Un po' «Lego» con l'aggiunta di qualche simbolo sacro l'ultima versione del telo Entusiasmo alle stelle per il "nuovo" telo di Paladino che sarà collocato, da sabato, sulla Ghirlandina. Lo esprimono il sindaco Pighi, gli assessori Lugli e Guerzoni, la direttrice della Civica Vettese e l'architetto del Comune Cadignani, durante la conferenza di ieri in Municipio. Euforia che pare voler contaminare i giornalisti ai quali ora, secondo il sindaco, "non manca la materia prima per far discutere". La vestizione è lunga e dovrebbe durare, con condizioni metereologiche favorevoli, dai due ai quattro giorni. Nessun sincronico "svelamento" dell'opera, che i modenesi potranno vedere man mano che il telo sarà montato dai tecnici della ditta bresciana Masserdotti che sta provvedendo, a tempo di record, con stampa digitale, a fissare le immagini sul telo bianco in pvc che l'artista di Benevento ha quasi tutte ricreate. «I quattro grandi teli - dice l'architetto Cadignani - offriranno la copertura totale, ad eccezione della cuspide, della Ghirlandina, dove i ponteggi sono stati predisposti per accoglierli. Saranno illuminati, in parte, anche dall'interno della struttura». Ma non c'è da preoccuparsi: la cerimonia di inaugurazione ci sarà ed è fissata per martedì alle 18, sotto la Ghirlandina. Naturalmente, con tante bottiglie di spumante (c'è chi punta allo champagne) per brindare alla riuscita dell'operazione. Un'operazione che, per Pighi, assume «notevoli valenze culturali, anche per il dibattito che si è creato sull'opportunità di coniugare l'antico (la Ghirlandina) e il contemporaneo (il telo di Paladino) o dimettere soltanto elementi funzionali al restauro, senza disegni che rappresentino qualcosa di pudico. Il problema è di una delicatezza assoluta e non mancherà di approfondimenti, di suscitare ancora discussioni. Il che mi piace moltissimo». E Lugli difende la sua scelta coraggiosa, cioè quella di aver coperta una grande capolavoro, come la Ghirlandina, con altra arte del nostro tempo. «Una prova di coraggio di aver chiamato, con la consulenza della Vettese, un artista di spessore come Paladino che risulta tra gli autori che la Conferenza Episcopale Italiana ha voluto per offrire, con le immagini, un yolto ad un testo sacro, come il nuovo dizionario liturgico». Altro che riproduzione della Ghirlandina. Si sarebbero spesi, secondo Guerzoni, quasi gli stessi soldi per un telo bianco da montare. Paladino non ha voluto un centesimo, ma la realizzazione e montaggio della sua opera costerà 150mila euro. L'assessore ai lavori pubblici da i "numeri" anche per il restauro che inizierà i primi di febbraio e durerà due anni: tre milioni di euro (800mila il primo stralcio). Ci penserà a sborsare, in buona parte, la somma la Fondazione Cassa di Risparmio. E a parlare, nei dettagli, del restauro saranno, il 7 febbraio alle 21, nel teatro della Fondazione San Carlo, Stefano Lugli, del dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Modena, la Cadignani che coordina il comitato scientifico, Francesca Piccinini, direttrice del Museo civico, e Donato Labate, archeologo della Soprintendenza. Ma ci sarà anche un convegno, prima dell'estate per illustrare i risultati degli studi sulla torre. E gli interventi saranno proiettati in avanti per affrontare, con gli studi del sottosuolo, quello della "statica" del monumento, verificata da esperti più di 30 anni fa. La Vettese: «Risultato di un lungo lavoro» «È' il risultato di un lungo lavoro, le cui tappe sono state segnate da motivi più di carattere tecnico che estetico». Esordisce così Angela Vettese che ritiene che un'opera in bianco e nero non sarebbe stata suggestiva. Invece, quella colorata, che è proiettata su un piccolo schermo nella Sala del Vecchio Consiglio comunale, è più equilibrata. È la soluzione definitiva di Paladino, completamente diversa da quella che, in precedenza, giornali e televisioni hanno mostrato. Non più piccoli disegni colorati, difficili da riportare sullo stesso materiale, con il rischio di perdere consistenza e forse di sparire nel tempo. Ora si è davanti ad un'opera con immagini cromaticamente più marcate che, sul telo microforato e non attaccabile dal fuoco, potranno resistere per anni. «Paladino ha deciso - continua la direttrice della Civica - di riprendere stilemi propri, con geometrie rigide e riquadri in bianco e nero, che ricordano certe modulazioni del Duomo. L'opera assume l'aspetto di una fantasia figurativa che ha parentela con l'arcaico e il romanico. Il colore "sparato" dal computer potrebbe sbiadire». «Ecco perché - prosegue la Vettese - le immagini sono forti. Il primo progetto prevedeva anche la copertura della guglia. Problemi di sicurezza per l'impalcatura hanno portato ad una diversa soluzione». Soluzione da vedere sul telo (14 metri di larghezza e 64 di altezza, per fasciare su tutta la superficie la Ghiriandina) che il montacarichi porterà, fra due giorni, al bordo superiore del ponteggio e che sarà calato con funi. Giovanardi: Attaccapanni che proprio non mi piace «Ho potuto vedere l'immagine dell'opera definitiva di Paladino e mi è venuto subito in mente il gioco del Lego, quello dell'infanzia». L'on. Carlo Giovanardi non risparmia nemmeno l'ultima "creatura" dell'artista, n ricordo è quello del gioco che si fa con mattoncini ad incastro, di vari colori. Cos l'ex ministro è passato dall'affermazione che con il progetto precedente, dai tanti piccoli figurine colorate, a Modena poteva essere carnevale tutto l'anno, alla considerazione che l'opera ultima riporta alla memoria il gioco caro ai bambini. La sua protesta, sostenuta da Sgarbi, contro la copertura è passata anche attraverso "La Ghirlandina non è un attaccapanni" e l'interpellanza al ministro per i beni culturali Rutelli che non ha dato risposta. Lugli: «Operazione culturale non fatta per chiamare turisti A Modena il primato in Italia di far coprire un monumento, di indiscutibile valore storico e artistico, con un'opera di un autore famoso. Un'opera che avrebbe potuto essere anche diversa da quella che sabato salirà sulle impalcature della Ghirlandina. La stessa Angela Vettese afferma di «aver nostalgia del profilo di una figura (primo progetto), non realizzabile perché la luminescenza dei vari tasselli non avrebbe potuto trovare materiali idonei che potessero reggerla per tutto il periodo del restauro della torre». E Paladino, al quale sono pervenuti tutti i giornali modenesi, ha potuto avere anche qualche ripensamento. «Non è una dimostrazione di debolezza - sostiene la direttrice - ma di capacità di confrontarsi. Il suo è stato un atto generoso, in quanto è mesi che lavora a questo progetto e non ad altri». Quelli (una quindicina) visti da Sgarbi non sarebbero che delle variazioni dello stesso progetto. La soprintendenza non ci ha messo becco. Avrebbe potuto farlo soltanto se al posto dell'opera di Paladino avessero collocato un semplice telo protettivo con la riproduzione fotografica della torre. Visibilmente soddisfatto l'assessore Lugli: «La nostra è un'operazione culturale. Non l'abbiamo fatta per attirare i turisti. Ma se vengono...»