Ieri i facchini al lavoro dopo una lunga vertenza con Comune e Sovrintendenza Il nuovo proprietario ha detto: mi sono liberato da un incubo -------------------------------------------------------------------------------- Verso le quattro del pomeriggio, gli operai smontano lultima putrella di un simbolo. Scompare il dehors del «Gran café» additato da Comune e Soprintendenza come lesempio di una veranda di grande impatto, intollerabile in una via storica. E il primo a tirare un sospiro di sollievo è il proprietario Michele Zanotti: «Mi sono liberato di un incubo» sussurra tra le fatiche dello smontaggio e del trasporto pezzo dopo pezzo in un magazzino di proprietà in attesa che qualcuno decida di comprarselo. In centro storico a Bologna, la struttura di ferrovetro è diventata del tutto inutilizzabile. Per la verità, Zanotti aveva chiesto che il Comune e il quartiere San Vitale gli accordassero un po di tempo in più prima dello smantellamento, magari fino allestate, per recuperare le difficoltà economiche dellazienda passata da una dolorosa separazione fra soci avvenuta in modo forzoso per lintervento del Tribunale civile. Ma alle richieste, il quartiere presieduto da Carmelo Adagio ha detto no e lunedì scorso sono arrivati gli operai per iniziare lo smontaggio e il trasferimento di tutto il materiale nel deposito comunale di Granarolo. A quel punto, Zanotti ha inoltrato unaltra richiesta, in questo caso volta a far desistere loperazione con la promessa che entro oggi, il dehors sarebbe stato smontato dalla proprietà stessa. Così è stato e ora la voluminosa veranda è scomparsa restituendo la vista di via Altabella comera un tempo. «Lunedì metterò a posto anche la facciata» spiega Zanotti. «La cosa più positiva di tutta questa vicenda è che ho trovato una grandissima solidarietà da parte di amici e parenti, tanto da incoraggiarmi molto per il futuro». Un po di tristezza per come è terminata questa storia? «Avrei gradito più comprensione e ragionevolezza da parte del Municipio, ma sono comunque contento che tutto sia finito. Adesso mi sono messo perfettamente in regola e dora in avanti di dehors non ne voglio mai più sapere» spiega con tono tranciante Zanotti. «Aggiungo che se anche dovrò comprare una sola sedia o un tavolino, mi accerterò che sia di un tipo accettato e previsto dai regolamenti sennò non se ne parla nemmeno. Quello che vorremmo tutti noi esercenti, è un accordo chiaro su cosa è ammesso e cosa non lo è. Una regola chiara e netta che valga per tutti». Qualche nube allorizzonte per Zanotti si profila solo riguardo laspetto economico. «Non nascondo il fatto che il dehors, per la sua collocazione, era la parte di locale più gradita ai miei clienti. Oltre al fatto che avrò meno posti, è tolto anche lelemento più attrattivo» spiega il proprietario. «In definitiva, subirò certamente un taglio agli introiti, ma non ho nessuna intenzione di ridurre il personale. Mi darò da fare, lavorerò di più e credo di poter riuscire a cavarmela con un po di sacrifici». Sul tema dehors lAscom e alcuni gestori singolarmente, hanno presentato nei giorni scorsi un ricorso al Tar contro lordinanza comunale.