Cataloghi di mostre archiviate da mesi, abiti, lattine, immondizia e mobili antichi accatastati nelle stanze Manutenzione a zero, termosifoni inutilmente accesi e un'ipotesi di fondazione naufragata troppo presto Vietato entrare: non è scritto da nessuna parte, a Villa Olmo. E non sta scritto neppure "vietato depositare materiale inutilizzato", può essere bottiglia semiscolata di acqua minerale sul termosifone, può essere divano antico con dorature, lattina di Coca Cola, molletta per panni, sedia ottocentesca, coeva di Simone Cantoni, architetto che eseguì il progetto definitivo e coordinò le decorazioni della villa, colto dall'ultimo sonno esattamente 190 anni fa. Certo, non può essere del Cantoni l'impermeabile di marca sulla sedia: l'ha dimenticato uno sbadato nostro contemporaneo probabilmente qualche anno fa ed è stato accatastato sulla sedia accatastata con altri arredi accatastati in una stanza del primo piano di Villa Olmo. Nessuna porta è sotto chiave, forse è stato lasciato tutto aperto per la ditta di pulizie che prima o poi arriverà, spazzerà il magnifico scalone, farà passare l'aspirapolvere sui settecenteschi pavimenti di marmo, porterà via i fazzoletti sporchi su una scrivania, ricoprirà con il cellophane i cataloghi ammucchiati di Picasso e di Magritte e la carta da fotocopie formato A4. Forse passerà uno straccio anche sul marmo imbrattato della mensola del camino ed aspirerà pure mosche morte e foglie secche. Probabilmente, le porte sono state lasciate aperte per la ditta che sta mettendo mano agli infissi: il laboratorio è stato allestito in un salone, c'è un buon odore di smalto fresco, in giro attrezzi, acqua ragia e vernici, sono gli strumenti di lavoro e il marchese Innocenzo Odescalchi deve aver pensato alla multifunzionalità del salone, quando l'ha fatto realizzare, stanza nobile nel 19esimo secolo, affacciata sul parco, sul lago, sulle montagne; falegnameria nel XXI. I costumi cambiano. LA PROFANAZIONE Il primo piano di Villa Olmo non è aperto al pubblico, in teoria. All'inizio dello scalone, tappeto rosso con impronte di scarponi da muratore, spicca un cordone rosso e chiunque capisce che non si può salire. Basta girare la colonna: non c'è più il cordone e chiunque capisce che è questa la strada per salire. C'è la porta a sinistra spalancata, il sole inonda il salone falegnameria che dà accesso ad un'altra stanza e poi ad un'altra ancora e ad un'altra ancora e una è più bella dell'altra, che gusto e che ricchezza avevano due secoli fa, affreschi, marmi, legni e colori pregiati tramandati negli anni, insieme al loro spirito. Stanze vuote e lo spirito aleggia ancora. Ma con tutto il bisogno che c'è di spazi, sono state utilizzate per depositare i pannelli e gli espositori delle grandi mostre che portano prestigio, ricchezza, cultura e turismo al nostro territorio. Sul pavimento, sono stati posati cartoni; sopra i cartoni i pannelli e gli espositori, i supporti per gli indicatori, è tutto pronto per la prossima grande mostra. Sono pronti anche gli estintori: uno è dietro a materiale sovrapposto di polistirolo, di plastica e di carta, ma perchè dovrebbe essere necessario proprio quello? Prima, ce ne sono altri sette, tutti in fila, revisionati nel maggio scorso, dichiara l'etichetta. Non sono esattamente a portata di mano, poiché si trovano in una stanza interna con accesso da altra stanza. Ma essendo strumenti d'emergenza, pur di rintracciarli, qualcuno si butterà anche nel fuoco. Per i benpensanti, stanze di Villa Olmo adibite a magazzino sono una profanazione, anche se dovrebbero essere segrete. La profanazione, se non materiale, dello spirito del luogo, dello spirito del tempo. Ma questo non è il tempo dello spirito, è il tempo del realismo allo stato puro: per tener dietro a tanto patrimonio, sono ne-cessarie tante risorse, costa portar via e riportare in sede ogni anno gli espositori, i cataloghi, la cancelleria, i fazzoletti di carta. Costa tener pulito. Costa tener dietro agli affreschi: probabilmente, sono soggetti ad infiltrazioni, si sfarinano. Si alzano pezzi di legno dei pavimenti, si ammalorano gli intonaci: la manutenzione è centellinata. Non è assente. È solo centellinata. STANZE VUOTE E che ci sia cura, lo dimostra il fatto che in stanze magazzino, i termosifoni sono accesi. Vanno al minimo, ma vanno, per mantenere il giusto grado di tepore, assicurato dall'apposita pompa, un'innovazione che aveva suscitato interesse quando fu posta in atto: la villa comunale "gioiello" è