Si intitola «Copiare in architettura. Riflessioni su "Com'era, dov'era"», il convegno in programma oggi e domani all'Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, organizzato in collaborazione con la Fondazione la Fenice e l'Associazione Palazzo Cappello. Storici dell'arte, architetti, filosofi e progettisti si confronteranno sulle problematiche tecnico-architettoniche e filosofico-culturali che hanno accompagnato la ricostruzione di alcuni dei maggiori teatri lirici europei, quali il Gran Teatro del Liceu di Barcellona, il Teatro Real di Madrid, il Royal Opera House Covent Garden di Londra, il Teatro di Ratisbona, il Teatro La Scala di Milano e Io stesso Teatro La Fenice. Fra i relatori Pierre Rosenberg, già presidente-direttore del Louvre; Paolo Portoghesi, Paolo Fabbri, Paolo Legrenzi, Francesco Amendolagine, Andrej Tomaszewski, oltre a Rafael Argullol Murgadas, filosofo, scrittore e docente di Estetica e Teoria delle Arti all'Instituto Universitario di Cultura di Barcellona, di cui pubblichiamo un contributo relativo alla ricostruzione del Gran Teatro del Liceu di Barcellona, distrutto dal fuoco nel gennaio del '94 (due anni esatti prima delia Fenice) e ricostruito in appena cinque anni. Quando il 31 gennaio del 1994 a Barcellona bruciò il Gran Teatro del Liceo la notizia circolò per la città con l'impronta delle grandi catastrofi. Prima che le reti televisive, e ovviamente i giornali, informassero di quanto era accaduto, molti barcellonesi erano già diventati degli esperti dell'incendio. Una colonna di fumo si alzava verso un ciclo perfettamente azzurro. Ma il mare dei rumori era più impetuoso di qualsiasi colonna di fumo e rapidamente si diffuse ovunque. Il Liceo bruciava. Pare che ci siano tre ritmi differenti nel rumore che accompagna, e spesso accoglie, la catastrofe. Prima il rumore secco prodotto dalle voci di allarme scatena una curiosa corrente di inquietudine; poi, quando gli indizi si trasformano in sensazioni, il mare si ingigantisce fino a raggiungere i contorni di un'immagine desolante; alla fine, constatato già il peggio, la costernazione lascia lentamente spazio al bisogno di una speranza e, in alcuni casi, a una resurrezione. Ricordo che il giorno in cui bruciò il Liceo questi tre momenti furono ben percettibili, e inoltre, concentrati in un breve spazio di tempo. Mentre la colonna di fumo si espandeva e invadeva l'azzurro celeste, le reazioni e gli stati d'animo si susseguivano con gran rapidità. Allo sconcerto e alla tristezza seguirono, presto, le reazioni private e pubbliche che incitavano contro la devastazione delle fiamme di uno dei grandi simboli della città. Era un incitamento alla resurrezione, che tradotto in termini materiali, chiamava alla ricostruzione. Dal medesimo giorno della distruzione del Liceo non sembrò esserci stato, tra i cittadini, nessun dubbio sulla ricostruzione del teatro (...) È chiaro che, dopo lo stordimento dei primi giorni, si sentirono, sempre sottovoce, alcuni mormorii di dissenso (...) Era difficile, al contrario, sapere l'opinione reale dei cittadini, però si supponeva -così affermavano i giornali -che, come quasi tutti i politici, gli architetti e i melomani, anche loro fossero favorevoli a una ricostruzione fedele. Confesso che al principio non condividevo questa convinzione generale. Mi sembrava un poco ridicola l'idea di una clonazione architettonica. Non sarebbe stato meglio, da molti punti di vista, costruire un Liceo interamente nuovo? Architettonicamente il vecchio teatro bruciato era un buon edificio ma non un eccellente edificio; musicalmente era un auditorio migliorabile; scenograficamente era limitato, tanto che si adattava male alle grandi produzioni; urbanisticamente si sommergeva in una "enclave" che il tempo aveva trasformato in sinuosa e difficile. Sommando questi fattori la conclusione era schiacciante: era meglio costruire un nuovo edificio in un nuovo spazio. Tuttavia, dubitai della fondatezza di quest'idea. Era evidentemente un'idea giustificata sia dal punto di vista della modernità sia da quello della storia europea, benché l'applicazione dogmatica della rigida modernità avesse causato grandi disordini nella cultura materiale della seconda metà del ventesimo secolo. Sono un fervente ammiratore della modernità estetica e al medesimo tempo detesto sempre di più il dinamitaggio di ogni tradizione giustificato con la scusa della modernità dissimulata sotto una maschera avanguardista. Credo che quest'ultimo argomento fu quello che mi fece cambiare relativamente presto la mia'posizione rotturista iniziale per decantarmi a favore della ricostruzione di una icona tradizionale come era il Liceo (...) Mi risultò decisivo riconsiderare con maggiore forza il valore politico - nel senso della polis - dell'icona Liceo. L'incendio aveva riaffermato la sua funzione di simbolo universale per la città, che non poteva essere messa in discussione da un falso aristocratismo avanguardista. Poco più tardi, al ricevere la notizia dell'incendio "gemello", della Fenice di Venezia, non potei non pensare all'intima e strana relazione che durante i secoli ha avuto l'Opera con il fuoco(...) In un'epoca come la nostra nella quale da qualche decennio la novità si è confusa con l'originalità, sembra necessario paradossalmente recuperare la capacità di ritornare alle origini: lo spirito dell'origine in contrapposizione con l'ossesione di una originalità che, come s'è visto fino alla sazietà, si converte facilmente in un prodotto mani-fatturato di dimensioni planetarie. (...) Nella stessa maniera che difendiamo la biodiversità ecologica è fondamentale difendere la "biodiversità, culturale" che includa, in un primo piano, la capacità architettonica per rileggere le propie origini. Quest'ultimo argomento mi sembra decisivo nel momento di appoggiare la ricollocazione di icone comunitarie come il Liceo di Barcellona o la Fenice di Venezia. (...) Barcellona visse come un successo collettivo la sostituzione deOlmpronta spettrale del Liceo a opera del proprio teatro. Sì tratta dell'unica reincarnazione architettonica della quale conservo memoria, almeno nella mia città. Mi auguro che con la riapertura della Fenice la reincarnazione veneziana abbia un impatto simile.