ROMA - E ora di cambiare il nome al «ministero per i Beni e le Attività Culturali». Troppo lungo e anche troppo riduttivo. Lo dice il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli che spiega: «Possiamo dire che il fantasma del Minculpop si sia ormai dissolto. Se per alcuni decenni del dopoguerra pronunciare le parole "ministero della Cultura" avrebbe potuto preludere a quella memoria inquietante, oggi non è più così, grazie alla distanza storica e alla crescita di consapevolezza ormai maturata». In tutta Europa il corrispondente ministero è denominato semplicemente «ministero della Cultura» e secondo Rutelli il nome va modificato anche perché: «Diverse importanti iniziative assunte nellultimo anno indicano un sostanziale ampliamento dei compiti del ministero, che stanno stretti nella dizione di "Beni e attività". Basti pensare al Consiglio nazionale del Design, alla partecipazione al Programma industria 2015 e ad altre iniziative».