Lultimo piano è il trasferimento in via Mascheroni: ma completarlo nel 2008 è impossibile E una decina di "amici" governa il consiglio -------------------------------------------------------------------------------- Ci siamo abituati fin da quando avevamo i pantaloni corti: arriva qualcuno a dire che la soluzione per Brera è a portata di mano. Lo ha fatto anche il ministro Rutelli annunciando a una cittadinanza preoccupata per altre cose, stufa e distratta: «Nel 2008 il problema di Brera sarà risolto». Come? Lo ha precisato il sottosegretario Dalla Chiesa: «Trasferendo la parte didattica dellAccademia nella caserma di Via Mascheroni». Se tutto fila liscio, crisi di Governo permettendo, il trasloco dellAccademia, se mai si farà, lo vedremo nel 2013 tra progetti, appalti e relativi bandi europei, salvo giocare a nascondino e farci ammonire dalla commissione. Il 2008 sarà dunque solo un altro anno degli annunci, come lo furono il 72, il 77, l83 e così via con cadenza biennale sino ad oggi. Per la Milano che ama i record qui battiamo tutti sulla durata, con una vicenda di contese mai finite tra istituzioni dello Stato cominciata nel 1882, quando cioè la Pinacoteca si stacca dallAccademia e inizia una sorda lotta di occupazione di spazi nel vecchio palazzo e nellattigua chiesa. Ai cultori della storia Stefano Zuffi ricorda che la questione Brera era già in campo ai tempi di Maria Teresa, e se non cè riuscita lei è segno che una sorta di maledizione aleggia su quei vecchi mattoni. Ripercorrendo lintera vicenda dal dopoguerra a oggi cè però qualcuno che scompare dallo spettacolo: il pubblico. La scena è aperta e gli attori, i contendenti, restano soli sul palcoscenico, nei loro violenti, subdoli scontri nemmeno un accenno ai visitatori della Pinacoteca: dellutente non se ne parla, lui non centra. Sono finiti i tempi del soprintendente Russoli, delle sue idee sullapertura della Pinacoteca al grande pubblico, del ruolo di un museo come generatore di cultura e non solo luogo di conservazione delle opere. Da almeno un trentennio assistiamo a conflitti tra Pinacoteca e Accademia, tra soprintendenze e tra queste e il Ministero, tutti contro tutti, non senza una vittima: il soprintendente Bruno Contardi, morto di affanno e di amarezza. A pagare le spese, tante dallacquisto del palazzo Citterio del 1972 voluto nel 72 da Franco Russoli per dare spazi alla Pinacoteca sino ad oggi, sono i soliti: noi cittadini contribuenti e noi mancati visitatori di un museo che nasconde nei depositi le sue opere e che vive la sua lenta agonia. Chi ci difende? Nella colpevole sospetta disattenzione dei ministeri forse solo gli Amici di Brera, unassociazione nata nel 1926, sorta di Davide contro Golia, certo abbandonata dalla famosa "borghesia" milanese di cui tanto si parla e si rimpiange, unassociazione che rinnova il suo Consiglio coi voti di unassemblea ridotta al lumicino: una decina di soci per nominare 17 consiglieri. In tutta la vicenda fa impressione la quantità di progetti che si sono succeduti, solo in parte realizzati e lasciati sulla carta. Dopo lacquisto di Palazzo Citterio ( il n 12 di via Brera) gli architetti Ortelli, Sianesi e Sambonet mettono mano al primo progetto (Brera 1) mai realizzato e divenuto poi Brera 2, lavori cominciati a partire dal 1975 con le demolizioni e la costruzione di due grandi spazi sotterranei per esposizione nel giardino di Palazzo Citterio. Nel 1977 muore il soprintendente Franco Russoli che non vedrà la fine dei lavori (mai comunque terminati). Nel 1984 Carlo Bertelli, soprintendente della Pinacoteca, nelledificio realizzato solo in parte allestisce due mostre. Il progetto viene comunque abbandonato dopo aver investito qualche miliardo di allora. Nel 1986 entrano in scena gli Amici di Brera che appoggiati da uno sponsor, la fondazione dellIstituto San Paolo di Torino, danno incarico allarchitetto James Stirling di fare un nuovo progetto, in minima parte realizzato: quello che verrà poi stoppato brutalmente da Sgarbi allora sottosegretario del ministro Urbani. Intanto la Fondazione San Paolo ha già buttato in questa fornace quasi 8 miliardi. Sullo sfondo sempre la lotta tra Pinacoteca e Accademia per gli spazi, al grido di: Palazzo Citterio a chi? AllAccademia viene proposto un trasloco parziale e si comincia a parlare di Bovisa: unipotesi morta ancora prima di nascere. Poi si parla persino di Palazzo Cusani, quel tetro edificio di fronte a Palazzo Citterio di proprietà del demanio militare: cè un circolo ufficiali e un pezzo di Nato. Ipotesi caduta, ovviamente. Nel frattempo si fa avanti un nuovo sponsor, Banca Intesa, incaricando nel 2004 larchitetto Alberico Belgiojoso di redigere lennesima proposta che sfocia in un Progetto Preliminare alla Progettazione (D.P.P.), dando per scontato il trasloco degli spazi didattici dellAccademia, ma anche lutilizzo da parte di questultima di ampi spazi in Palazzo Citterio, come desiderato dal Ministero e certamente anche dallAccademia: valore previsto delle opere 43 milioni di euro. Lultimo progetto. Si farà tutto questo? Nel 2008 come annunciato dal ministro? Tra le altre mille domande una banale ma non tanto: possibile che tra tutti questi progetti non si riesca a eliminare o ridurre il condominio tra Accademia e Pinacoteca, ma anzi lo si ampli in Palazzo Citterio? LAccademia si è gonfiata a dismisura coi suoi 850 corsi di insegnamento e quasi 400 docenti per 2600 allievi, ma questa è unaltra questione. Ma se è dallOttocento che le due istituzioni non vanno daccordo, cosa speriamo oggi? Cosa si aspetta a far uscire il problema dal chiuso delle soprintendenze e dei ministeri per parlarne alla città? Si sono mostrati allUrban Center tutti i nuovi progetti di Milano, perché Brera no? Grande Brera? Brera in Brera? No: Brera puerto escondido.