P olemiche come quelle sulla speculazione edilizia a Monticchiello in Val d'Orcia o sull'ecomostro di Alimuri sulla costiera sorrentina hanno di recente riportato d'attualità e reso popolare un problema che fino a qualche anno fa riguardava solo gli specialisti e un'avanguardia di ambientalisti: il paesaggio e la sua difesa come patrimonio comune e testimonianza storica. Oggi il paesaggio è un tema in grado di coinvolgere discipline diverse. Carlo Tosco, docente di architettura, ma anche di Storia e Conservazione del Paesaggio al Politecnico di Torino, ha scritto nel 2007 un saggio per riflettere sulla dimensione storica del paesaggio, seguendo il nascere e lo svilupparsi dell'interesse all'interno della cultura occidentale dalle origini ai nostri giorni, passando per il 20 ottobre 2000, quando è stata firmata a Firenze la Convenzione europea del Paesaggio. In Italia i nuovi orientamenti sono stati recepiti nel contratto Stato-Regioni e nel nuovo codice dei Beni Culturali del 2004. Il concetto e la coscienza nascono nel tardo Medioevo, e non a caso all'interno del mondo delle arti figurative. Nel caso italiano, partendo da tavole e affreschi pregotteschi per arrivare alle opere del Canaletto o alle piante topografiche delle città, è facile capire come il paesaggio sia una fonte primaria per conoscere la nostra storia. Il suo studio, però, solo alle soglie dell'età moderna assume una dimensione diversa, in seguito all'incontro tra le scienze del territorio. In tutta Europa, poi, la nascita dei movimenti ecologisti si collega alle tutele delle forma tradizionali dell'architettura e del paesaggio sin dall'inizio del '900, con una maggiore notorietà in Germania. Nel campo delle scienze territoriali, gli orientamenti più recenti hanno tentato, ricorda Tosco, di superare le strettoie dello strutturalismo e di recuperare anche un contatto vitale con i luoghi, in nome delle suggestioni nuove della geografia e dell'antropologia culturale: il territorio visto come luogo di risorse accessibili, ma secondo i criteri della sostenibilità. Pensiamo proprio alla Val d'Orcia il cui paesaggio è assieme antico e profondamente segnato dal lavoro dell'uomo, che ha smussato colline, piantato alberi, liberato e arato i campi, e dove oggi, con i moderni mezzi, le operazioni d'intervento diventano forti e invasive. Carlo Tosco, «Il paesaggio come storia» (Il Mulino, pp. 136, 11,50 euro).