Come si fa a sapere con certezza se quel quadro antico, esibito come opera di un grande maestro del passato, da Tiziano a Caravaggio, è davvero un suo capolavoro o della sua bottega? Chi sono gli esperti in grado di sancirne la corretta attribuzione, che dovrà essere riconosciuta come tale dalla comunità scientifica internazionale? E una volta individuati i nomi degli esperti e ottenuto il parere congiunto di almeno tre specialisti, quanto bisognerà spendere per una loro perizia che, in gergo, si dice expertise! Le risposte a queste domande non interessano solo l'erede di un patrimonio d'arte, ma anche chi acquista oggi sul secondo mercato l'opera di un old master, quotato qualche milione di euro. È noto, infatti, che le case d'asta si sgravano di ogni responsabilità affermando, in una clausola scritta in fondo ai cataloghi di vendita, che il nome dichiarato è una semplice opinione che può essere riesaminata o modificata prima della vendita. La questione si fa ancora più delicata in presenza di opere d'arte antica di cui mancano prove documentarie per ricostruire la genesi e i passaggi di proprietà e per le quali fa testo soltanto l'occhio del conoscitore. La forbice del valore tra opera autografa e di bottega può essere enorme. Due casi di attualità meritano di essere analizzati sotto la lente dell'art advisor: la mostra di Tiziano che apre alle Gallerie dell'Accademia di Venezia dal 26 gennaio al 20 aprile, e quella di Caravaggio, in corso al Museo regionale Pepoli di Trapani fino al 14 marzo. La retrospettiva «L'ultimo Tiziano e la sensualità della pittura», a cura di Sylvia Ferino-Pagden e di Giovanna Scirè Nepi, proviene dal Kunsthistorisches di Vienna e presenta, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Veneziano, 28 capolavori assoluti. Sono opere dall'autografia indiscussa, documentate nei loro passaggi fin dal giorno in cui Tiziano le licenziò dalla bottega e appartengono oggi ai più importanti musei del mondo. La mostra educa lo sguardo al vero Tiziano, un maestro rarissimo sul mercato delle aste, nonostante gli 800 passaggi registrati negli ultimi 20 anni come «bottega di», «alla maniera di» o «della cerchia di», sfumature che incidono in modo significativo sul prezzo. Se, infatti, il lavoro di un allievo minore è stimato da 30mila a 80mila , quello del maestro può quotare fino a 73 milioni, tanta è stata l'offerta della National Gallery di Londra - per altro declinata dal proprietario lord Halifax - per il «Ritratto di giovane con guanto», uno dei pochi Tiziano che ancora restano in mani private in Inghilterra. Tutt'altra storia per l'opera di Caravaggio che, non avendo avuto bottega, o è autentica e può quotare fino a 40-50 milioni di euro o è una copia e non vale nulla. Sta sollevando, infatti, molti quesiti e polemiche la mostra «Caravaggio. L'immagine del divino», proveniente dal Museo di Malta e realizzata dalla Regione Sicilia con la Soprintendenza Speciale al Polo Museale Romano, per celebrare i 400 anni del passaggio sull'isola dell'artista lombardo. Ben 17 studiosi compongono il comitato scientifico, ma dei tre esperti che la comunità internazionale riconosce in grado di sancire la paternità di un Caravaggio, ne compaiono soltanto due: Mina Gregori e sir Denis Mahon. Tra le 14 tele esposte, riferibili all'ultima produzione tra Malta, la Sicilia e Napoli, ci sono capolavori assodati come «La Resurrezione di Lazzaro» e «L'Adorazione dei Pastori» del Museo regionale di Messina o «La sepoltura di Santa Lucia» che per la prima volta, dopo il restauro, esce dalla chiesa di Santa Lucia al Sepolcro di Siracusa e la new entry «I Bari», tela che Denis Mahon acquistò in asta nel 2006 per 50mila e che dopo il restauro Mina Gregori ha definito importante replica autografa de «I Bari» oggi al Kimbell Art Museum di Forth Worth (Texas). Accanto ad essi compaiono, tuttavia, non pochi dipinti problematici e dall'attribuzione discutibile: le due versioni del «Sacrificio di Isacco» (di Modena e Princeton), «L'Estasi di San Francesco di Udine», la «Decapitazione di San Gennaro di Palestrina». E la loro pubblicazione in catalogo - firmato da Mahon, 97 anni compiuti - non è sufficiente a renderli autentici agli occhi di tutti. Il giorno in cui i loro proprietari volessero venderli come opera di Caravaggio, dovranno procurarsi anche il consenso di Keith Christiansen del Metropolitan Museum di New York: ci riusciranno?