infatti riscaldata a pompa di calore, ecologica e in grado di contrastare il freddo e il gelo che possono fare più danni del caldo, mentre gli infissi sono vetusti e lasciano passare le intemperie. Non c'è bisogno di umidificare l'aria che esce dai termosifoni. Una finestra dev'essere rimasta aperta e ci sono foglie secche sul pavimento, portate dal vento, ad una manca un vetro, contro c'è l'imposta, tenuta ferma da due lastre di ferro arrugginite. Troppe finestre, in questa villa Olmo, sia verso il lago che verso il parco. Ne avessero fatte meno, si potrebbero lavare i vetri più spesso. Alcuni sono così incrostati da essere bianchi, non si vede niente, fuori ed è un peccato, perchè il parco è uno spettacolo. Gennaio è il mese in cui ricomincia a scorrere la linfa della natura e si seccano definitivamente le tracce dei piccioni sui davanzali; sul grande terrazzo dove l'osservatorio meteorologico sembra stia tirando gli ultimi, si è raccolta sporcizia, ma tanto la vede nessuno. C'è un'altra stanza che non dovrebbe vedere nessuno. È quella dei mobili. Preceduta da una dove spicca un divano di incomparabile bellezza, calpestata da qualcuno che è salito sul velluto con le scarpe impolverate, velluto verde scuro, qualche taglio qua e là, due chiodi arrugginiti dimenticati sopra. Il restauro, probabilmente, è più costoso di un buffet a catering, come è certamente più costoso di una seduta di consiglio d'amministrazione la rianimazione di un divano semicircolare abbandonato, di un paravento dorato, di sedie antiche, di una mensola, di altri arredi non identificati che si stringono tra loro per mantener caldo lo spirito del luogo. È patrimonio pubblico, inalienabile e non è per mancanza di sensibilità che è qui: è solo per mancanza di soldi e di altri luoghi dove conservarlo con cura, perchè non si degradi del tutto, perchè qualche mano lo spolveri ogni tanto, per rispetto non del passato come tempo, ma del passato come animo. Certo, non ha rispetto di niente chi ha messo una lattina di Coca Cola dietro una porta; chi ha fumato tre sigarette nella stanza dei quadri elettrici e ha schiacciato i mozziconi sotto le scarpe, né chi ha dimenticato in giro un bicchiere annerito, contro il quale si infrangono i molti e cospicui investimenti effettuati. LA FONDAZIONE Forse basta una massaia che raccolga da terra un'antica tenda di velluto con passamaneria. Forse è necessaria una Fondazione, la "Fondazione Villa Olmo", ipotizzata qualche anno fa per liberare le stanze e lo spirito rimasto imprigionato. Nel silenzio delle stanze segrete, piange. O forse no, è solo il vento che sale dal lago. Edificata nel 1782 dagli Odescalchi Villa Olmo, sinonimo di meraviglia, vetrina di artisti che lasciarono l'impronta del loro genio in strutture, decori, stucchi, affreschi, sculture dal 1782 agli inizi del secolo scorso. Di stile neoclassico, prende il nome dal più che centenario albero che non è sopravvissuto fino ai tempi nostri e venne fatta edificare dal marchese Innocenzo Odescalchi, nobile famiglia che diede pure i natali all'unico Papa comasco, Innocenzo XI. Dal 1824, fu di proprietà della famiglia Raimondi ed ospitò imperatori e l'eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi, medaglione su un caminetto. Dal 1883, passò al Duca Guido Visconti di Modrone che nel 1924 la vendette al Comune di Como. Tre anni dopo, la Villa fu sede dell'esposizione Internazionale, nel primo centenario della morte di Alessandro Volta e dal 1982, ospita il Centro di Cultura scientifica intitolato all'inventore della pila e scopritore dell'energia elettrica. E' la principale sede di convegni, congressi, simposi e spettacoli, al centro di un parco di notevole bellezza, ben tenuto e fiorito secondo le stagioni, in un ambiente caratterizzato da lago e montagne. Scenario naturale, storia ed arte la rendono unica, meta da sempre consigliata da tutte le guide turistiche e qualunque mostra o manifestazione viene esaltata dal contesto. Le sale interne: al piano terra, il salone degli specchi, la sala ovale o delle nozze, la sala di Bacco, il teatrino, la cappella Odescalchi, la sala della musica. Al primo piano, tra le più importanti, la sala dell'Olimpo e la stanza dei Visconti di Modrone o del Duca, con il grande affresco raffigurante la fortuna.
La Provincia
25 Gennaio 2008
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MA
Maria Castelli
La Provincia
Artista / Persona
Bene culturale
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