Sembra ormai conclusa almeno sul piano ammministrativo la vicenda del Museo Archeologico di Bari, dopo che un concorso internazionale di progettazione ha assegnato al gruppo dellarchitetto bolognese Cesare Mari il compito di disegnare la nuova struttura museale accolta nel complesso di Santa Scolastica. Ma il dibattito intorno al museo, al suo ruolo e al significato culturale della sua collezione non è destinato ad esaurirsi anche dopo che la prima pietra della struttura sarà posta nellautunno del 2008, secondo quanto assicurato dallamministrazione provinciale. Su una linea di confronto permanente su tali tematiche si pone infatti la recente pubblicazione Il Museo Archeologico della Provincia di Bari tra conservazione e innovazione (Edipuglia, ari 2007, pp. 194, euro 18) curato da Luigi Todisco, docente di Archeologia classica alluniversità di Bari. Il volume fa seguito al convegno («Il Museo Archeologico della Provincia di Bari tra conservazione e innovazione: archeologi e amministratori a confronto») tenutosi a Bari lo scorso 19 maggio e promosso dalla scuola di specializzazione in Archeologia delluniversità di Bari, diretta dallo stesso Todisco, dintesa con la soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia. Sono dunque a disposizione degli interessati gli interventi dei molti relatori che vi parteciparono, un folto gruppo di esperti rappresentanti della compagine amministrativa (Emanuela Angiuli, Giuseppe Andreassi, Vincenzo Divella, Domenico Lomelo) e della comunità scientifica (Angelo Bottini, Anna Maria Reggiani, Salvatore Settis, Mario Torelli, Francesca Radina) con aperture anche al contributo della cittadinanza attiva (Clelia lacobone per il Cidi). Contando su uno sguardo dinsieme che ha consentito di sottrarre le vicende del museo al contenzioso locale per farne invece il punto di avvio di riflessioni a più ampio raggio, il testo affronta sia problematiche di carattere museografico, sia relative alla formazione professionale dellarcheologo e alla fruizione dei materiali portati costantemente alla luce grazie alla pervicace attività di ricerca sul territorio condotta dagli studiosi locali.