Una città italica, che nei secoli non ha avuto paura di assorbire le mille culture che l'hanno attraversata, si è svegliata questa mattina con una strana sensazione di paura, paura che vuole moltiplicarsi. Gli odori e i sapori della sua identità hanno perso la loro luce, l'arcobaleno è nuovamente riconosciuto come spettro uguale a tanti altri. Perfino l'anfiteatro grande ha avuto paura di essere riempito da estraneità indesiderate. Molti dal 1961 hanno cominciato a fuggire e molti hanno perso il loro progetto, lo sviluppo si fa insostenibile e l'identità si scioglie in mille frammenti, nessuno sa riconoscere i pezzi. L'ailanto, la pianta invasiva che occupa gli spazi abbandonati, d'inverso invisibile aspetta la primavera per mostrarsi e occupare tutti gli spazi senza la manutenzione dei paesaggi degli uomini. La natura riprende il suo cammino con la tristezza di non essere riconosciuta dagli unici esseri viventi che la possono pensare e amare. Eppure basta poco per svegliarsi dal sogno maligno: un viaggio verso i mille vulcani spenti, una passeggiata lungo il fiume amico, un riposo sulle pietre antiche, un concerto dentro una chiesa abbandonata, una visita a un artigiano sapiente, un incontro con la nuova industria, una giornata con il sorriso degli studenti, un racconto fatto dai saggi della città, una visita alla biblioteca dei saperi. Il sindaco vuole comprarsi le ali dall'artista Luigi Berardi sul delta del Po e provare a scoprire nuovamente la sua città. Comprerà gli occhi dei satelliti sapienti e riconoscerà nuovamente la geomorfologia del suo paesaggio. Egli, dopo il tempo giusto, annuncierà che il territorio è vivo, si sono solo mischiati pezzi del mosaico desiderato, c'è il rischio di non saperli più ricomporre. Finalmente i cittadini alzano lo sguardo e interpretano la buona notizia: il sindaco vuole diventare aquila e il territorio vuole conservare la sua biodiversità culturale e biologica; la città vuole nuovamente annunciare che Teano è la porta della Campania Felix, la regione dei mille paesaggi. L'arcobaleno ha moltiplicato i colori, forse addirittura 777, le pietre sono diventate sonore e quelle afone servono per costruire le nuove case intorno alla piazza dei pensieri contemporanei. I colori indesiderati vengono riciclati, riconosciuti come potenziale. Le scuole non hanno più porte e da tutta Italia arrivano i bambini indesiderati e dal mondo quelli costretti a fuggire da tutti i territori in guerra. Teano si fa accogliente, riscopre la sua storia, chiede alle città vicine di aprire nuovamente i castelli, le chiese e le biblioteche per accogliere e proteggere gli artisti del nuovo mosaico, i cittadini nuovi. Teano protagonista dell'area vasta, la nuova città si fa più grande si specchia nelle città vicine e si riconosce nei borghi cerniera, li rivitalizza con attività contemporanee, li riconosce come pausa intervallo urbano, ponte dei mille paesaggi del mosaico ricomposto. L'ailanto ha nuovamente paura dell'uomo , e questo vuole nuovamente decodificare il suo paesaggio, lo vuole percepire come luogo da vivere, come territorio su cui investire, come nodo di reti sapienti. La ruralità non è più arcaica, la fabbrica è nuovamente desiderata perchè anch'essa è paesaggio urbano, la città densa ha nuovamente le pause giuste e la natura è rete ecologica, l'archeologia diventa sapienza, la ricerca sul passato si ricongiunge con il desiderio di futuro, i linguaggi si moltiplico ed il territorio diventa la Torre dell'apprendimento. Domani il sindaco comprerà le ali e il territorio imparerà a volare, i gabbiani guidati dal fiume riconosceranno il mare e la paura dell'indesiderato scomparirà. Teano come porta dei paesaggi insegnerà a tutti l'ecologia profonda, tutti scopriranno l'amore per tutti gli esseri viventi come cura necessaria alla malinconia che avvolgendo i nostri pensieri, soffocati dal fumo degli incendi provocati e dalla nebbia che non ci fa capire di che colore sono gli occhi del nostro vicino.