Due crolli in pochi giorni: il primo durante le feste, l'ultimo una settimana fa. La cava di via Bainsizza, sulla cima di Tuvixeddu, sta franando. Due crolli nel giro di pochi giorni: il primo durante le feste di Natale e l'ultimo pochi giorni fa. La cava di via Bainsizza, sulla cima del colle di Tuvixeddu, sta franando. Dalle pareti del piccolo canyon si sono staccate delle lastre di pietra di circa 5 tonnellate ciascuna, probabilmente per l'azione combinata di due fattori: la pioggia e le radici delle piante selvatiche - in particolare le agavi - che circondano il canale. Gli alberi potrebbero aver contribuito a sgretolare la roccia e l'acqua ha fatto il resto. La cavità è profonda 30 metri e lunga circa 200, e risale al periodo cartaginese. Quindi a circa 2.600 anni fa. I romani invece l'avrebbero utilizzata (questa almeno è una teoria) come tempio dedicato al culto. Durante la seconda guerra mondiale ha ospitato la polveriera della Milmart (milizia marittima artiglieria), e un cinema all'aperto per le truppe militari. I SEGNI DELL'INCURIA Ma ai lati della latomia (i romani chiamavano così questo tipo di cave) ci sono anche dei copertoni bruciati: probabilmente per recuperare i fili metallici interni. E il calore ha sicuramente accelerato il crollo. A lanciare l'allarme sono gli speleologi del Gruppo Cavità Cagliaritane, che da tempo - in collaborazione con il Comune e le società impegnate nella salvaguardia del colle - stanno monitorando l'area di Tuvixeddu, al centro di uno studio scientifico sugli acquedotti romani che dalla necropoli si dipanerebbero fin sotto viale Trento. Lo speleologo Marcello Polastri, presidente del gruppo, avverte: «Le aree di cava devono essere bonificate al più presto. Le radici delle agavi sono il principale responsabile: scavano e sgretolano la pietra, sono molto forti e vanno in profondità. L'acqua fa il resto. Non è un caso che la frana sia avvenuta sotto Natale, in corrispondenza a dei giorni di pioggia. Ma c'è stato anche un altro crollo di recente. Non più di una settimana fa. Si capisce perché le lastre che si sono staccate sono ancora bianche, candide e non hanno ancora fatto in tempo a sporcarsi». ZONA ABBANDONATA La zona è abbandonata, nonostante sia un magnifico belvedere della città. È frequentata di notte: lo dice un tappeto di fazzoletti e preservativi. «Non è la prima volta - continua Polastri - che in via Bainsizza crollano grandi porzioni di calcare: stavolta la dimensione dei massi sono notevoli e allarmanti. È un vero peccato: veniva utilizzata negli anni '40 come cinema per i militari. Sulle pareti ci sono ancora i segni: i ganci dove attaccavano le amache, lo spazio ricavato per il videoproiettore e per lo schermo. Ora invece è un'area degradata. E anche pericolosa, perchè non è recintata. La strada asfaltata si interrompe e diventa uno sterrato che costeggia il canyon. «Fino a poco tempo fa l'opinione pubblica ritenne responsabili dei crolli le società impegnate nella realizzazione del parco archeologico. Ora, in un'area esterna al parco, quale appunto via Bainsizza, l'incuria appare come un imperante disinteresse collettivo», aggiunge lo speleologo. DOMANI DIBATTITO Domani alle 18, nell'aula magna del Convitto Nazionale di via Manno si parlerà anche della cavità di via Bainsizza nell'ambito della mostra Sardegna Sotterranea. Tra le foto esposte in sala, straordinarie quelle sui gatti e le persone mummificate attraverso il processo naturale delle grotte di Cagliari. Non solo: immagini dei rifugi di guerra, le vie segrete di Castello. Ma l'argomento dell'incontro di domani sarà soprattutto Tuvixeddu, le sue cave, i cunicoli sotterranei. E il suo futuro.