Venezia. Ha spiazzato tutti, il direttore generale dell'Ulss 12, Antonio Padoan. La sua proposta di azzerare la gara per il Palacinema, per cambiare completamente procedura, rinunciando al progetto del "Sasso" per acquistare la "staff-house" dell'Excelsior, pare sia stata una doccia fredda per Ca' Farsetti. Ieri il sindaco Massimo Cacciari, arrivato in tarda mattinata in Consiglio d'amministrazione della Biennale, non ne sapeva ancora nulla. «Invenzioni giornalistiche» avrebbe addirittura ipotizzato. Invece era tutto vero. E allora? Per il momento Ca' Farsetti non offre commenti ufficiali. Ma il disagio è palpabile, non solo per l'ultima uscita di Padoan, ma anche per le critiche piovute addosso ad una procedura complicata, finora gestita tutta da Roma, che ha lasciato ai margini il Comune. Resa ancora più incerta da un ricorso al Tar che sarà discusso la settimana prossima. Senza contare il chiamarsi fuori della Regione, inviperita per i ritardi nella nomina del suo subcommissario, che dopo l'assegnazione dell'appalto ha deciso di ritirare il finanziamento promesso. Insomma, un mare di guai. Nonostante tutto, però, il sindaco ostentava ottimismo. E solo pochi giorni fa, lo stesso Padoan gli avrebbe assicurato il suo aiuto per chiudere la partita ex ospedale al Mare (con la cui valorizzazione sarà finanziato proprio il Palacinema), nonostante le difficoltà romane. Invece il Padoan dell'altro giorno, fresco di riconferma da Galan, ha sparato a zero contro la gara appena vinta dalla cordata che unisce imprese come Sacaim e Gemmo, e proposto una soluzione completamente. «Iniziativa stravagante, quella del direttore generale -commenta il portavoce di Galan, Franco Miracco -. Padoan parla da immobiliarista. Ma questa è una decisione che spetta alla politica, e comunque perché non l'ha detta prima. L'idea può anche essere buona, ma ora si rischia di pasticciare tutto. Certo se il Tar mandasse tutto all'aria...» Chi mantiene il suo ottimismo, e non si scompone di fronte alla chiamata in causa di Padoan, è il commissario alla costruzione, l'ingegner Antonio Maffey. «In cinquant'anni di professione ho sempre avuto il massimo rispetto per le funzioni di ciascuno. Non sempre vengo trattato allo stesso modo, ma non mi faccio certo tirare per i capelli» è la premessa di metodo. «Voglio precisare - spiega - che la procedura non appartiene all'Ufficio del commissario, come è stato detto erroneamente. Le procedure derivano dal protocollo d'intesa (quello firmato, l'anno scorso, dal ministro Rutelli, il governatore Galan, Cacciari e Padoan, ndr.). Il bando di gara, poi, l'ha fatto il dipartimento del ministero ai beni culturali. L'ufficio del commissario dovrà gestire il dopo. In ogni caso mi pare che la gara abbia avuto un esito del tutto favorevole: Sacaim e Gemmo sono due grandi gruppi. Per la mia esperienza sono ottimista anche sull'esito del ricorso al Tar». L'ultima precisazione è sul progetto del "Sasso" che Padoan ora giudica antieconomico e di difficile realizzazione. «La scelta è stata fatta dopo un bando di progettazione internazionale organizzato dalla Biennale, vinto con pieno merito. Il tutto molto prima che questa operazione iniziasse - conclude Maffey -. Non c'erano dubbi sul fatto che questa fosse l'opera da realizzare».