Associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta e alla corruzione. Sono pesanti le ipotesi di reato contestate a dodici indagati nell'ambito di un'indagine avviata dalla Procura di Napoli nei confronti di dirigenti, ex dirigenti, dipendenti della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Napoli, ma anche di imprenditori, architetti e titolari di studi professionali. Tra i nomi dei dodici indagati spiccano quelli di Enrico Guglielmo, soprintendente per i Beni architettonici di Napoli e provincia, e del suo predecessore Stefano De Caro. L'indagine, affidata al pubblico ministero Filippo Beatrice, della sezione reati contro la pubblica amministrazione (coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Maddalena), ha preso le mosse da alcuni esposti anonimi dai quali emergeva che all'interno della Soprintendenza si sarebbe consolidata una «centrale di affari»: un centro di potere che sarebbe stato in grado di pilotare appalti, favorendo di fatto sempre le stesse imprese, che vincevano gli appalti e si aggiudicavano i lavori. Accuse molto gravi, che ora si cerca di verificare attraverso l'acquisizione di carte e documenti dai quali potrebbero giungere conferme ai sospetti. Al momento sono due, in particolare, gli appalti sui quali indaga la magistratura inquirente: il restauro del Castello di Baia, a Bacoli; e la ristrutturazione dell'Albergo dei Poveri (Palazzo Fuga) in piazza Carlo III a Napoli. Ieri i finanzieri del comando provinciale diretto dal colonnello Giuseppe Bottillo - ai quali il pubblico ministero ha delegato le indagini - si sono presentati presso i domicili e gli uffici dei dodici indagati. Acquisiti atti anche presso il Comune di Napoli. Una pattuglia di fiamme gialle è partita alla volta di Roma, destinazione l'ufficio attualmente occupato dall'architetto Stefano De Caro presso il ministero dei Beni culturali. Oltre a De Caro e a Guglielmo, risultano indagati l'imprenditore bacolese Luigi Lucci, Carolina Gallo, l'imprenditore Antonio Pompa, i funzionari della Soprintendenza ai beni architettonici di Napoli Cosimo Tarì, Costanza Gialanella, Paola Miniero, il dipendente della stessa struttura, Emanuele Notangelo; ed ancora: i titolari di uno studio professionale napoletano, Antonio e Giuseppe Taccogni, e Mauro Fusco. A tutti viene contestata l'associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta e alla corruzione. A De Caro, Guglielmo e Lucci, poi, viene contestata l'aggravante di essere i presunti promotori dell'associazione. Perquisita anche l'abitazione di Enrico Guglielmo che si trova a Ischia. All'interno della struttura retta fino a qualche anno fa da De Caro e successivamente guidata da Guglielmo - questo sospetta la Procura di Napoli - si sarebbero favorite sempre le stesse ditte. Imprese edili cui i lavori sarebbero stati affidati «in via d'urgenza» ma che poi, in seguito, avrebbero vinto le gare d'appalto. Nei giorni scorsi sarebbero stati già ascoltati, in qualità di persone informate dei fatti, alcuni funzionari della stessa Soprintendenza.