Il vaso di Eufronio, reperto preziosissimo che l'Italia aspettava con ansia per unirlo in mostra agli altri «capolavori» esposti al Quirinale, è finalmente rimpatriato. Ma non è andato direttamente in una teca di museo. Prima, è servito per una passerella televisiva al ministro dei beni culturali Francesco Rutelli che, nello studio del tg1, con tanto di vaso, ha spiegato l'importanza del recupero dell'opera che era in museo americano. «In Italia non ci sono solo le cattive notizie» ha chiosato poi annunciando anche il rientro di dieci altri pezzi dell'antichità restituiti dalla collezionista americana Shelby White. Di valore inestimabile - la stima assicurativa fatta dai carabinieri si aggira intorno ai 10 milioni di euro - il Vaso di Eufronio, un cratere attico del 515 a.C. a figure rosse, raffiguranti il trasporto del corpo di Sarpedonte, venne rubato da una tomba vicino a Cerveteri (Roma) nel 1971. È ritenuto il più bello fra i 27 rimasti dell'artista greco e naturalmente è considerato il pezzo-star della rassegna Nostoi, dedicata al patrimonio recuperato dopo lunghi contenziosi, in primis le restituzioni di importanti reperti da parte del Getty museum. Nel 1972 - era l'11 settembre - il Metropolitan Museum di New York staccò un assegno di un milione di dollari per averlo: la bellezza del vaso superava quella del celebre reperto conservato al Louvre. Il Met ha dovuto «cedere» il suo pezzo forte perché nel 2001 è stato ritrovato un memoriale sequestrato all'inglese Robert Hecht che conteneva una specie di confessione del «trafugamento». Fu Giacomo Medici, infatti, l'antiquario-trafficante condannato in Italia, a offrire il cratere al mercante. Medici, indicato con le iniziali G.M., avrebbe contattato Hecht a Roma, andandolo a trovare a Villa Pepoli. Gli avrebbe mostrato una polaroid che ritraeva il cratere, ancora sporca della terra di scavo. «Un'ora dopo eravamo in viaggio per Milano e poi per Lugano dove Medici custodiva il vaso», scriveva Hecht nel suo memoriale. Dopo l'acquisto, fu necessario un restauro e successivamente si mise a segno la vendita al curatore artistico del museo newyorkese. In seguito, magistrati e investigatori hanno individuato la zona dalla quale il preziosissimo reperto è stato depredato: una tomba a Greppe Sant'Angelo, frazione di Cerveteri, alle porte di Roma.