Che ne sarà dei problemi del lavoro in questa fase di crisi? Non cè solo lallarme delle Borse o dei venti di recessione che giungono dagli Usa. Non cè solo lo sciopero generale annunciato dai sindacati per la vertenza su fisco e prezzi. Cè anche il nascere o rinascere di casi che propongono alcuni aspetti del lavoro atipico o precario, di giovani ventenni o trentenni che non riescono a disegnare un futuro. Qui racconto la storia di una ragazza, Claudia, che, appunto, tra cinque mesi compirà trentanni e lavora con Chiara e Sofia. Tutte e tre hanno creato un coordinamento per organizzare unazione rivendicativa. Per far sentire la propria voce, per uscire dallisolamento. Sono precarie ma sono anche vittime di una «stabilizzazione» che rischia di lasciarle senza alcun lavoro. Dalla padella alla brace. Il loro datore di lavoro è il Ministero peri Beni e le Attività Culturali. Loro, con altre circa sessanta persone, lavorano, da qualche tempo, chi da sei mesi chi da 72 mesi, cioè oltre due anni, presso le sopraintendenze del Piemonte. Quella del Patrimonio Storico, Artistico ed Etno antropologico, quella dei Beni Architettonici e i Paesaggi, nonché presso la direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici. Un bel gruppo composto in stragrande maggioranza di donne e uomini laureati nonché spesso muniti di specializzazioni universitarie. Che cosa fanno? Di tutto un po: ricerca, segreteria, conservazione museale, didattica, catalogazione, comunicazione, restauri. Mansioni impegnative che hanno bisogno di un accertato sapere. Sono posti che vanno a supplire le carenze della pianta organica del Ministero. Non sono stati presi a casaccio, hanno dimostrato le loro perizie nei colloqui preparatori e soprattutto nellesperienza pratica. E hanno coltivato la speranza di poter un giorno superare una condizione instabile. Cè da dire che molti di loro sono riusciti ad avvicinare lappetibile mondo dei lavori pubblici durante le recenti Olimpiadi invernali, in Piemonte, prestando la loro attività nei modi più diversi. Claudia, ad esempio, racconta di aver frequentato, allepoca, per la sovraintendenza, uno stage formativo post laurea, senza percepire una lira. Subito dopo aveva trovato unoccupazione provvisoria presso il solito call center privato. Ma poi aveva iniziato la sua «carriera», si fa per dire, di collaboratrice a progetto, via via rinnovato, presso la sovrintendenza beni artistici. Ma il prossimo novembre cade lultimo contratto. Lelemento interessante è che i suoi dirigenti apprezzano molto il suo lavoro e quello dei suoi colleghi. Ma sembra che per costoro non ci sia più nulla da fare. Che cosa è successo? E' successo, hanno scritto in un documento spedito ai giornali, che la nuova Legge Finanziaria, nel tentativo di stabilizzare i precari delle pubbliche amministrazioni, ha di fatto sancito limpossibilità da parte di queste stesse amministrazioni di avvalersi di forme contrattuali di lavoro flessibile. Claudia cita anche i termini della questione: art. 3, comma 79. Una norma che cancella i loro contratti ria noti apre le porte della stabilizzazione. A dire il vero il sindacato, il Nidil-Cgil, ha spiegato alle tre ragazze che la Finanziaria prevedeva lavvio della stabilizzazione per chi al settembre del 2007 avesse avuto un carico di tre anni di lavoro anche non continuativi. Il ministero per loro avrebbe dovuto però indire delle prove, concorsi pro forma, idonei alla stabilizzazione. Solo che comunque la grande parte dei sessanta non ha i requisiti. Così sono condannati «alla drastica interruzione dei rapporti di lavoro svolti finoora». Non esistono soluzioni alternative praticabili e così Claudia, come altri, presto rimarrà disoccupata. Il piccolo esercito dei sessanta aveva avuto finora, infatti, per la maggior parte, contratti di collaborazione coordinata e continuativa o contratti a progetto, talvolta intervallati da sospensioni temporanee. Altri - pur non essendo liberi professionisti - avevano dovuto aprire partite Iva. Ma come faccio io ad aprire una partita Iva, chiede Claudia, se ho un unico committente? Altri dei suoi colleghi svolgono le loro mansioni negli uffici con «lettere dincarico». Una denuncia aspra che non riguarda solo un bel gruppo di casi personali. Riguarda anche la situazione degli uffici che resteranno privi dellorganico necessario allordinaria amministrazione. Non a caso le preoccupazioni di quelli che rischiano un futuro nero sono condivise, raccontano, anche dai loro dirigenti. Funzionari che sostengono di non essere in grado di far nulla se non proporre a tutti lapertura delle partite Iva per continuare poi a svolgere le stesse identiche mansioni ordinarie. Un bel guaio e anche per queste tre ragazze e per i loro colleghi questa crisi politica che non si sa che esiti avrà non ci voleva proprio. Perché a dir poco rallenta i tempi di una soluzione possibile. Forse un piccolo caso, in mezzo ad una quantità di guai che si addensano sul mondo del lavoro, ma un caso emblematico.