Il direttore Tonelli si augura che sia loccasione per una ripresa del dialogo tra Comune e Soprintendenza "Occorre che una volta per tutte sia fatta chiarezza" la delibera Stupore per ladozione di un provvedimento senza il confronto con le categorie del settore -------------------------------------------------------------------------------- Ascom ha mantenuto la Promessa e ieri ha presentato il ricorso al «Tar» contro Comune, ministero dei Beni culturali e Soprintendenza. Latto se la prende con la delibera riguardante i dehors secondo la quale i titolari di un locale pubblico dovrebbero prima ottenere lassenso della Soprintendenza e poi chiedere il permesso al Comune per installare una veranda esterna. Una procedura considerata farraginosa e del tutto impraticabile dai commercianti che per questo hanno deciso di ricorrere. «È giunto il momento di fare chiarezza una volta per tutte» lamenta il presidente dellassociazione di strada Maggiore Bruno Filetti, annunciando che nelle prossime settimane al ricorso inoltrato si affiancheranno quelli di alcuni gestori di pubblici esercizi con la richiesta di sospensiva della delibera. «Ascom Bologna - prosegue ancora Filetti - si augura che il ricorso costituisca per Comune e Soprintendenza unoccasione capace di far riprendere il dialogo e di far pensare al bene della città che è poi quello che più interessa ai cittadini e alle imprese». Per Ascom, lAmministrazione comunale «ha alzato bandiera bianca di fronte alle richieste della Soprintendenza e ha rinunciato alla responsabilità amministrativa che invece gli compete». Non solo. Lassociazione dei commercianti non nasconde lo stupore per lapprovazione di una delibera da parte della giunta «senza prima aver intrapreso una seria azione politica e un confronto» con le organizzazioni di categoria. Ascom ricorda, peraltro, come il provvedimento di palazzo dAccursio abbia previsto per lintera città unautorizzazione preventiva della Soprintendenza per tutti i dehors di tipologia successiva alla «uno» (tavolini e sedie) «con un aggravio notevole di tempi e costi, senza peraltro dare alcuna certezza sullesito finale delle domande di concessione. Da oltre tre anni la materia dei dehors è oggetto di interventi normativi del Comune e non ha ancora trovato un assetto definitivo. «Vi sono state variazioni, interpretazioni - insiste lassociazione commercianti - nuove procedure che hanno creato problemi enormi nella concessione delle autorizzazioni». Non solo. La situazione è rimasta «confusa anche riguardo ai rapporti tra il Municipio e le Belle arti che non hanno trovato unintesa duratura, capace di rispondere alle esigenze di sviluppo delle imprese e al bisogno dei cittadini di vivere la città come desiderano». Filetti insiste rievocando tutti i passaggi della vicenda: «Ci pareva che la misura fosse colma e invece, a fine dicembre, la maggioranza dei gestori di pubblici esercizi ha subito lennesima doccia fredda in coincidenza con il periodo di presentazione della domanda di concessione di dehors per il 2008». Il ricorso arriva nel periodo in cui è cominciato lo smantellamento delle verande più ingombranti a partire da quella del «Gran Café» di via Altabella. I gestori di locali pubblici accusano il Comune di non aver saputo imporre un iter praticabile alla Soprintendenza sfruttando un potere politico che conferisce al Municipio la possibilità di decidere in materia di dehors. «Il parere delle Belle arti è obbligatorio ma non vincolante» ha ribadito più volte il direttore di Ascom Giancarlo Tonelli. Della stessa opinione è anche il giurista Giulio Volpe chiamato a esprimersi dallavvocato Franco Potitò il quale ha già presentato un ricorso al Tar per conto di alcuni gestori. In definitiva, secondo gli esercenti, palazzo dAccursio avrebbe potuto benissimo stabilire una procedura chiara e rapida anche in presenza dei mugugni della Soprintendenza.