Maresciallo dei carabinieri spezzino ha riconosciuto ad un'asta l'opera rubata nel 1974 Per i devoti della Pieve, depredata 33 anni della sua Madonnina, la ricomparsa della tela è un segno di San Venerio. Per il nucleo tutela del patrimonio artistico dei carabinieri di Torino, è il risultato di faticose indagini. E per don Augusto Caprili, parroco del Favaro da cinquant'anni, è un sogno che si compie: tanto più che a riconoscere e bloccare l'opera ad un'asta, è stato un maresciallo spezzino, un "favarese", che gli aveva promesso: «Padre, ve la riporterò in chiesa...». È bella, questa storia. I militari torinesi, grazie al maresciallo spezzino Fabrizio Rossi, hanno rintracciato la bella tavola della "Madonna con bambino", opera della seconda metà del Quattrocento, di Jacopo Spinoloto, rubata dalla Pieve di San Venerio la notte del 28 febbraio 1974. La tela ha subito restauri di basso profilo, ma fortunatamente non è stata cancellata la firma: Spinoladus de Spediae, 1474. Chissà in quante mani è passata, in trent'anni, prima di finire ancora all'asta: ma è sostanzialmente intatta, ed è stata riconosciuta dalla parrocchia. Ora il magistrato dovrà disporne il destino: e si spera che la ridia alla Pieve. Non è scontato, purtroppo. In trent'anni si sono accumulati giri di denaro e passaggi strani, e rivendicazioni di proprietà: finché il nucleo specialisti dell'Arma ha detto basta, come fa da quel 3 maggio '69, anno in cui l'Italia lo fondò, per fermare il dilagante fenomeno dei furti di opere d'arte. Solo l'anno dopo, l'Unesco avrebbe sollecitato gli altri paesi a fare altrettanto. Dal '90, è nata la Banca Dati delle opere d'arte da ricercare. E dal 2001, il comando ha assunto il nome "carabinieri tutela patrimonio culturale". L'attesa, al Favaro, è forte. Perfino su Internet, l'editrice Irene Giacché, aveva immesso anni fa la foto del quadro, e la scritta "chi l'ha visto?", nella speranza di ritrovarlo. Si legge che il furto avvenne in "una notte fredda e piovosa": i ladri, "entrati da una finestrella della sacrestia, con una scala recuperata nel cimitero, avevano dimostrato una buona conoscenza degli ambienti, e cancellato anche abilmente le impronte fangose lasciate". L'esperto Piero Donati, profondo conoscitore della nostra terra, nella quale è nato, così aveva scritto: «Come Soprintendente, vorrei ricordare che l'interno della Pieve è stato spogliato di un importante dipinto su tavola dello spezzino Jacopo Spinoloto, vissuto nel secolo XV. Era stato restaurato fra il 1957 e il 1959 da Martino Oberto, a Genova. Il dipinto, 140 per 64 centimetri, costituiva lo scomparto centrale di un polittico». Proprio Donati aveva messo a disposizione la fotografia della tela, con la speranza che qualcuno potesse fornire indicazioni utili al suo ritrovamento. A dirla tutta, il sito era nato anche per protesta contro alcuni interventi giudicati temerari, nella ristrutturazione del piazzale della Pieve. Un intervento - si legge - curato dal Comune della Spezia in stile architettonico modernizzante, e fin troppo levigato, fino a distorcere il rapporto fra la chiesa, il vicino oratorio barocco e la torre, anche per la presenza di un curioso complesso monumentale, in cui si staglia un masso marmoreo, peraltro residuo di lavorazione di cava apuana... Questa parte, insieme alle schede storiche sulla Pieve, porta la firma - autorevole - della studiosa Eliana Vecchi, autentica autorità in materia: sue sono le ricerche sulle tracce di San Venerio nel golfo, che negli anni hanno scoperto pagine inedite sulla vita dell'eremita, patrono del golfo, protettore dei fanalisti d'Italia, che visse al Tino, fino alla morte nel 630, inventando - così vuole la leggenda - anche la vela latina. La Pieve, era stata ricostruita dai signori di Vezzano, nel 1084, ma è ben più antica: «II toponimo di Pieve fa ben comprendere quanto fosse centrale nelle vicende sociali della comunità - spiega - conserva ancora tracce archeologiche antiche. Frammenti ceramici di età preromana, e resti edilizi, che fanno ipotizzare l'erezione dell'edificio sacro sopra una struttura residenziale di età imperiale. Oggi la storica chiesa spezzina chiesa si presenta splendida nel suo impianto romanico. Una semplice facciata a capanna aperta da un unico portale ad arco lunato, sormontato da una bifora, con archetti ogivali, e la colonnina a capitello a foglie, più vicina al gotico, ma la sua storia è ben più antica». Dove tutti ora sperano di poter riavere la sua Madonna...