Diciannove banchetti di grano da convertire in altrettante postazioni per i souvenir: è rivolta La giunta contava di arrivare all'approvazione della delibera in consiglio lunedì ma l'unica certezza, per ora, è che il voto slitterà di almeno una settimana, parola di Giuseppe Bortolussi, assessore alle Attività Produttive e anche di Piero Rosa Salva, capogruppo Pd: «Lunedì mattina avremo un incontro con l'assessore e proporrò un rinvio della delibera, chiederò alla giunta che si fermi per una settimana, o due». Nonostante il moltiplicarsi di incontri fra Bortolussi e presidenti delle commissioni interessate (l'ultimo proprio domani mattina, prima della seduta a Ca' Farsetti), non si placano i malumori in seno alla stessa maggioranza. Associazioni cittadine, l'opposizione in consiglio, la Municipalità di Venezia e la Sovrintendenza La richiesta è una sola: cancellare la trasformazione delle licenze, non moltiplicare banchetti di paccottiglia pseudo veneziana in nome di quel codice dei Beni Culturali in vigore dal 2004 A rincarare la dose, una direttiva del ministro Francesco Rutelli che richiama all'ordine le amministrazioni. La maggioranza sta lavorando a un emendamento di mediazione affidato a Rosa Salva ma fra è fra gli ex DI lo zoccolo duro del no. Fra i contrari, oltre a Franco Conte, anche Alessandro Maggiora che spiega «La posizione della Sovrintendente Renata Codello, irremovibile sul fronte del no, taglia la testa al toro. Non possiamo cedere, sarebbe solo il primo di una serie di ricatti. La direttiva Rutelli è uscita dopo la delibera di giunta, quindi quest'ultima va riaggiornata Non possiamo perdere l'occasione di dire basta aigli interessi di pochi a discapito di molti». E Maggioni, che racconta di essere stato subissato di telefonate, e-mail, contatti con semplici cittadini contrari a nuovi banchetti, non è il solo a chiedere la linea dura. Carlo Pagan, eletto con la Margherita, spiega: «In qualità di architetto specializzato in conservazione ho studiato con la sovrintendente i danni provocati dai colombi in piazza, vanno eliminati i banchetti. Non possiamo, però, risolvere un problema creandone un altro. Servono pugno di ferro e idee chiare sul tipo di città che vogliamo». Si indigna Marino Folin, presidente della Fondazione Iuav: «Indipendentemente dalla direttiva, è buon senso. Si da un equo indennizzo e basta, non si può spostare lo sconcio da una parte all'altra della città I tempi in cui chi grida di più è accontentato sono finiti». Chiede ancora di essere ascoltata la municipalità con la consigliere Marina Dragotto: «Vorrà pur dire qualcosa un consiglio municipale che vota all'unanimità, i veneziani non vogliono altri banchetti». Si mobilitano le associazioni cittadine come l'Altra Venezia «Le lobby non sono riuscite a influenzare la municipalità, speriamo non influenzino il consiglio» dice Maurizio Marchetti. Conferma i mal di pancia nella maggioranza Giorgio Granellato: «E' un argomento delicato, sappiamo che la città ormai è satura, ma non è facile applicare solo l'equo indennizzo». Bortolussi ricorda «Soldi non ce ne sono, ma mi rimetto al voto in consiglio, al limite proporrò l'autotassazione di 1000 euro a consigliere per coprire la cifra che il Comune non ha». Contrario Michele Zuin di Forza Italia: «Voteremo contro le trasformazioni, in riva degli Schiavoni non si cammina più». Contrario, da sempre Sebastiano Bonzio (Re) mentre difende la questione lavorativa Maurizio Baratello (ex Ds), «L'equo indennizzo è follia, serve una mediazione. Per quanto mi riguarda i banchetti avrebbero potuto restare, i piccioni sono caratteristici, spostiamo i banchetti di souvenir in aree pregiate, in Riva degli Schiavoni anche se in effetti è un po' affollata».