Trulli con vista. Sì, sul cemento, quello che ad Alberobello materializza moderne costruzioni a ridosso dei due rioni-monumenti nazionali: Aia piccola e Monti. Il colpo docchio, in via Morea, è tuttaltro che bello: unabitazione alta due piani, affaccia a ridosso di un gruppo di tende pietrificate nonché glorificate in tutto il mondo. Tantè che sempre i trulli, lUnesco li dichiara patrimonio dellumanità. Ma proteggerlo, questo patrimonio, non è facile. Prendete la residenza al numero 20 di via Morea: i lavori in corso non sono illegali, però uno dei paesaggi più conosciuti da un capo allaltro del pianeta è irrimediabilmente sfregiato. In nome della legge. O, meglio, di un piano regolatore generale ormai datato. Andrebbe rivisto e soprattutto, corretto: per evitare che veri e propri gironi infernali continuino a circondare le "cattedrali di pietre a secco", un migliaio tra Monti e Aia piccola, dove una volta si eseguiva la trebbiatura e la pulitura del grano. Tuttavia cambiare le regole del gioco, costa un bel po di soldi. Penserete: qual è il problema? Sono o non sono un tesoro universale, i trulli, pronti ad essere difesi da tutto e tutti? alberobello - Tutte le cose vere, come i trulli, somigliano a favole. E le favole con i tempi che corrono, fanno limpossibile per somigliare alla verità. Ma, per dirla con un filosofo cinese, la verità è infinita; lintelligenza umana al contrario, è finita. E, da queste parti, non è difficile dare ragione ai predicatori del taoismo, di cui lambientalismo si rivela una componente essenziale. In unaltra strada di Alberobello, via Monte San Gabriele, è ormai da due-tre anni che tirano su una quarantina di residenze lungo la linea di confine con le aree protette. Anche in questo caso, tutto è a posto, le "carte" della lottizzazione sono in regola. Però lo spettacolo è avvilente: sarebbe come se ville o condomìni fossero realizzati a non più di venti passi dal colosseo o dalla torre di Pisa. Senza che nessuno possa fare qualcosa per impedire lo scempio. A questo punto, insistete: no, non è possibile che accada. Invece, accade. Il segretario di Rifondazione comunista, larchitetto Michelangelo Dragone, scuote la testa per metà avvilito, per metà rassegnato al peggio: «E sbagliato ipotizzare zone di espansione edilizia accanto a zone tutelate». Un errore è peggio di un delitto. Ma il sindaco di Alberobello, Bruno De Luca, non vuole recitare il ruolo del colpevole né per questo immagina di essere impiccato ad uno dei pinnacoli decorativi che abbelliscono i trulli: «Daccordo, dovremmo approvare un nuovo piano regolatore. Ma non abbiamo il denaro sufficiente per farlo: ci vorrebbero almeno 200 mila euro. Tuttavia la Regione di euro ne mette a disposizione 19 mila. Roba che non basterebbe nemmeno per un piano di recupero. Né del resto, il sottoscritto può indebitare la città fino al collo e allo stesso tempo negare agli aberobellesi i servizi fondamentali per vivere dignitosamente». Trionfa larte di arrangiarsi, in questo comune grande 10 mila abitanti e con un bilancio che non supera i 5 milioni. Le entrate del municipio poi, non sembrano destinate a crescere: «Si costruisce pochissimo e gli oneri di urbanizzazione non superano i 200 mila euro» assicura De Luca. Deve essere per questo che i prezzi degli appartamenti salgono alle stelle: tra i 1.200 e i 2 mila 500 euro al metro quadrato, mentre lacquisto di un trullo può toccare quota 300 mila. A quanto pare vorrebbero orchestrare il business dei parcheggi, per rimpolpare le casse comunali: uno, sotterraneo, dovrebbe essere allestito proprio in via Morea insieme con un auditorium affogato nel verde quando abbatteranno il mercato coperto, «che è una porcheria» tuona il sindaco; laltro, un po più in là, verso via Indipendenza, ospiterebbe un terminal turistico, sessantamila metri cubi. Di tutti e due i progetti si parla con lunico strumento da taglio che si affila allombra delle costruzioni rurali: la lingua maligna. Allontana, il sindaco, il fantasma chiamato speculazione: «Questo è un piccolo territorio e siamo in grado di controllarlo». Non dice bugie, ma limpresa appare titanica giacché allUfficio centro storico, il cane da guardia contro il malaffare a colpi di malta, lavorano un architetto e un applicato di segreteria. Nessunaltro. E ancora una questione di quattrini, perché soltanto chi li ha naviga col vento in poppa. Si sfogava, nove mesi fa, De Luca a Ferrara al raduno delle città italiane sotto lala dellUnesco: «Abbiamo risorse esigue, ma dobbiamo custodire un cumulo di beni dal valore inestimabile che appartiene a tutti. Le metropoli, piuttosto, non solo dispongono di maggiori risorse, ma molto spesso hanno la responsabilità di tutelare non intere aree, ma singoli monumenti». E il cane che si morde la coda? Il presidente di Legambiente Francesco Tarantini non ha dubbi: «La fonte di tutti i mali è il piano regolatore generale in servizio permanente effettivo. E arrivato il momento di metterci mano. Manca il denaro per farlo? Intervenga lassessore regionale allUrbanistica Angela Barbanente, una donna sensibile, che deve considerare Alberobello un investimento, non una croce da trascinarsi sulle spalle. Questo non è un comune qualsiasi e qualcuno dovrà pure accorgersene prima che sia troppo tardi».