Nel giugno del 1968, un gruppo di speleologi iglesienti scoprì in una grotta di Santadi un tempio nuragico perfettamente integro che conservava una serie di oggetti sacri in bronzo e migliaia di anfore e ciotole. Bronzi e vasellame finirono a Cagliari e ora il Parco geominerario ha finanziato un progetto per ricostruire l'ambiente ipogeico esattamente com'era quarant'anni fa. Non solo archeologia industriale. Il Parco geominerario ha deciso di finanziare con 200 mila euro un progetto che prevede la valorizzazione turistica della grotta di Su Benatzu, nei pressi di Santadi, dove nel 1968 venne scoperto un tempio nuragico. Il ritrovamento, effettuato da alcuni speleologi iglesienti nel corso dell'esplorazione della cavità, è probabilmente una delle scoperte più eclatanti nella storia dell'archeologia isolana. Ora alcuni degli oggetti scoperti a Su Benatzu sono esposti nel Museo archeologico di Cagliari e nei musei di Carbonia e di Santadi: il progetto del Parco prevede che anfore e oggetti in bronzo vengano riprodotti e portati nella cavità, «in modo da ricostruire il più fedelmente possibile - spiega il commissario del Geoparco Giampiero Pinna - lo straordinario scenario che gli speleologi si sono trovati davanti il giorno della scoperta». Entro quest'anno verranno avviati i lavori di messa in sicurezza del percorso nella grotta, gli allestimenti all'interno del tempio, sarà predisposta la cartellonistica e tutto il materiale utile alla promozione di un sito archeologico che costituisce un unicuum in Sardegna. La cittadina sulcitana potrà così disporre di un'attrattiva di straordinario interesse, a cinque minuti dalle celebri e spettacolari grotte di Is Zuddas, visitate ogni anno da una media di trentamila persone, e a poca distanza da altre importanti testimonianze di insediamenti prenuragici e nuragici, come Monte Meana, il pozzo sacro di Tattinu, il sito di Pani Loriga, la necropoli di Montessu a Villaperuccio. Allo stesso tempo, tutto il Sulcis vedrà arricchirsi il suo già straordinario patrimonio legato all'archeologia preistorica, e integrarlo, nell'ottica di un'offerta turistica d'eccellenza, con le altrettanto monumentali testimonianze dell'archeologia industriale e mineraria. Da anni si parlava della possibilità di ricostruire nella grotta di Su Benatzu (nota anche come grotta Pirosu) il tempio ritrovato dagli speleologi. Quella scoperta la ricorda bene il medico Giovanni Murgia, ex sindaco di Santadi. «Era il 26 giugno 1968 quando la grotta di Su Benatzu, venne esplorata per la prima volta». Emozioni sull'onda dell'amarcord mai sopite e che oggi, a distanza di quarant'anni dall'evento, riemergono a corredo di un progetto per la valorizzazione dell'importante cavità. Residente a Teulada, nel 1969 l'ex sindaco si trasferì a Santadi dove aveva il maggior numero di mutuati. «Ma ho seguito sin dall'inizio tutte le tappe della vicenda», ricorda. Una storia di cui avrebbe continuato ad occuparsi, dal 1972 al 1978, in veste di sindaco. «La scoperta - aggiunge l'ottantenne ex primo cittadino - dette vita a un momento di grandi fermenti in paese e nel territorio». Gli stessi che oggi sta generando l'accordo tra il Comune e il Parco geominerario per la messa in sicurezza e la valorizzazione della cavità carsica in cui venne scoperto un santuario ipogeico di epoca nuragica di assoluto valore. «È il sogno coltivato un po' da tutti, cittadini, appassionati e amministratori, che sta per realizzarsi. Rendere fruibile un sito così importante ha una duplice valenza: non solo naturalistica e turistica, ma soprattutto archeologica», ha commentato Elio Sundas, sindaco di Santadi al secondo mandato consecutivo. «L'importanza che riveste è tale non solo per Santadi, ma per l'intero territorio», ha aggiunto. L'intesa con il Parco geominerario è figlia di anni di contatti. Anche perchè, in un primo momento, l'ente guidato da Giampiero Pinna aveva posato gli occhi anche sulla fortezza fenicio punica di Pani Loriga. «Ma visto che lì era in atto un intervento di recupero già piuttosto avanzato - ha spiegato Sundas - si è deciso di puntare tutto su Su Benatzu». Da qui, l'accordo per recuperare la "grotta del tesoro". Un'intesa che, subito dopo l'avvio dei primi interventi, riguarderà anche la gestione del sito. «Sarà al centro di un protocollo d'intesa tra Comune, Parco geominerario e coop Monte Meana, la stessa che gestisce le grotte di Is Zuddas, e - ha concluso Sundas - consentirà di allargare l'offerta turistica e creare nuove opportunità di lavoro».