Capoliveri dieci ettari di terreno prima agricoli e poi edificabili Coinvolto anche il sindaco, accusato di aver fatto favori agli zii -------------------------------------------------------------------------------- CAPOLIVERI. La lottizzazione all'Elba della Donniccia-Fonte alle Rose va a processo e il banco degli imputati sarà affollatissimo. A Livorno, il giudice per l'udienza preliminare, Elsa Iadaresta, ha accolto 44 delle 45 richieste di rinvio a giudizio che le aveva presentato Massimo Mannucci, il pm che ha condotto l'inchiesta basatasi sulle indagini dei carabinieri. L'unico indagato fuori dall'elenco è Carlo Alberto Ridi: giovedì è stato ricoverato in ospedale per problemi cardiaci. Si tratta di una lottizzazione da 18mila metri cubi con destinazione soprattutto abitativa e turistico-ricettiva; metri cubi costruiti sotto il paese antico, con una variante urbanistica approvata dal consiglio comunale di Capoliveri il 21 novembre 1998 sulla base della legge regionale sulle "Residenze di presidio ambientale" (Rpa). Variante corposa, che ha trasformato circa 10 ettari di terreno da agricolo a edificabile. Gli imputati. tra i nomi delle persone rinviate a giudizio spicca quello di Ruggero Barbetti, sindaco all'epoca dei fatti, al quale l'accusa muove un'altra pesante contestazione, quella dell'«ingiusto vantaggio patrimoniale» per la madre e lo zio, Alida e Italo Cecolini, proprietari di due lotti poi edificati (con 5.634 metri cubi), di cui uno ereditato da Barbetti alla scomparsa della madre. E spiccano anche i nomi dei tecnici, alcuni dei quali noti e affermati: l'architetto Gianni Vivoli, autore della variante urbanistica; Sergio Ventrella e Silvia Nanni, firmatari dei progetti unitari delle Rpa 1 e 2. Sul banco degli imputati, inoltre, siederà anche chi rilasciò le concessioni edilizie: l'allora assessore Andrea Gelsi, i tecnici Federica Messina, Nicola Masini e Nicola Tamajoli Muscari. Poi i consiglieri comunali che approvarono delibere di consiglio: Maria Martorella, Gloria Puccini, Angelo Notarelli e Gian Leone Manganelli, Filippo Boreali, Lido Tallinucci, Gino Guglielmi, Francesca Davoli. E tra gli imputati non mancano gli intestatari delle licenze edilizie e i proprietari dei terreni: Oslavio Arduini, Elba Arduini, Paolo Macchioni, Italo Cecolini, Guido Nelli, Antonino Calà, Giacino Maggio, Carlo e Piaggi, Vittorio Cabitza e Agnese Loi, Mario Vincenzi, Vincenzo Patruno, Domenico Tammaro, Giovanna e Maria Elias, Alberto Albertolli, Michele Albertolli, Fausto Auditore (progettista e direttore dei lavori in un intervento), Rita Turbo, Carlo Alberto Bulleri, Liliana Turoni, Piero Del Torto. Valentino Guerini. L'accusa. Insomma, un banco degli imputati particolarmente affollato per questo processo che affonda le radici nelle indagini culminate, nel novembre 2005, nel clamoroso blitz dei carabinieri che mise i sigilli a tutti gli immobili (19 abitazioni) della lottizzazione definita abusiva dall'accusa e dal giudice delle indagini preliminari, Rinaldo Merani, il quale firmò il sequestro preventivo nella convinzione che quella variante, introdotta dal Comune con la legge regionale sulle Rpa, è stata in realtà un «grossolano ed esclusivo atto di speculazione edilizia (...) del tutto svincolata da qualsivoglia connessione con l'agricoltura e la ruralità».