LINTERVENTO Lautore è vicepresidente di Confindustria Firenze e responsabile del turismo di Confindustria Toscana La Toscana è un grande imbuto: chiunque la visiti per qualche giorno di vacanza, sia in Versilia, in Chianti o in Maremma, non può fare a meno di passare qualche ora fra il Ponte Vecchio e il Duomo. È unattrazione fatale, un grande gorgo mediatico, che finisce per coinvolgere anche i turisti più esigenti. Spostare il David, vero simbolo della città, fuori le mura, era una mia vecchia idea di alcuni anni fa. Proposi di collocarlo nel nuovo museo di arte contemporanea, il Meccanotessile, le cui sorti sembravano già molto incerte. Il capolavoro di Michelangelo avrebbe salvato il museo. Nessuno fra gli artisti di oggi avrebbe rifiutato una sua opera a far da cornice ad una delle massime icone dellarte, che da sola avrebbe garantito almeno un milione di visitatori allanno. Rifredi ne avrebbe avuto immenso giovamento. Intorno al museo sarebbero nati negozi, ristoranti, alberghi, che avrebbero lanciato il quartiere già di per sè bello, a ridosso del centro. In poco tempo sarebbe diventato di gran moda. Una di quelle operazioni che, ciclicamente, si fanno a Londra, Parigi, Berlino. New York in questo modo ha creato il mito del Village, di Soho, di Tribeca. Adesso del Meat Market e di Harlem. Sono operazioni urbanistiche e immobiliari. Anche speculative, certo. Ma che riscattano e valorizzano pezzi di città. Altrimenti avremo sempre un centro storico straordinario affogato in periferie banali e di nessun pregio. Come sappiamo, il David non si è mosso. Anche in quelloccasione, intellettuali e storici dellarte levarono le loro grida indignate. Il museo non si è fatto, con grande spreco di denaro pubblico, e Rifredi si è dovuta accontentare di un supermercato. In unepoca in cui le grandi opere darte girano il mondo, in uno scambio culturale, umanistico e di pace di immenso significato, al David è impedito di fare un paio di chilometri. Questo anche per una collocazione provvisoria. Veniamo al turismo. Firenze deve scegliere tra qualità e quantità, o meglio deve unire quantità, ormai irrinunciabile, a qualità. Il nastro di gente che si snoda da Pitti a San Marco per molti mesi dellanno è francamente orribile. Così come il tragitto Stazione-Rialto-San Marco a Venezia. Dobbiamo per forza allargare larea di calpestio dei turisti o la quantità scaccerà la qualità, sta già succedendo, e dopo deperirà essa stessa. La Leopolda potrebbe essere una buona occasione. Anche quellarea ha grandi potenzialità; vicina allArno, con il parco delle Cascine dove adesso non vedi un solo turista, mentre Central Park, Saint James, il Bois De Boulogne ne sono pieni. Il polo della musica, un nuovo e magnifico centro congressi, un centro darte contemporanea. Il tutto sotto lo sguardo vigile e attento del David. Uno sguardo che guarda lontano, al contrario della classe dirigente di questa città ben raffigurata dalla stupenda opera di Pistoletto a Porta Romana: la cultura che fugge da Firenze. Questa potrebbe essere una grande scommessa, insieme a quel filotto magico che in quattro chilometri può riunire il City Airport di Peretola alla stazione dellalta velocità di Foster, al centro fieristico della Fortezza Da Basso, alla cupola del Duomo. Questo è lultimo favore che il David di Michelangelo potrebbe fare per Firenze.