Esposto contro il cantiere a Capo Coda Cavallo. Gli ambientalisti contestano la lottizzazione vicino allo stagno di Salina Bamba. Ma il sindaco Marongiu difende le scelte fatte: quel progetto è precedente al piano paesaggistico e ha ottenuto tutti i via libera anche dalla Regione. SAN TEODORO. Le ruspe in azione da qualche mese non sono passate inosservate. E sulla lottizzazione di Salina Bamba, a Capo Coda Cavallo, si sono riaccesi i riflettori, come già accaduto nel '99. Allora come adesso, a volerci vedere chiaro sono le associazioni ecologiste "Gruppo d'intervento giuridico" e "Amici della terra" che contestano l'intervento edilizio attualmente in costruzione, «realizzato - sottolineano in una nota - vicino alle sponde dello stagno Salina Bamba, un'area ricca di vegetazine mediterranea nell'incantevole promontorio di Capo Coda Cavallo». I lavori in questione, riguardano la realizzazione di cinque ville da parte della società Immobilmare srl di Cabiddu C di San Teodoro, ultime concessioni edilizie rilasciate dal Comune che fanno parte di un piano di lottizzazione di 115 mila metri cubi già realizzati per oltre il 90 con strutture residenziali e ricettive, la cui convenzione era stata sottoscritta nel 1976 tra il Comune di San Teodoro e la Gredos spa, diventata poi Ciet Piemonte spa. «Dopo l'approvazione del Ppr, si possono costruire legittimamente ville a pochi metri dal mare?», si chiede il responsabile delle associazioni, Stefano Deliperi. Il quale fa sapere di avere già inoltrato un esposto alle istituzioni competenti statali e regionali, al Comune, al Corpo forestale, ai carabinieri del Noe e alla procura della Repubblica di Nuoro «per avere copia delle eventuali autorizzazioni e perchè vengano svolte le accurate verifiche di legge sui lavori recentemente avviati». Deliperi evidenzia che «l'area interessata rientra nella fascia di conservazione integrale dei 300 metri dalla battigia ed è tutelata con specifico vincolo paesaggistico nel Ppr». Contesta, dunque, la nuova costruzione in atto ma anche una variante del'99, provvedimento che già allora finì nel mirino degli ambientalisti, cosa che gli uffici comunali ricordano molto bene. Tant'è che ora, il sindaco Gianni Marongiu, per difendere l'operato dell'amministrazione ricorda proprio quell'episodio, giornale alla mano, datato 20 novembre 1999. «Prima Deliperi sollevò il caso - spiega - ma successivamente, dopo aver visionato gli atti, lui stesso in un'intervista alla Nuova aveva riconosciuto che la lottizzazione era stata fatta salva perchè le opere di urbanizzazione erano state avviate prima dell'entrata in vigore dei piani paesistici: con il 40 delle opere eseguite, i progetti possono essere portati a termine, aveva detto. Non capisco, quindi, perchè ritorni su queste accuse. In ogni caso, sarebbe opportuno prima avere in mano la documentazione e poi fare gli esposti, e non il contrario. Comunque, confidiamo nella sua serietà e i nostri uffici, con lo stesso spirito di nove anni fa, sono ancora una volta a sua disposizione per l'acquisizione della documentazione necessaria a fare chiarezza sulla lottizzazione una volta per tutte». Dall'ufficio tecnico ribadiscono che le cinque concessioni edilizie in questione, sono state rilasciate «previa autorizzazione da parte dell'Ufficio tutela del paesaggio e della Soprintendenza, sostenute anche da un parere legale e da un parere rilasciato dalla Regione». In merito alla variante del '99, precisano che «l'articolo 10 bis delle legge regionale 4589 stabilisce che possono essere completate le opere previste nei piani di lottizzazione anche all'interno dei 300 metri che abbiano avviato i lavori per le opere di urbanizzazione alla data del 17 novembre '89. Norma attualmente in vigore - concludono -, la cui efficacia è stata confermata anche da due recenti sentenze del Tar».