La delibera sullallontanamento dei venditori di grano da piazza Sian Marco rischia di creare molto scompiglio oggi pomeriggio in quella che finora è stata una maggioranza solidissima fin da Consiglio comunale. O meglio, "è sembrata", dal momento che su molte scelte anche importanti i singoli esponenti hamno spesso manifestato unopinione personale quantomeno perplessa, salvo poi rientrare nei ranghi allarrivo dellordine di scuderia. Questa volta, però, la situazione paire assai diversa dal solito perclhé i consiglieri dissenzienti socio usciti allo scoperto, manifesttando avversione allidea di "regalare" ai venditori di grano una licenza per souvenir pur idi ottenere uno sgombero "indolore" di piazza San Marco. Venerdì mattina in Giunta ill sindaco ha fatto sapere di voler andare avanti per la strada diel cambio di tipologia merceologica, probabilmente per paura che il Tar possa bocciare loirdinanza. Altri assessori avrelbbero manifestato le proprie !perplessità soprattutto in meritto agli spostamenti a piazzale Roma e Stazione, dove si aprirebbe la strada a decine di richieste e di potenziali ricorsi. Allo stato attuale la giunta sembra ideterminata ad andare avanti offfrendo una licenza per la venditta di souvenir in altre zone della città in cambio dello sgombeiro della piazza, cosa che perraltro è stata rifiutata dalla maggioranza dei titolari di autoriizzazione per la vendita di grano. I Verdi rompono gli indugi e annunciano battaglia per il consiglico di oggi pomeriggio (che si terrà a Mestre), presentando um emendamento in cui si sostittuisce un "equo indennizzo" previsto dalla Legge 241 del 1990 in luogo del cambio di licenza, ritenuto dannoso e inutile. «Di giusta delibera, così come delle precedente ordinanza del Sindlaco - dice il capogruppo dei Verdi, Beppe Caccia condividiamo totalmente gli obiettivii: i banchetti del grano devono essere allontanati il prima possibile dalla Piazza. Non condividiamo affatto, invece, lidea di risolvere il problema regalando licenze per la vendita di souvenir, da collocare in punti strategici e altrettanto delicati della città. Venezia ha già dato! In materia di plateatci e, più in generale, di utilizzo degli spazi pubblici per attività commerciali il programma dellalleanza che governa il Comune è chiaro: non è possibile moltiplicare la presenza di attività, "cianfrusaglie" o "paccottiglia" chiamatele come volete, che squalificano gli spazi urbani e la stessa offerta turistica. Ogni atto amministrativo deve essere piuttosto orientato al riordino, alla riqualificazione, alla restituzione ai residenti e ai visitatori di luoghi fruibili, godibili, di bellezza e di qualità». Secondo Caccia, ma anche diversi altri esponenti della maggioranza e della minoranza, cè solo un modo: applicare la Legge nazionale 241 del 1990 che prevede la possibilità di stabilire un indennizzo per i titolari delle autorizzazioni alla vendita del grano e della concessione del plateatico, senza dargli un altro spazio in città e tanto meno modificare la categoria merceologica della licenza. «Ci viene detto - prosegue Caccia - che la Legge 24190 sarebbe inapplicabile e che un provvedimento del genere rischierebbe la bocciatura di fronte ad un ricorso al Tar. Non è affatto vero: il ricorso alla strada dell "indennizzo" è sostenuto da solidi argomenti: il pericolo per la salute pubblica (parere Ulss 12) e per la tutela dei beni architettonici e monumentali di Venezia (parere della Soprintendenza) rappresentato dalla proliferazione dei piccioni in Centro storico sono solo i più importanti. Nelle ultime settimane molte voci si sono levate a contestare lipotesi della disseminazione per la città di nuovi banchetti con orrendi souvenir: vogliamo proprio vedere se lunedì in Consiglio prevarranno gli ordini di partito o la superiore passione per il bene comune».