Il parco archeologico rivalutato da una mostra a San Pietroburgo Duecento pezzi in Russia. Per il Times è tra le più belle esposizioni al mondo Tuttavia i reperti sulla collina stabiese non vengono pienamente valorizzati -------------------------------------------------------------------------------- Quando i Borboni nel 1734 scoprirono le ville dozio di Stabiae, pensarono bene di staccare dalle pareti gli affreschi più belli. E, agli esemplari meno preziosi che scelsero di lasciare, imposero una fine a colpi di piccone, solo per non consegnarli intatti. Ancora oggi, a chi guarda da vicino alcune pitture rimaste alle pareti non sfuggiranno quei piccoli, simmetrici tagli. Le ville che nell89 a. C. furono costruite sul pianoro di Varano da patrizi romani e che nel 79 d.C. furono sepolte dalla lava del Vesuvio, hanno una lunga storia di saccheggi, noncuranza e traversate universali. Quelle pitture hanno fatto il giro del mondo, hanno vantato migliaia di visitatori e continuano ad attirare pubblico ancora oggi. La mostra "Otium Ludens" che raccoglie 200 pezzi ritrovati tra quelle mura, in questi mesi è ospitata nelle sale dellHermitage di San Pietroburgo e si è guadagnata il quarto posto tra le migliori mostre al mondo, nella classifica stilata dal Times. Ma a chi si avventuri in una visita al futuro Parco Archeologico di Stabia da cui provengono questi esemplari, può presentarsi un viaggio fuori dal tempo poco incoraggiante. E lopera di promozione mondiale che tanto ha dato a Pompei ed Ercolano (3 milioni di visitatori complessivi) e oggi potrebbe tradursi in un incremento di visitatori anche a Stabia (30.827 nel 2007), rischia di diventare lennesima occasione mancata. Quattro le ville gentilizie romane della zona (solo un terzo dellintera estensione è venuto alla luce dopo gli scavi del preside Libero dOrsi interrotti alla fine degli anni '50): Petraro e Cariano sono ancora interrate. San Marco, edificio panoramico con quartiere termale e ampio giardino porticato con piscina e Arianna, 10mila metri quadri di estensione con un peristilio grande quanto un campo di calcio, ha ambienti affrescati alla stregua della Domus Aurea di Nerone. Da qui viene la "Flora", simbolo della Stabia antica, oggi conservata allArcheologico. La strada che porta alla Villa, oggi, è una piccola discarica a cielo aperto. Per entrare basta mettere una firma, qui non è previsto biglietto dingresso. Un custode mostra il libro delle visite: Australia, Michigan, Trento, Roma, Cuneo. «Sono tutte scolaresche, arrivano in autobus» precisa. Non cè altro modo per arrivare qui. O hai un tuo mezzo oppure può diventare unimpresa arrivarci come turista-fai-da-te. Eppure se nellarea "rustica" del sito venisse ripristinato lingresso originario della villa, sarebbe lontano dalla Circumvesuviana meno di un chilometro. «E necessario un progetto articolato che deve coinvolgere anche gli albergatori. Non abbiamo pensato ad una navetta perché i flussi turistici non sono considerevoli e rischia di essere utilizzata poco» dice Pasquale Sposito, presidente dellAsm (Azienda stabiese mobilità). Le pitture hanno resistito bene ma ci si imbatte in sale con calchi in plastica di mosaici e di reperti presenti in origine sul sito e ora esposti altrove. Ancora più problematica la situazione di Villa San Marco, penalizzata da una distanza ancora maggiore, da un depredamento pressocchè completo e soffocata da un incontrollato abusivismo edilizio. Nellarea del parcheggio della villa il 3 settembre sono iniziati i lavori per la costruzione di uffici e la biglietteria ma al momento sono fermi. Lultimo scavo ha rivelato un atrio con colonne e un muro che perde pezzi che qualcuno ha lasciato alle intemperie, senza nessuna copertura. Il porticus triplex, il porticato affacciato sul Vesuvio di fronte a Pompei, che un tempo dava su una laguna che divideva i due paesi, oggi è diventato un deposito esposto allaria aperta. Gli affreschi crollati dopo il terremoto dell80, giacciono sui banchi allombra di quel che resta del colonnato. Nuovi saggi hanno ipotizzato lestensione della villa a 22 mila metri quadrati, dove non arrivarono i Borboni. Il sito attualmente è gestito dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei di Pietro Giovanni Guzzo e dalla Fondazione Onlus Restoring Ancient Stabia (in cui è consigliere anche il notaio stabiese Ferdinando Spagnuolo, socio della "Marina di Stabia") che dal 7 febbraio 2002 si è costituita, in collaborazione con lUniversità del Maryland, allo scopo di reperire fondi per il Parco Archeologico. Numerose sono le proteste della cittadinanza e il Comitato per gli Scavi di Stabia, guidato da Antonio Ferrara, ha lanciato un appello per salvare il sito. La battaglia del preside DOrsi, che ai tempi si battè perché gli affreschi, restaurati, fossero lasciati in loco per conservare gli edifici, oggi, può dirsi davvero persa.