Il recupero della Punta della Dogana sotto la lente d'ingrandimento del Ministero dei Beni Culturali, per iniziativa del sottosegretario Da-nielle Gattegno Mazzonis. L'intervento di trasformazione dello storico complesso nel nuovo museo d'arte contemporanea della collezione di Francois Pinault è stato fin dall'inizio seguito dalla Soprintendenza ai Beni ambientali e Architettonici di Venezia. La sovrintendente Renata Codello ha discusso e concordato con il progettista giapponese Tadao Andò le scelte di riuso a fini museali dell'edificio seicentesco del Benoni e le ha anche difese e illustrate nel confronto aperto fino a poche settimane fa con la Commissione di Salvaguardia, che le aveva messe in parte in discussione: dalla decisione di installare sul tetto gli impianti di condizionamento a quella di invertire l'ingresso della Dogana, spostandolo in Campo della Salute, grazie anche ad alcune demolizioni interne. La Salvaguardia ha infine approvato il progetto di trasformazione che resta comunque ancora discusso: ultimo caso quello dell'asportazione di circa 600 metri quadri della pavimentazione storica in masegni, affidati a Insula, per fare posto al nuovo pavimento voluto dall'architetto giapponese di casa Pinault. E il progetto della Dogana fortemente criticato da Italia Nostra sarà uno dei temi al centro dell'incontro che nei prossimi giorni i vertici dell'associazione ambientalista avranno con il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli sul caso yenezia. Ora a decidere a seguire più da vicino l'intervento alla Punta della Dogana, sarà lo stesso Ministero dei Beni Culturali, come spiega il sottosegretario Danielle Gattegno Mazzonis: «Noi siamo assolutamente favorevoli al progetto di recupero della Punta della Dogana e giudichiamo la scelta di ospitarvi la collezione d'arte contemporanea di Franpois Pinault un'ottima soluzione per Venezia, anche in linea con quanto stiamo discutendo con la Biennale rispetto a una destagionalizzazione dell'arte contemporanea in città. Per quanto riguarda poi lo specifico intervento di recupero, abbiamo ritenuto di affidare ora al direttore generale dei Beni Culturali del Veneto, l'architetto Ugo Soragni, di seguirlo in modo più specifico, anche per tutti gli aspetti che riguardano la tutela e la difesa del territorio». L'architetto Soragni, interpellato in merito, conferma. «Visto che alla Punta della Dogana ci sono anche delle demolizioni in corso spiega il direttore regionale dei Beni Culturali si è ritenuto, d'intesa con il sottosegretario Mazzonis, che, a parte la Soprintendenza di settore (quella ai Beni Ambientali e architettonici di Venezia ndr) sia la Direzione regionale a seguire direttamente l'intervento». Una decisione che conferma l'attenzione con cui, anche al Ministero anche dopo polemiche e interventi si segue la trasformazione della Punta della Dogana, ma anche un modo per seguirne più direttamente lo svolgimento, trattandosi di un complesso storico-artistico di straordinaria importanza di cui lo Stato resta il proprietario, nonostante sia stato dato in concessione al Comune e da esso a Palazzo Grassi, per realizzare il nuovo museo Pinault.