di Alimuri. L'intesa prevede la demolizione e il risanamento del costone retrostante, dando in cambio la possibilità ai titolari di realizzare uno stabilimento balneare. Ma non solo: è prevista anche la possibilità per il proprietario di delocalizzare il volume dell'ecomostro in qualsiasi parte del territorio, compatibile sotto il profilo urbanistico. «Sembra che l'attenzione per la costruzione di questa struttura sia stata rivolta alla Marina d'Equa aggiungono i rappresentanti del Pd di Vico Equense - e che vi siano trattative in corso tra proprietari di un grosso fondo, ora destinato all'agricoltura, e i titolari dello scheletro dell'Alimuri. Con la realizzazione di tale ipotesi si avrebbe l'antigiuridica trasformazione, in un territorio nel quale non è consentita dal prg l'edificazione ai fini residenziali né pubblica né privata, di uno scheletro senza chiusura in un volume edificatorio. Senza contare lo scempio di Marina d'Equa che, pur tra abusi vari, ha conservato una sua unitarietà, con la realizzazione di un enorme fabbricato dove attualmente ci sono colture agrumicole, pur in stato di abbandono». E, infine, l'appello: «Riteniamo che sia indispensabile l'abbattimento dell'ecomostro di Alimuri, ma non pensiamo che l'interesse del privato sia superiore all'interesse della popolazione di Vico Equense a mantenere intatte le caratteristiche del proprio territorio. Chiediamo che la dirigenza del Partito democratico si opponga a tale ipotesi, indicando comunque per l'eventuale, e comunque di legittimità dubbia, ricostruzione del volume dell'albergo un'area lontana dal mare e senza rilevanza paesaggistica».
IL FUTURO DELLA COSTA La lettera: No agli interventi per lo scalo turistico d'Equa ruspe per l'Alimuri e niente ricostruzione in zona
Il Comitato cittadino del Partito Democratico di Vico Equense ha inviato una nota ai dirigenti provinciali e regionali, richiedendo una posizione decisa su due progetti urbanistici che investono il territorio. Il primo progetto riguarda la realizzazione del porto turistico di Marina d'Equa, approvato dalla Regione Campania, che prevede la trasformazione dell'area da punto di approdo a porto turistico. Il Comitato esprime profonda avversione a questa decisione, poiché i titolari di due stabilimenti balneari, attualmente inutilizzabili, sarebbero compensati con altre concessioni sulle spiagge pubbliche, che non sarebbero cedute ai privati.
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