Verrà inaugurato questanno ledificio progettato nell89. Sorge sette metri sopra la strada e ospiterà uffici Unipol LARCHITETTO Ettore Masi, 78 anni, ha firmato il disegno del nuovo complesso lautocritica "Avrei fatto qualcosa di più piccolo, non cè stato coordinamento" -------------------------------------------------------------------------------- La quattordicesima porta di Bologna sarà in cemento, vetro e piastrelle di grès. Al suggestivo nome di Porta Europa corrisponde infatti ledificio che sta sorgendo a cavallo di via Stalingrado, secondo un progetto che lanno prossimo compirà 20 anni e ospiterà uffici Unipol per poco meno di mille addetti fino 25 metri sopra il livello stradale, un ristorante affacciato sullarteria di traffico e autorimesse per quasi 700 auto. Al 1989 risale il piano particolareggiato che disegna la così detta "zona R5 1", unarea che andava dai viali di circonvallazione con Borgo Masini fino a via Stalingrado, con lambizione di creare il quartiere degli affari, sul modello di quello che allepoca si stava progettando anche in altre capitali europee. Il progetto dellarchitetto Ettore Masi, tra gli autori dellattuale sede dellUnipol e di alcuni esempi di edilizia residenziale popolare come lo "Steccone" di via della Filanda, a lungo responsabile dellufficio progetti del Consorzio cooperative di costruzioni, ha resistito al tempo e agli infiniti "stop and go" dettati dalle varie amministrazioni. Tanto che oggi, se la prospettiva di via Stalingrado non fosse bruscamente interrotta dalle impalcature che preludono allinaugurazione dei nuovi uffici, molti farebbero fatica a ricordare che per la realizzazione di quel piano mancano ancora due edifici allappello. Questanno, anche se il terziario non ha avuto lo sviluppo esponenziale che negli anni '80 si ipotizzava, anche tra molte aree non costruite della zona Fiera, verrà inaugurato un palazzo che sembra rispondere a una "fame di spazio" tale da cercare terreno edificabile addirittura sopra via Stalingrado. Entro il 2010 laltro comparto, un edificio a corte collegato al primo che completa il disegno. Sopra i camion diretti in tangenziale, le macchine in fila per raggiungere la Fiera, si affaccerà un giardino pensile, un ristorante con struttura in legno lamellare e un complesso di oltre 12 mila metri quadri di uffici, sale convegni, autorimesse, anche esercizi commerciali. Gli uffici veri e propri partiranno da quota 7 metri sulla strada, sotto di loro ci saranno le autorimesse. Ai piani più alti, dietro la superficie in cristallo, ci saranno gli uffici di rappresentanza, da cui si godrà una "bellissima vista sul centro storico". I piani di questo grande arco saranno messi in collegamento da un tunnel di cristallo, anche se allinizio dovevano essercene due, mentre nelle torri laterali prederanno posto servizi igienici, centrali tecnologiche e gli impianti. Come un fossile rimasto incastrato tra tante pianificazioni urbanistiche, insomma, sta prendendo forma uno degli ultimi tasselli del piano cui partecipò anche il famoso architetto Giancarlo De Carlo. "A un certo punto, lui abbandonò il progetto - ricorda Masi, che oggi ha 78 anni e vuole assistere allinaugurazione prima di andare in pensione - dopo lennesimo rinvio, passarono 6 anni tra lapprovazione del piano e quella del progetto. De Carlo se ne andò, dicendo che un progettista serio non poteva seguire quei tempi. Io sono rimasto, forse non mi fa molto onore". A distanza di 20 anni, qualunque edificio sembra vecchio, anche se appena costruito. "In realtà da allora a Bologna non si è costruito niente - replica Masi - quindi non corriamo questo rischio". Ma il rischio "ecomostro", invece, incombe. A partire dalla collocazione, a sette metri sul livello della strada. Per capire questo strano "totem" bisogna però risalire proprio a quei primi progetti, presentati alla commissione edilizia 20 anni fa. Allora si prevedeva di interrare via Stalingrado da Porta Mascarella fino alla Fiera. Un tunnel che non si è mai costruito avrebbe portato le auto direttamente nel quartiere progettato da Kenzo Tange, lasciando sopra di sé una zona verde, pedonale, di collegamento tra San Donato e la Bolognina. Lidea del tunnel, però, venne rivista, prima restringendo il tratto di via Stalingrado da interrare, poi accorciandolo ancora, fino a che non era rimasto un solo edificio sopra la strada. A quel punto, invece che abbassare la strada, si è scelto di alzare ledificio a sette metri dal suolo. Un ponte pedonale, per accedere al quale bisogna salire sette metri lungo due rampe di accesso, che ricollega i due quartieri di periferia, tracciando una continuità che va dalle ex officine Minganti fino agli edifici di Paolo Portoghesi in via della Repubblica. "Quello che è mancato è stato un coordinamento generale - ammette Masi - come fu invece il segno di Tange al Fiera District". Dai criticatissimi edifici di Portoghesi, da molti indicati come il più brutto esercizio di stile del maestro, attraverso larchitettura funzionale di Masi, fino alla discontinuità pura di edifici residenziali, parcheggi, aree abbandonate che portano alle ex officine Minganti, oggi un centro commerciale firmato dai progettisti di Open Project. Così si completa il quadro di un quartiere dove negli anni '90 sembrava che tutti volessero costruire e che avrebbero usato ogni centimetro di cubatura disponibile. Invece la corsa delle periferie degli affari si è fermata, le torri di Tange sono rimaste come un segno architettonico elegante e isolato, anche nelle altre capitali europee gli edifici di acciaio e vetro hanno rallentato il loro ritmo di crescita. Fino ad oggi, a questo "ritorno al futuro" di una nuova, grande porta per Bologna, con tanto di torri laterali, per riprendere la simbologia della città. "Io avrei fatto anche qualcosa di più piccolo - dice Masi contemplando il suo progetto - ma la commissione edilizia voleva un segno forte". Ventanni dopo, quel segno forte sta per prendere forma, in vetro e piastrelle.