La Biblioteca nazionale scoppia. Cinque milioni e mezzo di libri, decine di migliaia di quotidiani e periodici e una crescita costante che necessita di un chilometro e mezzo di scaffali in più ogni benedetto anno. In piazza Cavalleggeri posto non ce n'è proprio più e da tempo la dirigente Antonia Ida Fontana è alla caccia disperata di una soluzione alternativa per dare sfogo e spazio al patrimonio della Biblioteca. E, in effetti, sarebbe stata trovata: la caserma Curtatone e Montanara di via Tripoli che lo Stato sta per dichiarare dismissibile. Tuttavia, nei contatti intercorsi tra Firenze e Roma (leggi: il ministero della Difesa), era già arrivata una risposta, negativa, che aveva gettato nello sconforto i dirigenti della Nazionale: «La caserma è in vendita», ha scritto in una lettera il ministro Antonio Martino, scatenando un vespaio di polemiche. «Ma come? si chiede l'onorevole Valdo Spini, uno dei parlamentari locali che ha preso a cuore la vicenda della Biblioteca Si sente dire che c'è l'ipotesi di realizzare una terza Nazionale a Milano e non si riesce nemmeno a trovare una soluzione per far espandere la struttura di piazza Cavalleggeri? Firenze è stata lasciata sola. Serve un accordo fra i ministeri della Difesa e dei Beni Culturali». E questa, in effetti, potrebbe essere la soluzione auspicata e auspicabile perché l'alternativa rischia di diventare un magazzino di mille metri quadri che si trova nientemeno che a Reggello. Un po' lontanuccio da piazza Cavalleggeri... Così, scavando nella questione, si scopre che in realtà le cose sono un po' diverse. «La caserma Curtatone e Montanara spiega il senatore Francesco Bosi, sottosegretario alla Difesa non è ancora in vendita ma lo sarà nei prossimi mesi, quando cioè il Consiglio dei ministri varerà il decreto che la inserisce fra i beni dello Stato in dismissione. E in questa fase il ministero dei Beni Culturali può ancora intervenire, dicendo che quella caserma serve per l'allargamento della Biblioteca nazionale di Firenze». Uno scenario possibile? «Certo che sì aggiunge Bosi e di questa possibilità ho già informato sia il direttore generale dei Beni culturali, il dottor Sicilia, sia la stessa direttrice della Nazionale. Se il ministro Urbani dicesse che la caserma Curtatone serve al suo ministero, allora non verrebbe più dismessa e sarebbe così girata ai Beni culturali». Si parlava anche, come ulteriore ipotesi, della sede dell'ex Scuola di sanità militare... «Sicuramente quella no, perché non sarà dismessa. Anzi, si pensa addirittura di riportarci la Scuola stessa». Dunque, tutto sta a trovare un'intesa fra i due ministeri, prima che il Consiglio dei ministri vari quel decreto che poi costringerebbe lo Stato alla inevitabile vendita della caserma. Sarà così facile? In piazza Cavalleggeri, sepolti dai libri, ci sperano.