L'incedere del tempo è naturalmente associato alla perdita ineluttabile di informazioni sul passato. Della memoria storica. Che però -in barba alla crescente distanza temporale dallevento - trova proprio nel progresso scientifico e tecnologico un valido alleato per non dimenticare. E per creare nuovi modelli di conoscenza e di apprendimento. È il caso del Museo virtuale della Via Flaminia antica, simbiosi perfetta di cultura, innovazione e nuove tecnologie basate sul coinvolgimento multisensoriale. Il progetto - che regala allItalia il primo museo virtuale archeologico multiutente in Europa - raccoglie i frutti di anni di lavoro di esperti informatici, paleobiologi, archeologi, architetti, storici dellarte e ricercatori dellItabcCnr, lIstituto di Tecnologie Applicate ai Beni Culturali-Virtual Heritage Lab del Consiglio Nazionale delle Ricerche. In una sorta di Second Life, quattro visitatori (reali) del Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano - grazie ad altrettante postazioni interattive - potranno compiere un viaggio (virtuale) alla scoperta della Villa di Livia (moglie di Augusto), del casale medievale Malborghetto, dellarea archeologica di Grottarossa e del ponte Milvio, teatro di scontro tra Massenzio e Costantino. I rispettivi avatar, aggirandosi tra giardini e chiostri affrescati delletà augustea, immersi nella flora e la fauna del tempo, simbatteranno di volta in volta in un soldato di Augusto, un giardiniere, un pittore. I più fortunati potranno anche incontrare lImperatore. O sua moglie Livia. E il resto del pubblico? Nessun problema. Infilando un paio di occhiali stereoscopici, potrà seguire in tempo reale- attraverso un apposito maxischermo - le esplorazioni virtuali degli avatar. «Siamo vicini al cinema del futuro», ha commentato Maurizio Forte, responsabile Itabc-Cnr del progetto. Rimarcandone il carattere assolutamente scientifico. Aspetto che il suo istituto ha messo ancor più in risalto firmando di recente il London Charter, la Carta europea che traccia le linee guida affinché le opere virtuali «rispondano a criteri di scientificità e trasparenza delle fonti documentarie».