MARTEDÌ, 29 GENNAIO 2008 Pagina IV - Firenze La Corte dAppello disapplica lattestato con cui il Comune riconosceva la "compatibilità paesaggistica" Quel condono non sha da fare Grazie a quellatto gli illeciti si sarebbero estinti -------------------------------------------------------------------------------- Larea di Torre Ciana era una delle zone più belle e selvagge del Monte Argentario. Fino al 2002 la macchia mediterranea era appena segnata da una stradella sterrata che sboccava in un ripido sentiero quasi invisibile. La torre, costruita dai senesi nel corso del Quattrocento, domina un costone a strapiombo sul mare. Tutta larea è sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale. Il 18 giugno 2002 il Comune di Monte Argentario ha autorizzato la società Rei ad eseguire lavori di restauro e di risanamento conservativo della torre, con ripristino e sistemazione della viabilità esistente. Il 18 luglio 2003 i vigili di Monte Argentario hanno scoperto che la stradella era stata allargata fino a oltre sei metri e che per un lungo tratto era stato creato un nuovo tracciato, con vasti sbancamenti e distruzione della macchia mediterranea. Il percorso complessivo per raggiungere la torre, che prima dei lavori era di 716 metri, si era trasformato in una strada lunga quasi un chilometro e mezzo. Al termine del tracciato era stata realizzata una piazzola di 31 metri per 8, con uno sbancamento sul lato monte di circa 7 metri. Intorno a questo scempio si è accesa una accanita battaglia giudiziaria che, seppur segnata da grandi aperture del Comune di Monte Argentario nei confronti della proprietà, è sfociata il 15 febbraio 2006 in una condanna in primo grado per reati urbanistici e ambientali della proprietaria Franca Bucciarelli, del progettista Sebastiano Leonardi e del costruttore Sabatino Fasciolo, con sospensione condizionale della pena subordinata al ripristino delle condizioni ambientali preesistenti, e nella recente conferma della condanna in Corte dAppello, preceduta da una decisione «forte» nei confronti del Comune di Monte Argentario. Il 9 maggio 2006, tre mesi dopo la sentenza di condanna in primo grado, il Comune aveva rilasciato ai proprietari un «attestato di compatibilità paesaggistica», equivalente a una sorta di condono a patto che ripristinassero la vegetazione al termine dei lavori di restauro. Sulla base di quel provvedimento, i giudici di appello avrebbero dovuto dichiarare estinti i reati ambientali. Invece il 24 gennaio scorso la corte, presieduta dal consigliere Antonio Signorelli che per 20 anni ha fatto il pretore e si è occupato di reati ambientali, ha ritenuto illegittimo - perché carente e contraddittorio nelle motivazioni - lattestato di compatibilità ambientale rilasciato dal Comune di Monte Argentario, e per tale motivo lo ha disapplicato, in base alla legge sul contenzioso amministrativo che risale niente di meno che al 1865. La corte ha confermato anche il diritto del Wwf, che si era costituito parte civile, ad ottenere un risarcimento dei danni, e ha trasmesso il dispositivo della sentenza alla Regione, che ha poteri di controllo sul paesaggio, in Toscana minacciato soprattutto sullIsola dElba e, appunto, sulla costa grossetana.