LAutrice è soprintendente del Polo museale fiorentino ---------------------------------------------------------- Spostiamo il David di Michelangelo alla Leopolda, dice lassessore regionale Paolo Cocchi. Come la penso io e come la pensano i colleghi non occorre che lo ripeta qui. Le ragioni culturali, conservative, e alloccorrenza giuridiche per lasciarlo dovè, nella Tribuna costruita per accoglierlo nel 1875 presso la Galleria dellAccademia, prenderebbero assai più dello spazio che mi viene gentilmente accordato, e comunque ci saranno altre sedi e altri momenti per parlarne, se sarà necessario. Il punto, e bene ha fatto Cocchi a sollevarlo, è come questa nostra splendida città intende porsi di fronte alle sfide che incalzano: continuare ad attirare i visitatori ma gestirne al meglio i flussi, valorizzare il patrimonio artistico e architettonico ereditato dal proprio passato - un passato di grandi committenti pubblici e privati, oltre che di grandi artisti - e al tempo stesso aprirsi alla creatività del presente e del futuro. Il centro storico, col suo eccezionale addensamento di monumenti e di opere darte, offre opportunità molto limitate per inserimenti contemporanei. Basta pensare al «caso Isozaki»: il concorso per luscita degli Uffizi, la vittoria del progetto di loggia di Arata Isozaki, le polemiche, la battuta darresto, lauspicio di una prossima e decisiva ripresa... sono passati quasi dieci anni e la conclusione ancora si fa attendere. E allesterno della cerchia cittadina, prima di mura e ora di viali, che si presentano, a parere mio e non solo mio, le occasioni più stimolanti e appropriate di crescita: crescita di qualità progettuale, in vista di un proporzionato incremento della capacità attrattiva. Le zone rimaste «libere» o poco sature nel nostro tessuto urbano meritano desser usate con atteggiamento diverso dallaggressività edilizia che ha caratterizzato gli anni del boom in tutta Italia, e a Firenze non meno, e che è responsabile di periferie senza volto e senzanima: anzi, al contrario, sono le ultime occasioni per costruire edifici di grande livello architettonico. Così si annuncia, così speriamo che sia il nuovo Teatro, indispensabile per il futuro della musica a Firenze. E per attirare lattenzione internazionale su unarea della città che va incontro a un rinnovamento di quella portata, davvero non cè di meglio che trapiantarvi un capolavoro-icona, che appartiene profondamente al centro storico (nato a fianco del Duomo, installato a Palazzo Vecchio, ricoverato a un passo da San Marco), che sta ora in compagnia dei Prigioni dello stesso Michelangelo e dei quadri di pittori del Cinquecento folgorati dalla sua maniera? A Parigi, per promuovere il modernissimo quartiere de La Défense, non chiesero al Louvre la Nike di Samotracia. O se gliela chiesero, non la ottennero. Sarebbe invece, credo, un grande merito del nuovo insediamento attirare e promuovere larte contemporanea, che ha a Firenze così pochi e impropri spazi. Anche a prescindere dalla legge che impone la spesa del 2 dellinvestimento in apparati artistici (una delle leggi più disattese), si presenterebbe lopportunità di creare un vero «polo del contemporaneo» capace di attirare grandi artisti internazionali, che oggi escludono Firenze dalle loro mete. Anche solo restando in Toscana, Pietrasanta e tutta la costa tra Carrara e Viareggio sono un vivaio di artisti che si esprimono con ogni tecnica e che spesso, pratici del marmo e del bronzo, creano installazioni monumentali: artisti che si vedono però raramente qui e che altrettanto raramente trovano spazi per esprimersi liberi da condizionanti, anche se illustri, preesistenze. Già dal tempo di Antonio Paolucci, il Giardino di Boboli si è prestato e si presterà ancora a ospitare mostre di artisti viventi, che arricchiscono il giardino stesso. Ma sarebbero ancor meglio collocati in uno spazio tagliato per la creatività odierna, che potrebbe - dovrebbe - sviluppare una sua capacità attrattiva originale. E allora i visitatori non dovrebbe stornarli dal centro storico, ma li richiamerebbe di per sé, magari attirando i giovani e gli adulti più di quanto non facciano i capolavori nel passato esposti nei nostri grandi musei. CRISTINA ACIDINI