SASSARI. «Le demolizioni a Orosei? Volano gli stracci mentre gli eco-mostri restano ben saldi sulle coste sarde». Non ha peli sulla lingua Alberto Boi, per oltre vent'anni capo amministrativo responsabile della vigilanza regionale in edilizia. Ruolo che, tradotto dal burocratese al linguaggio corrente, comportava l'onere di coordinare il lavoro di abbattimento delle ruspe e l'opera di eliminazione degli abusi urbanistici in Sardegna. Ma anche quello - come ricorda ancora oggi l'ex funzionario - di trovare alternative alle misure più drastiche. «Le cause delle ultime polemiche mi sembrano evidenti - continua Boi - C'è un'inerzia da parte della Regione, che nulla fa, dopo aver imposto tanti divieti, per controllare le irregolarità e reprimerle con la tempestività necessaria». «Nel frattempo- dice Boi- si calcola che nell'isola le violazioni abbiano raggiunto una cifra record: si parla di 55-60mila abusi edilizi, e riferisco dati approssimativi perché quelli ufficiali non vengono più forniti da tempo». Sessant'anni portati con il dinamismo di chi considera la pensione una nuova opportunità, dopo aver lasciato l'amministrazione sarda nel 1999, Alberto Boi prosegue la sua consueta attività da un'altra ottica: quella del consulente. A Cagliari ha messo su il Centro regionale per i servizi urbanistici, uno studio che dà suggerimenti e aiuto ai Comuni, agli altri enti pubblici, alla stessa magistratura, ma non opera per conto di imprese e privati. Laureato in giurisprudenza, alle spalle diverse specializzazioni in urbanistica, Boi fa anche il giornalista pubblicista: la domenica tiene una rubrica di commenti, consigli e informazione sul Sole 24 ore, nel supplemento del quotidiano economico dedicato a «Dipartimento e territorio», sezione specialistica che richiama i soliti campi d'azione. - Quando è cominciata la sua carriera alla Regione? «Per quanto riguarda il tema degli abbattimenti, sin dal periodo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta». - Qualche storia clamorosa? «Molte. A iniziare dalla demolizione dei casotti sul litorale di Platamona. Per proseguire con le costruzioni abusive a Bados, sulla costa di Olbia, e continuare con i falaschi di Cabras camuffati da capanni all'esterno e trasformati all'interno in ville con tanto di bagno». - Casi particolarmente spinosi sul piano sociale? «Anche su questo fronte, le vicende delicate sono state tante. In ogni modo l'importante è saperle gestire con efficienza, rispetto della gente, osservanza delle leggi». - E come si fa? «Intanto bisogna ricordare che le ordinanze di demolizione o sono firmate dai Comuni o sono imposte dall'autorità giudiziaria. Comunque le norme ancora adesso danno la possibilità di evitare le pene più gravi, abbattimento compreso, ricorrendo a specifici strumenti». - Quali, per esempio? «Una strada concerne le violazioni di più modesta entità. Consiste nel pagare una sanzione pecuniaria doppia rispetto a quella inflitta ed evitare così la demolizione». - Altre chance? «Far acquisire i manufatti costruiti in difformità al patrimonio pubblico. È stato il sistema usato per salvaguardare Cala Luna e Cala Sisine, le splendide spiagge in parte ricadenti nel territorio di Baunei. Bene: oggi ormeggi, mini-ristoranti e altre infrastrutture sono di proprietà pubblica e a gestirli credo siano ancora le stesse persone che le avevano realizzate violando le leggi. Una soluzione che nel medesimo tempo ha tutelato la natura, gli interessi sociali e l'ordine pubblico». - A che cosa è dovuta l'attuale stasi da parte della Regione nell'opera di abbattimento dei fabbricati abusivi? «So solo che tutto è iniziato quando ho lasciato il servizio e l'unità di vigilanza che dirigevo è stata accorpata all'urbanistica». - Come giudica questo stato di cose? «Un vero scandalo. Come consulente di molte procure della Repubblica sarde, sono testimone del vergognoso degrado al quale si stanno sottoponendo i litorali dell'isola. E tutto nel silenzio. Mi chiedo: a che serve fare una buona legge come quella salvacoste se poi non si esercitano i controlli?». - Ma perché queste operazioni dovrebbero ricadere proprio sull'amministrazione sarda? «Perché a dirlo sono una legge regionale, la 45, e un preciso articolo di quella stessa normativa, il 15. Affermano che la Regione con i suoi mezzi deve aiutare i Comuni, che non dispongono di proprie ruspe. Ciò significa che prima deve sorvegliare, poi individuare le violazioni e alla fine garantire le opere di demolizione». - Tornando a Orosei e ai successivi abbattimenti che interesseranno parecchi centri e città del Nuorese, che cosa pensa della situazione più nel dettaglio? «La magistratura non fa altro che il suo dovere. Ma certo i cittadini e i loro rappresentanti istituzionali hanno ragione a denunciare che gli interventi arrivano a 20-25 anni di distanza e riguardano fatti francamente minimali». - Mentre tutt'attorno...? «Lungo le coste della Baronia le violazioni urbanistiche sono centinaia. Altrove nell'isola proliferano a dismisura, accompagnate soprattutto da lottizzazioni irregolari. Mi risulta che gli uffici regionali non sappiano neppure quante siano esattamente le domande di condono. E se non le prendono in esame, l'abuso sotto il profilo legale rimane in tutta la sua interezza». - Conclusioni? «Da otto anni gli eco-mostri proliferano nel disinteresse: a pagare è soltanto qualche poveraccio che si è fatto la verandina o il terrazzino senza autorizzazione».
Sardegna - E alla fine gli ecomostri restano
Alberto Boi, ex capo amministrativo della vigilanza regionale in edilizia, ha parlato delle demolizioni a Orosei e delle violazioni urbanistiche in Sardegna. Ha affermato che la Regione non fa nulla per controllare le irregolarità e reprimerle con tempestività necessaria. Secondo Boi, le violazioni urbanistiche sono state calcolate a 55-60mila, e le demolizioni sono state ritardate di 20-25 anni. Ha anche parlato della necessità di trovare alternative alle misure più drastiche, come l'abbattimento delle ruspe, e di utilizzare strumenti come la sanzione pecuniaria o l'acquisizione dei manufatti costruiti in difformità al patrimonio pubblico.
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