Sono almeno dieci le gare finite nel mirino della Procura della Repubbblica, che indaga su presunti illeciti commessi nell'ambito degli appalti di ristrutturazione e restauro concessi dalla Sorpintendenza ai beni architettonici di Napoli. Inchiesta complessa e delicata, quella condotta dai finanzieri del comando provinciale di Napoli e coordinata dal pubblico ministero Filippo Beatrice. Dodici gli indagati, ai quali viene contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Nel registro degli indagati figurano anche i nomi dell'attuale soprintendente, Enrico Guglielmo, e del suo predecessore, Stefano De Caro: a entrambi la Procura contesta l'aggravante di essere i presunti promotori dell'associazione a delinquere. Tra le persone già ascoltate in qualità di persone informate dei fatti (e dunque, giova precisarlo, non indagate) figura anche la soprintendente ai Beni archeologici di Napoli, Maria Luisa Nava, che avrebbe riferito al pm in relazione ai presunti illeciti. E mentre si attendono le prime convocazioni in Procura degli indagati, che potrebebro essere ascoltati già la prossima settimana, si delineano meglio i contorni dell'indagine, scaturita da esposti anonimi ma anche da qualche denuncia firmata. Tra queste c'è quella sottoscritta dall'ex componente della Fillea-Cgil Ciro Crescentini, che il 23 ottobre 2006 consegnò in Procura un esposto nel quale denunciava «tutte le Soprintendenze di Napoli e provincia», evidenziando come - attraverso il sistema del «cottimo fiduciario, senza indicare le modalità e i criteri nella selezione delle "imprese di fiducia" e senza svolgere un rigoroso controllo per il rispetto delle leggi». Crescentini, che è stato licenziato dalla Cgil alcuni mesi fa, ha già chiesto di essere ascoltato in Procura. Le lettere anonime, invece, insistono in particolare su un apalto: quello che affidò alla impresa Lucci di Bacoli i lavori di restauro del Castello di Baia. Nello screening che la Guardia di Finanza sta svolgendo su delega del pm Beatrice finiscono però una decina di appalti. Tra questi, i lavori di restauro di Villa Favorita a Ercolano e di alcuni siti di valore dell'area flegrea. Fin qui le ragioni dell'accusa. Dal canto suo, il soprintendente Enrico Guglielmo, assistito dall'avvocato Annalisa Mancini, ha intenzione di essere ascoltato al più presto dal pubblico ministero. Ha molto da dire, Guglielmo, rispetto alle contestazioni che gli vengono mosse. E, in particolare, è convinto di poter chiarire uno dei punti cardini dell'accusa: quell'appalto concesso alla impresa «Lucci» per i lavori del Castello di Baia. «Vengo accusato di non avere riservato lo stesso trattamento alle imprese concorrenti - spiega al Mattino il soprintendente indagato - Voglio sottolineare che non ho mai partecipato ad alcuna commissione di gara per l'aggiudicazione di appalti. In particolare, per quella del Castello di Baia (30 miliardi di lire in due tranches, ndr) chiesi ed ottenni come ulteriore garanzia la partecipazione di esperti super partes: tutto è provato in decine e decine di verbali. Più di quello che ho sempre fatto per assicurare la trasparenza e la regolarità degli appalti, credo che non si potesse davvero fare. Sono sereno, so che il magistrato che indaga è persona attenta e scrupolosa. Ho fiducia nella giustizia, chiarirò la mia posizione».