Favorevoli e contrari. Dopo il David anche La Madonna del cardellino di Raffaello spacca il mondo della cultura. Ieri abbiamo dato la notizia della «trasferta» romana programmata a settembre al Quirinale. Il dipinto, un olio su tavola del 15061507, dal 1666 si trova agli Uffizi, non ha mai lasciato Firenze per una mostra, e dal 1999 è nei laboratori dell'Opificio per un delicato restauro. Manca dalla Galleria da quasi 10 anni e, a fine restauro (cioè a primavera) era logico aspettarsi che venisse mostrato prima di tutto a Firenze, l'unica città con cui ha un documentato legame filologico. Un po' com'era avvenuto nel 2002 con la Medusa di Caravaggio. Invece è stato deciso di mostrare «lo spettacolo» del restauro prima a Roma e solo in un secondo momento a Firenze. Creando anche un pericoloso precedente in fatto di movimentazione dell'opera stessa. Ieri abbiamo chiesto spiegazioni alla soprintendente Cristina Acidini che, trovandosi a Budapest per l'inaugurazione di una mostra dedicata all'epoca d'oro dei Medici, ha fatto riferimento «all'abitudine di mostrare al Quirinale le grandi opere e i restauri, come già accaduto per la Dama con l'ermellino di Leonardo, con i Bronzi di Riace, con il Satiro danzante ». Decisamente contrari a questa operazione «mediatica », si sono detti l'assessore alla cultura del Comune di Firenze, Giovanni Gozzini e l'ex-direttrice degli Uffizi, Annamaria Petrioli Tofani. «Il nuovo battesimo dell'opera - ha detto Gozzini - poteva e doveva essere fiorentino. Dal momento che sono 10 anni che non si vede e che il restauro è stato effettuato a Firenze, mi sembrava il minimo». Petrioli Tofani ha ribadito di essere «assolutamente contro lo spostamento delle opere d'arte. Operazioni come queste non giovano all'immagine della cultura italiana. Continuiamo così, facciamoci del male, proseguiamo a far correre alle opere dei rischi inutili. Sono favorevole alle mostre solo se motivate scientificamente e se non mettono in pericolo i capolavori». Netta anche la posizione del senatore di FI, Paolo Amato, che ha preannunciato un'interrogazione al ministro Rutelli: «La scelta di esporre a Roma, per la prima volta dopo dieci anni di restauro presso l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, La Madonna del cardellino di Raffaello, che da più di 350 anni rappresenta uno dei capolavori identitari degli Uffizi, non soltanto va contro quel Codice dei beni culturali sempre più spesso ignorato dalle stesse istituzioni preposte a farlo rispettare, ma sancisce anche la definitiva rinuncia da parte del Ministero per i Beni culturali di svolgere la funzione di tutela di un'opera d'arte, in luogo di valutazioni di carattere promozionale e che comunque si contrappongono alla garanzia della pubblica fruibilità di un'opera d'arte. Di questo passo si stravolge non solo la natura degli Uffizi ma, più in generale, quella di tutti i Musei italiani che si vedono trasformati in una specie di "bancomat" di opere d'arte da un Ministero che con atti del genere va a contraddire, sempre di più, la sua stessa missione istituzionale. Ed è grave che questa denuncia sia portata avanti, solitariamente, da Forza Italia». Più sfumata la posizione di altre personalità della cultura come la direttrice della Galleria dell'Accademia, Franca Falletti: «Il Quirinale ci rappresenta tutti e credo che la proposta non sia scandalosa. É vero che non c'è una motivazione scientifica, ma solo simbolica ». La storica dell'arte Mina Gregori si dice d'accordo con l'anteprima romana dell'opera, ma si augura che «una volta volta tornata agli Uffizi non viaggi più», mentre l'ex-soprintendente dell'Opificio Giorgio Bonsanti, parla dell'esistenza di «motivazioni non filologiche ma d'altro genere» dietro la scelta di mandare il dipinto a Roma. Eaggiunge: «Il Quirinale è un luogo simbolo ed è lì che l'orgoglio fiorentino deve mostrarsi in tutta la sua capacità, anche di restaurare un'opera del genere». Infine da Vittorio Sgarbi una proposta: «Per non fare torti a nessuno, sarebbe meglio annunciare agli Uffizi, mostrando l'opera per 23 ore, la mostra romana».