LE CONSEGUENZE (cdm) L'annunciata riforma delle Soprintendenze non è una riorganizzazione "asettica" confinata nel mondo della burocrazia. È una "rivoluzione" che, a sentire i dipendenti delle Belle arti udinesi, rischia di moltiplicare gli adempimenti (e di allungare i tempi) a carico di chi si avventura nel ristrutturare un edificio vincolato. Un esempio? Prendiamo un privato, o un Comune come quello di Udine, che decida di rimettere a nuovo un bene tutelato (potrebbe essere l'Odeon). Se, finora, una sola Soprintendenza, quella mista, si occupava sia dei beni architettonici (mura, tetto, fondazioni, solai...) sia di quelli storico-artistici (affreschi, statue, stucchi...) e quindi serviva un solo placet, adesso, secondo quanto spiegano i dipendenti dell'ente udinese, ne serviranno due. Ci sono degli affreschi? «La nuova Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici sarà competente fino all'intonaco, ma poi dell'affresco dovrà occuparsi quella per i beni storici e artistici. Quindi, serviranno due autorizzazioni, che diventeranno tre nel caso in cui il bene vincolato presenti degli scavi con sottofondazioni: qui, infatti, deve intervenire la Soprintendenza archeologica». Si moltiplicheranno i pareri e gli interlocutori con cui confrontarsi, aumenteranno i costi (per dire una cosa piccola: invece di due marche da bollo, una per la domanda e una per la risposta, ne serviranno quattro o sei) e, di conseguenza, si allungheranno i tempi. A dilatare l'iter autorizzativo potrebbe contribuire, secondo i dipendenti della sede udinese delle Belle arti, anche la carenza di organico: la "torta" del personale, già suddivisa in tre fette con la prima riforma del 2002 e la nascita della direzione regionale e della soprintendenza archeologica, adesso potrebbe essere sottoposta ad una quarta ripartizione per lo sdoppiamento della Soprintendenza mista. Negli ultimi anni, ricordano i dipendenti, gli ispettori (quelli che istruiscono e approvano i progetti su beni vincolati, che mettono i vincoli e progettano e dirigono i lavori di restauro sui monumenti) sono calati da 20 a 8 e, per la nostra provincia, sono quasi dimezzati. Per rimpinguare l'organico servirebbero altre 15 persone. Oltre ai 48 della sede udinese, l'istituto conta 25 dipendenti al museo del Castello di Miramare, 4 all'ufficio di Gorizia e un presidio di due persone annesso al Museo archeologico di Cividale.