L'Archivio storico del Banco di Napoli, il piu' importante luogo di documentazione storico-economico esistente al mondo secondo la Soprintendenza Archivistica per la Campania, e' stato posto sotto tutela. Il vincolo si estende anche all' annessa Biblioteca con un patrimonio di oltre 80mila volumi e all' Emeroteca. Attraverso l' atto di notifica di 'notevole interesse storico' non potra' essere compiuto alcun atto di smembramento o di trasferimento in altra citta' senza che la stessa Soprintendenza Archivistica non ne sia informata e non abbia dato la sua autorizzazione. La decisione e' stata adottata dalla soprintendente Maria Rosaria de Divitiis con un provvedimento in base agli articoli 6 e 7 del decreto legislativo n.490 del '99 del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali ed ambientali. Il provvedimento fuga cosi' ogni possibile timore su eventuali, anche se mai annunciate, iniziative di trasferimento dopo la fusione per incorporazione del Banco di Napoli spa nel Sanpaolo. L' Archivio e' di proprieta' di una fondazione, l' Istituto Banco Napoli, con patrimonio del tutto autonomo ma ha sede nel cinquecentesco Palazzo Ricca di via Tribunali di proprieta' ora del Sanpaolo. Non ci potra' essere, ove mai fosse stato ipotizzato, alcun provvedimento di 'sfratto' in virtu' del vincolo che riguarda la documentazione ma che si estende anche al palazzo che la ospita. Nello stesso tempo la tutela riguarda anche la biblioteca e l' emeroteca che fino alla fine di dicembre erano di proprieta' del Banco di Napoli spa ora Sanpaolo. "Questo provvedimento - spiega la de Divitiis - consente di tutelare le radici culturali, economiche e storiche di un' importante fetta del patrimonio artistico del Mezzogiorno. L' intervento consente di salvaguardare una parte significativa della memoria e di evitare ogni eventuale dispersione che ne avrebbe alterato in maniera irreversibile l' integrita"'. Secondo il direttore della Fondazione Istituto Banco Napoli, Aldo Pace, "il vincolo rappresenta un fatto molto positivo che consente di mantenere nel Sud, in particolare a Napoli, un patrimonio sicuramente unico al mondo. Si tratta di una ricchezza che non parla solo del passato ma che e' fonte di ispirazione attuale per centinaia di ricercatori che ogni anno vengono ad attingere per i loro studi al nostro patrimonio". L' Archivio partenopeo, a due passi da Castelcapuano, la vecchia sede del Tribunale di Napoli, con oltre mezzo milione di scritture custodite in circa 300 stanze conserva, tra un mare di documenti e di libri, importanti spaccati della storia d' Italia. Trae origine in particolare dai banchi pubblici dei luoghi pii, sorti a Napoli tra il XVI e il XVII secolo. Il primo degli istituti pii a svolgere attivita bancaria fu il Monte di Pieta' fondato nel 1539 con lo scopo filantropico del pegno senza interesse, in concomitanza con l' espulsione degli ebrei, voluta da Carlo V, che praticavano il prestito ad usura. In seguito furono riconosciuti altri sette banchi pubblici. Rappresentano proprio questi istituti l' origine storica del Banco di Napoli. Nell' Archivio sono custoditi in particolare 2478 volumi di scritture patrimoniali, che riguardano la gestione delle attivita' connesse al patrimonio dei banchi pubblici, e oltre 275 mila volumi di scritture apodissarie che documentano i rapporti con la clientela, con la registrazione delle operazioni compiute e 181 milioni di pagamenti originali o bancali. Ad attirare la curiosita', tra gli altri documenti, sono proprie le bancali, qualcosa di molto simile agli odierni cheques emessi dai singoli correntisti. Una volte estinte, cioe' passate all' incasso, erano archiviate mediante il sistema della infilzatura, venivano cioe' trapassate attraverso un punteruolo, mediante uno spago di canapa. La filza era poi sospesa con un gancio alla volta del soffitto della stanza dell' Archivio. Le carte patrimoniali del Banco di Napoli, poi, consentono una ricostruzione non solo delle vicende interne dell' istituto ma anche dell' economia e della societa' meridionale fino a quasi la prima meta' del nostro secolo. Quasi sempre le fedi di credito e le polizze degli antichi banchi pubblici napoletani contenevano la causale del pagamento. Cosi', attraverso le fedi di credito e le polizze emesse a favore di noti ed illustri pittori, scultori, architetti, e' possibile avere una descrizione dettagliata dell' opera commissionata. E nelle bancali quietanzate al momento del pagamento dei lavori e' possibile rilevare il costo delle opere e la firma autografa degli autori. Di notevole importanza, specie per ricostruire le vicende migratorie del Nord America, anche le carte del Servizio Emigrati (1904-1926) che raccolgono tutto il materiale documentario relativo all' organizzazione del servizio emigrazione. Insieme con gli 80 mila volumi della Biblioteca, sono sotto tutela anche 45 mila periodici, in particolare riviste economico finanziarie, bollettini, pubblicazioni giuridiche. (ANSA). TOR