In nome dellEsposizione il sindaco mastica amaro ma non cambia E Forza Italia è perplessa: la ricomposizione del conflitto non è sinonimo di qualità ---------------------------------------------------------------- Lui che rinuncia a correre per diventare sindaco, lei che in cambio gli promette la poltronissima della Cultura. Le clausole del contratto valgono ancora, e dopo lo scampato pericolo Sgarbi si rilancia come leader politico. A capo del proprio partitino che cambia nome e si posiziona in vista di probabili elezioni anticipate, alle quali il riconfermato assessore annuncia di presentarsi, per prenotare addirittura il posto di ministro ai Beni culturali. Naturalmente nellorbita del centrodestra. Non è successo niente, nonostante i lamenti un po moralistici della Moratti sul decadimento della cultura milanese ridotta a immagini «para-pedofile e blasfeme». E nonostante i suoi - questi sì condivisibilissimi - propositi di rilancio, con lannuncio di un nuovo corso che avrebbe dovuto proiettare la città sul grande circuito internazionale, per farla somigliare almeno un po a Barcellona o Berlino. Le sfuriate del sindaco, che venerdì scorso avevano fatto tremare i muri della sala giunta di Palazzo Marino, suonano adesso come strilli alla luna. Perché dopo il faccia a faccia di ieri mattina tra Letizia e Vittorio il new deal si riduce a questo, almeno nella versione sgarbiana: Palazzo Reale deve ospitare «mostre per tutti», le immagini di contenuto più forte saranno corredate da disascalie che «contestualizzano». La proiezione internazionale a colpi di forbici censorie. Lo dicono anche dalle parti di Forza Italia che questa ennesima ricomposizione tra il sindaco e lassessore discolo non sembra preludere a quel «salto di qualità» nellofferta culturale auspicato da tutti, a destra e a sinistra. Ma allora rimane da spiegare perché, ancora una volta, tra i due sia finita a tarallucci e vino. La tesi di un intervento dallalto non sembra reggere. Difficile immaginare un Berlusconi in tuttaltre faccende affaccendato che alza il telefono e consiglia al suo ex ministro allIstruzione di tenersi stretto Sgarbi per non creare ulteriori problemi al centrodestra nella più importante metropoli che governa. Più realistico dare credito al tam tam che risuona da settimane e che dipinge la stanza dei bottoni di Palazzo Marino come un castello di carte in equilibrio precario, fra alleati che litigano, assessori entrati in freddo con la Moratti, consiglieri di maggioranza sempre più inclini ad accendere il fuoco amico in aula. Al centro di tutto cè un sindaco indebolito dalle continue fibrillazioni interne alla compagine che lo sostiene, eppure autoconsegnatosi allordine di non toccare nulla in attesa degli eventi. Per ora nessuna carta può essere tolta: il castello crollerebbe. Bisogna aspettare fino al 31 marzo, solo allora si saprà se Milano ha vinto la gara dellExpo, e solo allora Letizia potrà mettere mano alla sua squadra. Con in tasca la Grande esposizione del 2015 sarà più forte, e forse troverà anche il modo di disfarsi di quelli che come Sgarbi la fanno penare o più semplicemente (e qui il pensiero corre allassessore al Traffico Croci) lhanno un po delusa. E magari darà seguito al proposito annunciato a più riprese in campagna elettorale, quando un anno e mezzo prima di Sarkozy lasciò balenare lipotesi di cooptare in giunta qualcuno che sta dallaltra parte. Se così dovesse andare, per questa operazione lassessorato alla Cultura sarebbe perfetto. Ma adesso non si può: Sgarbi può dormire sonni tranquilli, e perfino concedersi il lusso di fare arrabbiare di nuovo il sindaco. Tanto per altri due mesi abbondanti lei non lo caccia.
MILANO - Una pace obbligata per salvare il castello
Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e l'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, hanno raggiunto un accordo per la gestione della città durante l'Esposizione universale di Milano 2015. Il contratto prevede che Palazzo Reale ospiti mostre per tutti, con immagini di contenuto più forte sottolineate da disascalie. Tuttavia, Forza Italia è perplessa con questa ricomposizione, considerandola una mossa per non creare ulteriori problemi al centrodestra. Il sindaco è stato criticato per aver rinunciato a correre per diventare sindaco e per aver promesso alla Moratti la poltronissima della Cultura.
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