Francesco Esposito, con una borsa piena di casatiello «impastato a cavallo di mezzanotte», larchitetto Biagio Cillo, lavvocato Tommaso Pelliccia con tre bambini, gli allievi dellistituto Ipia Sannino di Ponticelli muniti di fotocamere digitali, artisti, curiosi, turisti. Viaggio alla scoperta di Napoli Est con il City Sightseeing, attraverso milioni di metri cubi di città "invisibile", degrado, montagne di spazzatura, edifici industriali dismessi. Partenza a mezzogiorno dal Museo darte moderna di via Settembrini. «La zona orientale di Napoli si presenta come un agglomerato di antichi borghi conurbati, ampie aree di squallida edilizia popolare post terremoto...», la voce di Diana Marrone arriva dagli auricolari. Delinea un percorso tra passato e futuro possibile, abbandono e progetti di risanamento che dovrebbero forse un giorno vedere la luce. Il bus turistico si disimpegna tra auto parcheggiate in terza fila in via Colonnello Lahalle diretto al sottopasso del Centro direzionale. I passanti si voltano a guardare stupiti, alcuni salutano. «Professò, chissà se trovo i resti della fabbrica Santarsiero dice Esposito allarchitetto Cillo inscatolavano le verdure, i proprietari erano francesi, ci lavorava mio nonno alla fine dellOttocento». Questa visita guidata è una delle cinque che viene organizzata e condotta dagli artisti di N.Est, Walk to N.Est planet, nella periferia di Gianturco, Barra, San Giovanni, Ponticelli. Un progetto del Museo Madre, con "The making of the city", disegna la tua città, curato da Gigiotto Del Vecchio e Stefania Palumbo. Costeggiando la city business disegnata da Kenzo Tange, la speaker descrive «larea del mercato ortofrutticolo di via Aulisio che per un nuovo ricorso al Tar non è ancora trasferito fuori città e impedisce così il raddoppio del Centro direzionale, la nuova stazione della metropolitana che sarà completata circa nel 2011 firmata da Miralles Tagliabue, studio catalano con mente italiana». I clan camorristici locali si sono infiltrati nella cooperativa di facchinaggio del mercato, spiega la voce guida. Vista dallalto del City Sightseeing, la zona Orientale apre spazi immensi, anche se sinciampa di continuo nei cumuli di immondizia e il fetore dei sacchetti putrefatti afferra le narici. Prostitute stazionano sotto i viadotti. «Guardate il Rione Luzzatti», ecco siamo nel primo complesso di edilizia popolare costruito a Napoli, spiega Cillo, «in un contesto europeo potrebbe funzionare benissimo, dal punto di vista urbanistico ha molto più di tanti quartieri borghesi come il Vomero o altro. Invece è abbandonato». Oggi è in pessime condizioni ambientali, conferma Diana Marrone, «e ancora ostaggio di delinquenza comune e spaccio di droga. In compenso cè una vita associativa ricca di qualità e unoperosissima attività di salvaguardia dei seppur scarsi monumenti, vedi lunica chiesa, San Giuseppe Maggiore, adottata da una scuola media nel fervore di una passata edizione del Maggio dei Monumenti». In via Emanuele Gianturco, «colonizzata dai cinesi» la speaker racconta dellex Macello comunale, costruito a metà dellOttocento, parla della «sua bizzarra e stupida fine» e dello «scempio che si concluderà con labbattimento dellintero complesso». Si arriva in via Gianturco, alle porte di Officina 99, «il più grande centro sociale napoletano, Per molti giovani venire a Officina è stata loccasione per conoscere il quartiere». In via Galileo Ferraris cè il complesso della Manifattura Tabacchi, che il commissario De Gennaro vuole trasformare in sito temporaneo di stoccaggio di rifiuti. «Vi dobbiamo avvertire che è occupato» dicono gli organizzatori davanti ai cancelli pieni di striscioni di no alla discarica. «Se entrate lo fate a vostro rischio e pericolo». Quando mai. I cittadini di Napoli Est, comitati e no global accolgono i passeggeri del bus turistico a braccia aperte. «Siamo al quinto giorno di occupazione», spiegano, «perché ci vogliono portare 10 mila tonnellate di spazzatura». Li scortano nei viali dei 100 mila metri quadrati dismessi. «Queste sono le aree predisposte per la raccolta differenziata, unica via duscita dallemergenza rifiuti» dice Marta. «Rosa, qui è più pulito della nostra scuola» dice Antonio. Una ragazzina sbotta: «Ma è gravissimo, ci potrebbero fare un centro sportivo enorme. Che spreco». Annamaria Pugliese, artista, osserva: «Vedi questo è lo spaesamento dalla realtà voluto dalla politica, teso a disorientare lindividuo». Progettato negli anni Trenta ha inglobato tante preesistenze come il Mulino del Salice e lantico Arsenale di Artiglieria Salin di cui rimane la ciminiera in pietra lavica. Lidea di N.Est è di usarne una porzione per realizzare un centro di creatività contemporanea per la periferia. Unaltra ragazza propone: «Io ci farei una casa famiglia per bambini», Luigi si arrabbia: «Fanno bene a difendere questo posto, perché Napoli viene sempre punita». Lo sfogo di Sara: «Mi viene da piangere, è tristissimo, senza via duscita».