FABRIANO - "Com'è possibile tenere una struttura di enorme rilevanza sul piano storico e artistico in uno stato di degrado così evidente?". A chiederselo e, soprattutto, a chiederlo alle istituzioni è Andrea Carancini in riferimento alla chiesa di Sant'Agostino e, in modo particolare, all'annesso oratorio dei beati Becchetti, visitati nei giorni scorsi in compagnia di suo padre, l'architetto Alessandro Carancini, del custode della chiesa Mario Solinas e del capogruppo consiliare di Alleanza nazionale Alessandro Gentili. "Innanzitutto - spiega Carancini - abbiamo visitato la chiesa, la quale, seppur risalente al 1200 circa, è stata restaurata, ampliata manomessa nell'antica struttura nel 1768. Ebbene, pur ospitando al suo internale famose cappelle gotiche di scuola riminese del 1300, essa non ha un orario di apertura e, quindi, non è attualmente visibile da parte del pubblico. Trattandosi di una proprietà comunale, questo dimostra l'incuria dell'amministrazione civica nei confronti dei suoi tesori, nonostante la proclamata attenzione in favore del centro storico e del turismo. Per altro, c'è da dire che le pareti sono state ridipinte con un anonimo bianco di calce, per giunta già scrostato, e che le luci poste alle pareti sono più adatte a una palestra che a una chiesa". E siamo appena all'inizio. "Le cappelle gotiche - osserva Carancini - sono state restaurate nel 2006, in vista della mostra sul Gentile, ma è stata un'occasione in parte mancata: mi sembra che le due cappelle siano state restaurate con criteri non omogenei e sono rimaste le impalcature in legno degli anni '30, che impediscono una visuale completa dell'opera. La visualizzazione degli affreschi potrebbe essere proposta come in un museo, con delle proiezioni di filmati eo diapositive in un locale adiacente al piano terra". L'aspetto più allarmante, tuttavia, sarebbe un altro. "Il dato più grave - aggiunge Carancini - è la situazione scandalosa, nella quale si trova l'oratorio annesso alla chiesa, che avrebbe dovuto e potuto essere restaurato insieme ad essa e che invece versa in uno stato di vergognoso abbandono, con l'acqua che piove dal tetto e i pavimenti ingombri del materiale edile dell'impresa che aveva compiuto il restauro. Perché non è stato restaurato anche l'oratorio? Eppure, negli anni scorsi sono stati spesi ben due miliardi delle vecchie lire. Vale la pena di ricordare che questo oratorio, uno dei luoghi d'arte più insigni di Fabriano, ospitava anticamente le statue lignee che oggi si trovano nella pinacoteca e tuttora ospita un affresco del tardogotico attribuito da Federico Zeri a Lorenzo Salimbeni".