A presiederlo sarà lo storico veneziano Riccardo Calimani. Sarà ospitato nelle ex carceri e sarà pronto entro il 2011 Sono in Italia da... prima del Papa, in un'osmosi continua e articolata con la cultura e la storia del nostro paese, di cui fanno parte a pieno titolo, pur avendo sempre mantenuto la loro specificità: parliamo degli ebrei, a cui adesso, a settant'anni esatti dalla promulgazione delle leggi razziali, è dedicato un nuovo museo. Si chiamerà Museo nazionale dell'ebraismo e della Shoah, sorgerà a Ferrara, e a presiederlo sarà lo storico veneziano Riccardo Calimani. «Si tratta di una iniziativa importantissima - ha detto ieri il vice premier Rutelli, all'atto dell'insediamento - che ha trovato due significati temporali rilevanti in quanto si svolge alla vigilia della Giornata della memoria e nel settantesimo anniversario delle leggi razziali». Da parte dello Stato italiano, ha proseguito, è «un appuntamento che è anche il segno di risarcimento morale, di quanto, a distanza di 70 anni, la nostra comunità nazionale debba scusarsi con gli ebrei italiani per questa pagina indelebile della vita del nostro paese». Autore di una quindicina di libri sull'ebraismo, 62 anni domenica, una lunga carriera alla Rai fino alla direzione della sede regionale, console onorario della Svizzera a Venezia e vice presidente della locale comunità ebraica, Calimani è stato scelto da Rutelli non solo le sue doti di studioso e divulgatore, ma anche le specifiche competenze manageriali, sperimentate alla Rai, ma anche nell'azienda agricola di famiglia, in Polesine. «É la prima volta dopo il 1938 - commenta il neo presidente del Museo - che lo Stato italiano realizza qualcosa di significativo nei confronti di chi è stato vittima di un'ingiustizia così palese. É vero che c'era stata la commissione Anselmi, ma dopo le conclusioni dei suoi lavori non è avvenuto nulla di rilevante. Come ha detto il ministro, questa iniziativa quindi si propone come una forma, seppure tardiva, di riparazione». Perché Ferrara? «Ferrara ha sempre avuto una presenza ebraica, piccola ma significativa, relativamente tollerata dagli estensi, poi pesantemente perseguitata dal fascismo: è la città di Bassani e dei Finzi Contini, ma è anche la città che ha messo a disposizione questo luogo straordinario e centrale, dove sarà allestito il museo. Iniziativa, tra l'altro, fortemente voluta da un altro ferrarese, Vittorio Sgarbi». L'Italia è l'unico paese - Palestina a parte - a registrare una presenza ebraica continua e ininterrotta. A quando risale? «Da prima... del Papa, nel senso che la Diaspora ebraica è precedente al cristianesimo. Risale almeno al secondo secolo avanti Cristo, e testimonianze ebraiche sono state ritrovate anche nelle catacombe. In quell'epoca si distinse lo scrittore e storico Giuseppe Flavio, già governatore della Galilea durante la ribellione contro Roma. Nei secoli la storia degli ebrei d'Italia è stata una storia di grande osmosi con la cultura dominante, ma anche di forte autonomia, con punte di elevata partecipazione politica soprattutto nel Risorgimento». Gli esponenti più importanti dell'ebraismo italiano? «Fra i nomi più noti vorrei citare il veneziano Luigi Luzzati, che fu presidente del consiglio fra il 1910 e il 1911, poi i Nobel Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia». Una comunità poco numerosa, ma molto visibile... «Certo. Eravamo 40mila alla vigilia delle leggi razziali, solo 25mila oggi, ma la nostra presenza è stata sempre sovraesposta e sovrastimata. É l'effetto dell'essere minoranza, e oltretutto una minoranza sempre critica nei confronti dei dogmi. Contestatori nostro malgrado. Questo ha suscitato verso di noi ostilità, ma anche simpatia. Anzi, io trovo che ci siano più italiani che ci trovano simpatici, rispetto a quelli che ci trovano antipatici». Tornando al museo: come sarà organizzato? «Dovremmo trovarci a breve, consiglio di amministrazione e ministro, nominare un comitato scientifico e preparare i progetti per il restauro della struttura e per l'allestimento. Il museo racconterà nelle sue varie sfaccettature la presenza ebraica in Italia, compresa la persecuzione. Nella fase transitoria svilupperemo dei progetti educativi, in chiave non solo italiana ma europea». Nel Cda anche Gad Lerner e Antonio Paolucci Seimila metri quadri di superficie, più duemila di scoperto, per un investimento complessivo di 16 milioni di euro, stanziati dallo Stato: questa è la dotazione con cui parte il futuro Museo dell'ebraismo italiano, che dovrebbe vedere la luce entro tre anni. Prestigiosa la composizione dei vertici: accanto a Calimani siederanno in Consiglio Gad Lerner, Paolo Ravenna e Saul Meghnagi, indicati dagli enti locali, Regione, Provincia e Comune, il presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, e il presidente della comunità ebraica di Ferrara, Michele Sacerdoti, più lo storico dell'arte Cesare De Seta, il direttore del Ministero dei Beni Culturali, Bruno De Santis, e l'ex ministro Antonio Paolucci, responsabile dei Musei Vaticani. Ancora da nominare il Comitato scientifico. «Quello italiano - ha commentato Gattegna - è un ebraismo particolare in quanto legato fortemente al paese, e guarda all'iniziativa con grande interesse, quale occasione per poter creare un museo vivo, non una semplice esposizione di eventi passati, bensì un centro di ricerca e di diffusione di cultura». E interpreta, inoltre, «il desiderio che gli ebrei hanno in questo momento - ha sottolineato il presidente dell'Ucei - di allargare le comunicazioni, di lavorare e vivere a porte aperte, mostrando i propri valori tradizionali dai quali non si sono mai discostati». Incontri, dibattiti, mostre e spettacoli Numerose le iniziative, le pubblicazioni, gli incontri, in vista della settimana della memoria. A Venezia la giornata del 27 gennaio vedrà la cerimonia ufficiale al Teatro Goldoni alle 11 e quella al Centro Candiani di Mestre alle 18, al centro di un ventaglio di iniziative rivolte alle scuole, con una rilettura approfondita del diario di Anna Frank, la rilettura scenica della storia di due fratelli vissuti all'epoca della Shoah e, sempre in collaborazione con l'associazione "Figli della Shoah", la realizzazione di un kit didattico. Sabato alle 21 al cinema teatro ex-GIL di Mestre ci sarà uno spettacolo teatrale sulla persecuzione di gay e lesbiche. A Padova invece si celebra già oggi la 19. Giornata del dialogo ebraico-cristiano, con un incontro alle 20.45 nel Teatro San Leopoldo col rabbino Aharon Locci. Anche a Spinea si comincia oggi, con l'incontro in biblioteca con Stefanie Hoben, e poi l'apertura domani, a Villa Simion, della mostra "Quando morì mio padre. Disegni e testimonianze di bambini dai campi di concentramento del confine orientale (1942-1943)". Altre iniziative sono già annunciate a Mogliano Veneto, con una mostra sulla persecuzione degli ebrei in Italia (al Liceo Berto), proiezione di film e incontri pubblici al Cinema Teatro Busan. Fra le pubblicazioni, da segnalare "La lista di carbone" (Ed. Mursia, 17), romanzo d'esordio della giornalista Rai Christiana Ruggeri, e "Ragazzi in guerra e nell'Olocausto", con i diari raccolti da Laurel Holliday (Ed. Tropea, 16.90).